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Vecchio 04-09-07, 12:33   #5 (permalink)
Lkv
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Ciao Paolo, gli interventi che attendi sono gia' in programma (e in alcune citta' gia' attuati) certo che senza una normativa nazionale restano limitati negli effetti, riporto parti dell'intervista al sindaco di Firenze Leonardo Domenici (tra l'altro presidente dell'ANCI):

Quote:
[...]

Torniamo al racket. Sono sfruttati da qualcuno o no?
"Se ci sia un racket toccherà alla magistratura stabilire. Con questo non voglio lavarmene le mani, al contrario: dico noi facciamo la nostra parte e le altre istituzioni facciano la loro. L'ordinanza non prevede l'arresto in flagranza ma la denuncia e poi un possibile processo per violazione dell'articolo del codice penale, il 650, che punisce chi non osserva le disposizioni dell'autorità in materia di igiene sicurezza eccetera. E' uno strumento soprattutto dissuasivo e difatti da quando se ne parla i lavavetri agli incroci sono spariti. Dissuasivo e temporaneo: scade il 31 ottobre. Intanto diamo un segnale, poi cominciamo a lavorare ciascuno nel suo ambito per risolvere il problema in maniera soddisfacente per tutti: per i fiorentini, per i cittadini stranieri, per chi vive la città. C'è bisogno, ne parlavo in questi giorni di nuovo con il ministro Amato, di adeguare le norme ai bisogni. Addirittura di dare un nome a certi comportamenti che talvolta sono reato e tal altra non lo sono ma che hanno in comune la caratteristica di rendere peggiore la qualità della vita di una città".

Quali comportamenti?
"Ci sono i writers di cui parla Prodi, coloro che scrivono sui monumenti, c'è la prostituzione, il commercio e il parcheggio abusivo, i locali notturni e la vendita di alcolici con la conseguenza di sporcizia e ubriachezza. Sono tutte questioni diverse, evidentemente, ma nel loro insieme fanno la vivibilità di un luogo".

Marta Vincenzi vuole applicare a Genova lo stesso articolo del codice penale, il 650, per denunciare e arrestare i clienti delle prostitute.
"Sono assolutamente d'accordo che si cominci a pensare alla prostituzione come di un mercato alimentati dai clienti, e che si affronti da questo punto di vista. Certo ci sono limiti legati alla privacy ma non credo insuperabili".

Il ministro Damiano parla di regolare l'attività di prostituzione.
"Di nuovo si tratta di questo: adeguare le norme ai bisogni, minimizzare i pericoli, distinguere la libertà dall'arbitrio. Ci sarà un modo per farlo, bisogna lavorarci".

Cofferati fu criticatissimo per aver messo un limite alla vendita di alcolici dopo una cert'ora.
"Anche noi a Firenze in certe zone lo abbiamo fatto ma se ne è parlato meno, vedo. A Cofferati è toccata la polemica sulle birre, a noi quella sui lavavetri, spero che a Chiamparino sia risparmiata quella sui parcheggiatori abusivi. Il fatto è che sono tutti temi da affrontare e non farlo è un errore. All'inizio del mio primo mandato mi ero occupato degli ambulanti, anche lì con molte polemiche. Dicono, quelli che sempre si ergono a difesa degli ultimi: c'è un mercato della contraffazione e del contrabbando, è quello che alimenta gli ambulanti e quelli bisogna combattere. Certo, ma non sono io che ho il potere di indagare sul mercato della contraffazione né posso verificare chi e come eventualmente gestisce i lavavetri. Posso però dire che le regole di convivenza in una città valgono per tutti, perciò non possiamo lasciare che agli incroci le auto siano assalite da persone non sempre miti solo perché si tratta di "poveretti". C'è una soglia di tollerabilità che bisogna tenere presente. Certo che se parliamo di tolleranza preferisco Voltaire a Rudolph Giuliani ma non possiamo ignorare che c'è un limite nella capacità di sopportare. Se mi pesti un piede una volta non succede niente, se ci monti sopra e ci resti cinque minuti mi irrito molto, soprattutto se lo fai nell'assoluta impunità. E' un tema concreto ma se ci pensa un attimo molto politico. Le conseguenze dell'esasperazione sono visibili in certe regioni d'Italia".

[...]
Fonte: Repubblica.it


Molti vedono le iniziative volte al ripristino della sicurezza, come iniziative che impediscono l'integrazione. In realta' e' vero l'opposto. Senza leggi e norme da far rispettare non puo' esserci integrazione.

E' vero pero' che l'alto numero di leggi, vecchie e molte pensate per un'Italia monoculturale, rendono difficili certi aspetti di integrazione, soprattutto lavorativa, tuttavia occorre muoversi in entrambe le direzioni, da un lato semplificare le norme (che effettivamente sono in numero enorme anche per chi non e' un immigrato, tra leggi, regolamenti ecc.) e dall'altro farle rispettare a tutti.

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