Ciao ]Veleno[ .
Certo che si tratta di parole tue !
Credo che Stefano intendesse dire che la musicalità e il
lessico sembrano richiamare, in qualche misura, lo stile dei testi di musica rock. [ma naturalmente potrei sbagliarmi, questa è la
mia interpretazione!]
E in effetti una certa ascendenza con quel tipo di "poetica" è ben visibile.
Io lo considero un complimento, naturalmente.
I toni che richiami fanno effettivamente pensare ad alcune classiche "figure" della cultura rock.
L'espressione di un disagio metropolitano ("susseguirsi di luci e ombre");
Il senso della finitezza e dell'universalità della vita (questo più di tutto);
Il bisogno di trascendere dall'artificialità della vita "moderna" (post-industriale, frenetica, priva di senso) per recuperare quello spazio poetico-vitale che solo ci permette di apprezzare le "meraviglie" del mondo e delle sue universali leggi del "fare e del difarsi";
Infine l'idea positiva del "perdersi", come univo metodo per raggiungere di nuovo uno stato di verace contatto con il cosmo.
Insomma una poetica rock, se vogliamo concederci un minimo di elasticità interpretativa.
A me è piaciuta.
E mi piace, in generale, leggere testi che "navigano" in quelle acque.
Mi piace "perdermi".
E sottoscrivo in pieno quel tipo di avvertimento con cui ci "ricordi" alcuni valori universali, con cui inviti il lettore a rivautare la sua finitezza di fronte al mondo, pur senza volerla vivere come paura ma anzi esaltandone il fascino discreto. Fascino che capiremmo in molti se umanamente fossimo in grado di abbandonarci con serenità ai nostri limiti.
Ottima lettura.