Il sillogismo è semplice:
La delinquenza prolifica dove non c'è certezza della pena. Per quale motivo un delinquente dovrebbe andare a esercitare la sua "professione" in una nazione dove ti beccano, ti processano e ti incarcerano quando puoi venire in Italia dove l'80% dei reati nemmeno si trova il colpevole e dove del restante 20% praticamente nessuno resta in carcere per più di 8 mesi, se ci va...
Di conseguenza l'Italia è un paese dove la criminalità, non necessariamente quella che si manifesta in violenza sul cittadino, è molto elevata e ancora di più lo è l'impunità.
In realtà i reati contro la persona sono pochi in Italia rispetto anche solo agli USA, per fare un esempio.
La % di delinquenti è statisticamente spalmata abbastanza uniformemente su tutte le etnie (italiana compresa) solo che i media parlano di "straniero delinquente" e di "delinquente" senza sottolineare "italiano", quindi la gente percepisce solo lo "straniero".
Detto questo ritengo che la legge Bossi-Fini sia una non-legge: "Se hai un lavoro puoi venire in Italia, se non vieni in Italia come lo trovi un lavoro?"
Da anni la nostra politica verso l'extracomunitario quindi è:
1) Ti rendo impossibile lavorare onestamente
2) Ti abbandono in mano al caporalato che spesso fa prendere più al procacciatore che al lavoratore
3) Ti obbligo a delinquere perché è più conveniente
4) Ti invito a delinquere perché tanto non ti arresto/non ti condanno
E di questi giorni la notizia più eclatante sulla Giustizia è il taglio del 40% dei fondi quando servirebbe un aumento del millemila%
Tutto questo simpatico scenario crea quindi insofferenza nella gente, che cerca una valvola di sfogo e l'extracomunitario è il target perfetto (soprattutto se è vietato passare in corteo sotto le sedi dei partiti

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keiske