Mi sa che la battaglia non è così semplice.
Il decreto Romani, approvato il 17 dicembre dal Consiglio dei Ministri, e passato al Parlamento per un mero parere consultivo, parifica i siti web che diffondono "
immagini in movimento anche senza sonoro" (che razza di definizione

) alle emittenti televisive.
Risultato, siti web che diffondono video in streaming, video
blog, o comunque aggregatori di video, si troveranno ad essere soggetti editoriali con gli stessi obblighi delle emittenti televisive e dei giornali.
Qualche caso pratico: il blog di Grillo, con il Passaparola di Travaglio; YouTube, recentemente citata in giudizio da Mediaset, ma anche ByoBlu e più o meno tutti i blog che fanno uso "non incidentale" dei video, qualunque cosa voglia dire non incidentale!
A parte l'auspicio che finalmente il governo trovi qualcuno che le sappia scrivere le leggi, devo notare che questo decreto (ripeto già approvato ed al parlamento solo per un parere non vincolante) obbliga tutti i siti sopra indicati a richiedere l'autorizzazione preventiva al governo (unico paese in Europa con una norma del genere), a sottoporsi agli obblighi propri dei soggetti editoriali e a rispondere, in materia di violazioni del diritto d'autore, direttamente all'Agcom, che ha poteri regolamentari in materia.
Quindi l'Agcom, con un semplice regolamento potrà, probabilmente, applicare una sorta di Hadopi anche in Italia, scavalcando il legislatore.
La stessa Agcom ha criticato il decreto, e questo ci fa capire meglio la gravità della situazione.
Per capire meglio le conseguenze si deve dire che i siti aggregatori di video (YouTube), sulla base della direttiva europea sul
commercio elettronico, recepita in legge dall'Italia, non sono responsabili direttamente dei contenuti postati dagli utenti, ma se questi siti, sulla base del decreto Romani (il viceministro estensore) vengono ritenuti soggetti editoriali, diventano automaticamente responsabili di video illeciti postati dagli utenti, mentre adesso sarebbero responsabili solo gli utenti stessi.
Ciò porterà, molto probabilmente, gli aggregatori, gli intermediari della comunicazione, i provider, gli
hosting, a verificare previamente i contenuti degli utenti e ad eliminare qualunque contenuto che, secondo il loro insindacabile giudizio, potrà essere contestato da un privato, un'azienda, un politico o dal governo medesimo. E' facile immaginare che rimarrà ben poco spazio per i semplici cittadini per esprimere liberamente le proprie opinioni.
La Cina è sempre più vicina!