Buongiorno, espongo ora il mio quesito.

Due fratelli soci in una snc fondata da zero nel 1984.
Sono partiti da un'attività artigianale sotto casa fino ad arrivare alla costruzione di un capannone nel 2004. L'attività è con i 2 soci + 5 dipendenti (4 operai + segretaria). Valutazione totale della società, stando conservativi, 600mila euro, quindi valore del 50% delle quote stimato a 300mila euro. Come vedete la società gode di buona salute e non ha debiti!.

Uno dei due soci vuole uscire dalla societa cedendo le quote all'altro socio.

Problema: come calcolare il valore di carico delle quote e relativa plusvalenza?

Il commercialista ci propone 3 strade, che vorrei però verificare con voi.

Prima strada
Si assume un valore di carico pari a 0 essendo praticamente incalcolabile (secondo il commercialista) il valore delle quote a partire dal 1984, con una società a contabilità semplificata.
Quindi in questo caso il valore della quota sarebbe considerato tutto plusvalenza... un pugno nello stomaco per chi ha lavorato reinvestendo gli utili per una vita per far crescere l'azienda di famiglia. Tassazione del 49% dei 300mila nel reddito personale, quindi 80 mila euro di tasse.
Seconda strada
Visto che in questa azienda i due fratelli ci lavorano da anni reinvestendo gli utili si assume plusvalenza pari a 0, quindi niente tasse. Però il commercialista mette le mani avanti e dice che non assicura niente in quanto a possibili contestazioni dell'agenza delle entrate.
Terza strada
Affrancare il valore della quota del socio cedente, quindi pagare l'8% su 300mila euro stimati con perizia giurata, usufruendo della rideterminazione delle quote contenuto nella legge di stabilità. Quindi pagare circa 30mila euro tra tasse e costi perizie.

Vorrei un vostro parere..
possibile che non si riesca a stabilire un prezzo di carico che non sia ZERO, una cosa ridicola per una società di famiglia dove è chiaro che viene tutto reinvestito per crescere?

Grazie.