Il boom da molti giudicato come imprevisto della sigaretta elettronica, ha intensificato le luci della ribalta sull’argomento “dipendenza da fumo”, a causa, soprattutto, del peso sociale, sanitario ed economico che questa cattiva abitudine mantiene inalterato da ormai lunghissimo tempo. È stato detto di tutto su come smettere di fumare “senza più ritorno” , con il coinvolgimento delle voci più autorevoli nel campo della scienza, della medicina, della società delle Istituzioni e dello spettacolo, sono stati scritti centinaia di libri, aperti blog e forum di approfondimento, girati documentari e video-corsi, ognuno con le sue evidenze e specificità. Alcuni traguardi sono stati raggiunti, ma balza subito agli occhi come ancora poco sia stato raggiunto per un problema che evidentemente supera qualsiasi sforzo di superamento.

Senza entrare nel merito della critica, che mette in luce sulle ambiguità di un sistema che comunque non solo vende e smercia tabacco, ma addirittura lo pubblicizza, il tassello mancante su come smettere di fumare, pare sia proprio un difetto di volontà personale, o meglio una scarsa motivazione nella propria intima coscienza a voler risolvere questo impedimento della propria libertà di scelta. E tanto vale essere onesti con se stessi, fare finta di niente di fronte a ogni promessa mancata e giustificare le proprie bugie con una scrollata di spalle. Sono tanti, a questo punto che scelgono di optare per la più pulita sigaretta elettronica, per mantenere inviolate le loro abitudini ricreative e magari con l’occasione sfoggiare un accessorio elegante ma asettico, senza ritrovarsi con le dita maleodoranti e nemmeno bruciate, mentre la combustione della carta scivola inesorabilmente verso la fine della sua naturale evoluzione.


Se fumare fa male, convincersi che “ci sono cose che fanno ancora più male” è ancora peggio, perché in qualche modo si giustifica un gesto di per sé orripilante e, soprattutto non voluto. Chi decide di passare alla sigaretta elettronica è, invece consapevole dei suoi limiti ed ha intenzione di superarli, senza mettersi ostinatamente dalla parte del “tanto non serve”, oppure “fa male ugualmente”. Sembra evidente, infatti, che non si possono associare assolutamente gli incalcolabili effetti collaterali del fumo di tabacco, ai presunti “danni da vapore acqueo”, qualora ci fossero. Al massimo, la posizione dominante nella scelta di conversione all’utilizzo delle e-cig può essere quella del ”male minore”, ma è scontato che le problematiche associate al vizio non hanno gli stessi risvolti salutistici, se si sceglie di fumare sigarette classiche o di svapare con il proprio personal vaporizer.

Alla base della scelta di spegnere per la prima volta definitiva l’ultima bionda, c’è un impegno morale nei confronti di se stessi, dunque, l’unico posto in cui poter trovare le salde motivazioni a voler cambiare: nel bel mezzo ci stanno le soluzioni pratiche e l’utilizzo della sigaretta elettronica può essere un valido aiuto, e per molti lo è stato, verso il successo, in quanto già si pone idealmente in questo “limbo” verso la propria libertà.

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