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Lavoro all'estero, tasse in Italia?

Ultimo Messaggio di disandro il:
  1. #1
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    Lavoro all'estero, tasse in Italia?

    Ciao a tutti,

    Volevo sapere come funziona per la dichiarazione dei redditi se vivo e lavoro a Londra ma ho mantenuto la residenza in Italia dai miei genitori.

    Non ho produco reddito in Italia e non ho nessuna proprietà a mio nome quindi le tasse le pago solo in Inghilterra giusto?

    E un'ultima cosa: visto che ho la residenza dai miei e in Italia figuro quindi disoccupato, come deve considerarmi mio padre nella dichiarazione dei redditi? Come figlio a carico o no?

    Grazie in anticipo

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da daco_uk Visualizza Messaggio
    Ciao a tutti,

    Volevo sapere come funziona per la dichiarazione dei redditi se vivo e lavoro a Londra ma ho mantenuto la residenza in Italia dai miei genitori.

    Non ho produco reddito in Italia e non ho nessuna proprietà a mio nome quindi le tasse le pago solo in Inghilterra giusto?

    E un'ultima cosa: visto che ho la residenza dai miei e in Italia figuro quindi disoccupato, come deve considerarmi mio padre nella dichiarazione dei redditi? Come figlio a carico o no?

    Grazie in anticipo
    Per la tassazione del reddito da te percepito bisogna rifarsi alla Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata dal nostro paese con il Regno Unito.
    In base a tale convenzione il reddito di lavoro dipendente va tassato esclusivamente in Italia se si verificano contemporaneamente le seguenti condizioni:
    1) il lavoratore residente in Italia presta la sua attività nel Regno Unito per meno di 183 giorni;
    2) le remunerazioni sono pagate da un datore di lavoro residente in Italia;
    3) l'onere non è sostenuto da una stabile organizzazione o base fissa che il datore di lavoro ha nel Regno Unito.

    Nel momento in cui tali condizioni non si verificano la Convenzione stabilisce che i redditi di lavoro dipendente percepiti devono essere assoggettati a tassazione sia in Italia che nel Regno Unito.
    L'art. 51 c. 8-bis del TUIR prevede che il compenso percepito per attività lavorative prestate all'estero per un periodo superiore a 183 giorni è imponibile sulla base di retribuzioni convenzionali definite annualmente con Decreto. Per il 2007 le retribuzioni convenzionali sono state definite con Decreto del Ministero del Lavoro datato 19/01/2007.
    Di conseguenza , poiché mi pare di capire che lavori in Inghilterra tutto l'anno, dovrai pagare le imposte sullo stesso reddito sia in Inghilterra che in Italia: in Italia presenterai la dichiarazione dei redditi dichiarando il reddito di lavoro dipendente calcolato sulla base delle retribuzioni convenzionali sopra citate avendo diritto ad un abbattimento sull'IRPEF di pari ammontare alle imposte pagate in Inghilterra a titolo definitivo (ex art. 165 TUIR). Questo credito non può cmq superare la quota di IRPEF relativa al reddito estero.
    Saluti.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Rubis Visualizza Messaggio
    Per la tassazione del reddito da te percepito bisogna rifarsi alla Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata dal nostro paese con il Regno Unito.
    In base a tale convenzione il reddito di lavoro dipendente va tassato esclusivamente in Italia se si verificano contemporaneamente le seguenti condizioni:
    1) il lavoratore residente in Italia presta la sua attività nel Regno Unito per meno di 183 giorni;
    2) le remunerazioni sono pagate da un datore di lavoro residente in Italia;
    3) l'onere non è sostenuto da una stabile organizzazione o base fissa che il datore di lavoro ha nel Regno Unito.

    Nel momento in cui tali condizioni non si verificano la Convenzione stabilisce che i redditi di lavoro dipendente percepiti devono essere assoggettati a tassazione sia in Italia che nel Regno Unito.
    L'art. 51 c. 8-bis del TUIR prevede che il compenso percepito per attività lavorative prestate all'estero per un periodo superiore a 183 giorni è imponibile sulla base di retribuzioni convenzionali definite annualmente con Decreto. Per il 2007 le retribuzioni convenzionali sono state definite con Decreto del Ministero del Lavoro datato 19/01/2007.
    Di conseguenza , poiché mi pare di capire che lavori in Inghilterra tutto l'anno, dovrai pagare le imposte sullo stesso reddito sia in Inghilterra che in Italia: in Italia presenterai la dichiarazione dei redditi dichiarando il reddito di lavoro dipendente calcolato sulla base delle retribuzioni convenzionali sopra citate avendo diritto ad un abbattimento sull'IRPEF di pari ammontare alle imposte pagate in Inghilterra a titolo definitivo (ex art. 165 TUIR). Questo credito non può cmq superare la quota di IRPEF relativa al reddito estero.
    Saluti.
    Grazie della risposta anche se non era proprio quella che speravo...
    Però mi sembra che tu abbia preso in considerazione solo i casi di tassazione doppia o solo in Italia.
    Ma per pagare le tasse sul reddito percepito SOLO in Inghilterra cosa devo fare? L'unica possibilità è spostare la residenza in Inghilterra?

  4. #4
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    Penso proprio di sì. In questo caso dovrai cancellarti dall'anagrafe italiana e contestualmente iscriverti all'AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero).
    Saluti.

  5. #5
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    Lavoro all'estero, tasse in Italia?

    Salve a tutti,
    ho trovato questa discussione cercando informazioni per una situazione analoga che mi riguarda. Infatti ho un'opportunità di lavoro a Londra ma non intendo trasferire la mia residenza.

    Ho capito il meccanismo della doppia tassazione con possibilità in Italia di portare in detrazione le imposte versate all'estero. Mi restano alcuni dubbi, e precisamente:

    1) Come viene determinato il reddito convenzionale? Le tabelle pubblicate annualmente dal ministero prevedono diverse fasce in base all'inquadramento contrattuale italiano. Mi sembra un meccanismo pensato per il caso di un "distacco" di un lavoratore che ha già un contratto in Italia. Ma nel mio caso invece come sarebbe determinato il mio inquadramento italiano corrispondente al contratto estero e, di conseguenza, il reddito su cui calcolare l'IRPEF?

    2) Quale cambio viene applicato per riportare in Euro le tasse versate in sterline nel Regno Unito?

    3) Ci sono impatti per il datore di lavoro estero?

    Grazie,
    Omar

  6. #6
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    Salve a tutti, la domanda è relativa all'argomento trattato, preciso che non sono io l'interessato ma mia sorella rimasta recentemente vedova:
    Recentemente è deceduto all'età di 61 anni un mio cognato che lavorava in Svizzera dal 1988, ma era residente in Italia con la famiglia: a Bologna. Ha sempre percepito lo stipendio in Franchi CH con trasferimento di valuta sul suo conto corrente italiano, da quello che ho capito le trattenute fiscali erano fatte dal fisco del Cantone dove era la sede della ditta.
    Faceva il Camionista per una grossa società e da 20 anni era a in Italia solo 4 giorni al mese più le ferie annuali in totale circa 80 giorni l'anno, il resto del tempo lo trascorreva facendo trasporti con autoarticolati, dalla Svizzera in tutto il resto d'Europa ma non Italia ed Est europeo.
    Dopo l'improvvisa e inattesa morte, mia sorella si è recata in Svizzera presso la sede della ditta dove le hanno dato tutti i ragguagli e assicurazioni circa il percepimento della pensione o liquidazione del caso. Lei ha optato per la liquidazione immediata di non so quale "PILASTRO". Giorni fà gli è pervenuta una lettera da un'assicurazione con la quale gli comunicano la cifra che percepirà sarà decurtata della trattenuta alla fonte del fisco svizzero di circa il 9%, con l'opzione che se non vuole pagarla al fisco svizzero può fare domanda corredata di benestare dell' Ufficio delle Entrare italiano e pagare la tassa in Italia.
    E qui nasce il problema!
    Ha telefonato al CAF a Bologna dove ha fatto la dichiarazione di successione ma non sono stati esaurienti e l'hanno consigliata di recarsi direttamente all'Ufficio delle Entrate a chiedere lumi per non pagare due volte le tasse su questa liquidazione.
    Di fatto ci è andata e all'ufficio informazioni dell'Agenzia delle Entrate, gli hanno detto di portare anche la Dichiarazione dei Redditi di tutti gli anni che ha lavorato in Svizzera (??) che sarebbe stato obbligato a fare anche in Italia, cioè pagare due volte le tasse, cosa che non ha mai fatto in venti anni, perchè la ditta svizzera gli aveva detto che non doveva farla in Italia, le tasse le pagava al fisco Svizzero che si arrangiava con quello Italiano, (risposta tradotta dal tedesco).
    Qui termina il racconto e l'ansia aumenta: dopo essere rimasta vedova ora si vedrà buttata sul lastrico dal fisco italiano??? Cosa deve fare e soprattutto dovevano fare? Poi, ora che è arrivata la liquidazione svizzera che è anche molto consistente, deve farsela tassare in Svizzera o in Italia, quanto sarà la tassa in Italia, è vero che dovrà pagare tutte le tasse arretrate di 20 anni come gli ha detto l'ufficio informazioni dell' Ufficio dell' Agenzia delle Entrate??
    Non so altro anche perchè è ancora molto doloroso al momento approfondire la questione direttamente con la persona.
    Grazie spero in una risposta
    Giancarlo

  7. #7
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    lavoro all'estero, tasse all'estero. e la pensione?

    Ciao Rubens - molto utile il tuo post. ma una domanda: ai fini pensionistici, cosa si fa? I contributi pensionistici li ho sempre pagati in Inghilterra. Al momento di riscattare la pensione, cosa dovro' fare?

    Poi riguardo al post di un altro ragazzo, anch io come lui non ho mai dichiarato niente in Italia semplicemente perche non ci ho mai pensato. Pero mia madre mi continuava a dichiarare come discoccupata e figlia a carico. Che faro? Avro' problemi col fisco italiano? Si puo' rettificare questa situazione?

    Grazie!
    Chiara

  8. #8
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    ho scoperto di essere nelle stesse condizioni

    Dopo piu' di 10 anni all'estero solo ieri ho scoperto di essere un evasore totale nei confronti del mio paese, ma solo tecnicamente.

    Le tasse le ho pagate al paese dove vivo.
    Sapevo dei trattati sulla doppia imposizione e dato il mio continuativo rapporto di lavoro estero in UK non mi sono preoccupato del fisco italiano.

    Generalmente si fa confusione tra i principii che regolano la residenza con quelli che ne regolano l'imposizione fiscale.

    a) Si puo' risiedere in Italia ma si lavora all'estero soddisfacendo le tre condizioni sotto. (si pagano le tasse in ambedue gli stati, dove all' Italia va la differenza calcolata secondo la sua aliquota e quella UK gia' corrisposta)

    b) Si puo' risiedere in Italia ma si lavora all'estero non soddisfacendo le tre condizioni sotto I, II, III.(si pagano le tasse interamente in italia)

    c) Si puo' essere iscritti all'AIRE ma si hanno interessi in italia
    (Vedi punto 1)

    d) Si puo essere iscritti all'AIRE ma non si hanno interessi in Italia
    (Tasse pagate esclusivamente nel paese estero di lavoro)

    Residenza;
    Un individuo risiede in italia anche se e' iscritto all'AIRE.
    Chi non lo e' automaticamente risiede in Italia.

    Per gli iscritti all'AIRE (non il mio caso) l'agenzia delle entrate nel valutare la reale residenza considera i seguenti fattori (solo se sottospoti a controlli);
    1) il centro degli affetti e affari personali
    2) legami familiari
    3) rimpatrio di denaro dall'estero
    4) Intenzione futura di rientrare dall'estero (dibattibile)
    5) possesso di beni mobili come auto o moto con targa italiana

    il mantenimento di una famiglia in Italia rende il lavoratore fiscalmente residente in Italia cosi come il possesso di una moto.

    Imposizione fiscale;
    Qualora il lavoratore all'estero non sia iscritto all'AIRE (quindi sia residente in Italia) ma sia:

    I) impiegato per un periodo superiore ai 183 giorni annui,
    II) impiegato da una azienda straniera
    III) l'onere non sia sostituito da una stabile organizzazione o base fissa che il datore di lavoro he nel regno unito

    l'imposizione fiscale sara' per la maggio parte esclusiva del paese sede del posto di lavoro.

    Cio' non toglie che gli stessi redditi debbano essere comunicati all'Agenzia delle Entrate che applichera', dove ritenuto il caso, l'imposizione rimanente.
    Supponendo che il lavoratore all'estero abbia gia' corrisposto il 30%, dovra', se opportuno, pagare al fisco italiano il restante 10%.

    Qualora le aliquote italiane fossero piu contenute, non credo che il fisco italiano possa applicare alcuna tassa poiche' il tax credit estero sarebbe in grado di coprire qualunque addizionale italiana.
    (se il max rate = 60% come in Scandinavia, e quello italiano = 40%, il fisco italiano non potra' tassare ulteriormente dato l'alto tax credit da portare a scomputo.

    Concludendo;
    Gli iscritti all'AIRE devono tagliare ogni ponte con l'Italia.
    Vendere l'auto, la moto, liberarsi della propria abitazione, provare che non si risiede in Italia e che vi si fa ritorno come se fossimo degli stranieri in vacanza. (Assurdo ma e' cosi')

    L'Agenzia delle entrate ogni tanto stana un iscritto AIRE che ha figli a scuola in Italia o che possiede veicoli con targa ITA. Questi individui sono automaticamente riclassificati fiscalmente residenti in Italia in virtu' dell'uso di un servizio pubblico o per l'assegnazione di un bene mobile.
    I lavoratori AIRE di questa fattispecie dovranno corrispondere la differenza tra quello richiesto dalle autorita' italiane e quelllo gia' pagato al paese estero.

    Per coloro che non sono iscritti all'AIRE la dichiarazione dei redditi alle autorita' italiane va effettuata in ogni caso (il mio caso).
    Se i punti 1, 2 e 3 vengono tutti soddisfatti il fisco italiano dovra' accontentarsi della differenza.

    Morale
    ;
    Dateci un lavoro in Italia e pagheremo il 100% del dovuto invece che un misero 5-8%
    L'Unione Europea non esiste. Ogni paese si fa le leggi che vuole in materia fiscale e societaria. Chi ne va di mezzo e' il cittadino.

    L'Assurdo;
    Immaginate chi, non essendo iscritto all'AIRE, si trovi nella posizione di aver gia' pagato le tasse al paese straniero. Ma poiche' e' stato impiegato per un periodo inferiore ai 183 giorni ora si trovi a dover pagare la stessa somma (se non di piu' grazie alle nostre aliquote scandinave) allo Stato italiano. DOvrebbe ottenere indietro le tasse gia' pagate dall' UK.
    ...Campa cavallo
    Uno dei motivi per i quali esiste l'evasione e' l'inefficienza degli Stati.

  9. #9
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    Sono nelle stesse condizioni, ma iscritto all'aire (ex yugoslavia)

    E' tutto specificato nell'altro post, quindi non mi ripeto


    Però vorrei sollecitare la risposta di qualcuno più esperto di noi, non mi sembra che finora nessuno dei bravi coleghi di forum commercialisti, tributaristi, avvocati, abbia detto la sua, e quindi prego loro di intervenire

    Io sono residente all'estero, ma aho avuto la casa, la moglie, i figli, l'auto e la moto in Italia. E ovviamente l'intenzione di abitare di nuovo in Italia in futuro. E' ovvio mi sembra! Ho un contratto di lavoro all'estero, durarà uno, due, tre anni ma poi è normale che rientri. Alla scadenza del contratto appunto! Ma che senso ha altrimenti pretendere, da un lato, che si sia residenti all'estero per appena più di 183 giorni se poi si richiede un trasferimento definitivo??? Come fa uno a vendere auto, moto, famiglia e chiudere con l'italia per 184 giorni soltanto? Liquida tutto e poi ricompra tutto quando rientra? O meglio liquida tutto per 184 giorni e nei restanti si riprende tutto? E l'anno successivo idem? A gennaio liquido tutto, dichiaro di non volere mai piu rientrare in Italia in futuro e poi dopo 184 giorni rientro? ASSURDO

    Ok, poniamo che questa interpretazione assurda sia corretta. Perchè non hanno ritenuto residente estero chi muove la proprioa residenza o domicilio per 7 anni? Perchè specificare che basta per più di 183 giorni???

    Comunque, leggo che mi considerano residente fiscale italiano. Ma allora non ho capito perchè dovremmo pagare le tasse anche in Italia (pur se solo per la differenza) sui redditi percepiti in UK o in Yugo. L'art. 15 delle due convenzioni (è identico) dice che se i redditi sono percepiti nel paese estero sono in tale paese imponibili... che c'entra l'Italia? sono d'accordo che sono imponibili in Italia quelli prodotti in Italia, d'accordo, ma perchè anche quelli prodotti nel paese estero con cui vige una convenzione?

    Infine, dici che vivi da 10 anni ma non ti hanno mai fatto un accertamento. Allora, mi chiedo, come fanno in concreto a sapere dove lavori all'estero e quanto percepisci? Nel caso di "evasori" (che brutta parola, noi siamo lavoratori in perfetta buona fede, visto che ci inducono in errore pure con i loro art. 15) italiani, fanno controlli incrociati con chi ci corrisponde dei compensi e si accorgono subito se non dichiariamo tali redditi, ma nel caso di somme corrisposte da Mr. Smith di Londra? Come fanno a sapere se mi ha corrisposto 100 o 500 e se lo ha fatto a titolo di redditi di lavoro subordinato, autonomo, con ritenuta d'imposta, al lordo o al netto, ecc, ecc?
    Giusto per compendere quali rischi concreti abbiamo che ci arrivi un accertamento e ci venga irrogata una sanzione per il pagamento della quale dovremmo davvero vendere la casa, l'auto, la moto e tutto i resto

  10. #10
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    Molti italiani hanno fatto i furbi, vedi Cipollini il ciclista e Rossi il motociclista.
    Avevano residenza estera ed erano iscritti all'AIRE ma il primo aveva una figlia iscritta a scuola in Italia ed aveva intestata l'abitazione dove la sua famiglia risiedeva; per il secondo hanno dimostrato la forte relazione con il paese natio. Il fisco nel caso di Rossi ha dimostrato come l'intestazione di automobili e barche a famigliari fosse un sotterfugio per rinforzare il suo status di nullatenente in Italia quando in realta' vi faceva ritorno spesso.

    Sono stato recentemente da un tributarista che mi ha confermato come i non iscritti AIRE siano automaticamente residenti in Italia. Per cui le tasse devono essere pagate in Italia.(non il tuo status)
    Il problema sono gli stati europei che forzano il contribuente a pagare le imposte nel paese luogo di lavoro senza pensare alla durata del lavoro/contratto.
    La gestione del fisco con il suo paese saranno problemi suoi.


    un'altra precisazione: gli accordi bilaterali non dipendono dall'iscrizione all'AIRE. Quindi il pagamento dei tributi seguendo la regola dei 183giorni si applica a chiunque lavori all'estero.

    Diro' di piu', la regola dei 183 giorni (art 15) definisce dove le imposte vanno pagate in relazione al paese di lavoro, ma non e' stato dovere del legislatore informare i cittadini lavoratori all'estero del TUIR italiano in materia fiscale come consequenza dell'accordo bilaterale.
    Preciso, gli accordi bilaterali definiscono dove "Prevalentemente" devi essere tassato per evitare la doppia imposizione. Ed e' proprio qui che hanno confuso il cittadino. hanno omesso quel "prevalentemente".
    La differenza d'imposizione da pagare allo Stato Italiano non e' considerata doppia imposizione ma differenza.
    Quindi se sei considerato residente, anche se iscritto all'AIRE -per avere figlia a scuola in italia ed usare il sistema sanitario nazionale, e paghi il 30% in UK, F o Serbia,qualora la tassazione italiana applicasse un 40% al tuo reddito come se fosse prodotto in Italia, tu dovrai comunque dichiarare il reddito estero tassato e pagare la differenza del 10%.
    A questa aliquota di "differenza" (non "addizionale", altrimenti sarebbe una illegale doppia imposizione) potrai dedurre la quota interessi del mutuo e spese mediche sostenute.

    L'iscrizione all'AIRE non prevale sul principio di fiscalita' italiana a priori.
    Se mantieni famigliari e paghi mutuo o possiedi un auto in italia sei considerato residente in Italia.

    Consiglio di consultare un tributarista o un CAF con personale qualificato. Evitate di contattare subito l'agenzia delle entrate che molto spesso non sa un accidenti di niente... e non aspetta altro per spedire un ennesimo conto!

  11. #11
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    Grazie per la risposta innanzitutto

    Quanto al fatto che le tasse vadano pagate sia in Serbia che in Italia non riesco tuttavia a capire (e ad essere d'accordo)

    Questo il testo dell'art. 15

    "1. Salve le disposizioni degli articoli 16, 18 e 19, i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un'attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell'altro Stato contraente. Se l'attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato."

    Quindi, pur se mi dovessi considerare residente italiano, se non erro:

    1. Salve le disposizioni degli articoli 16, 18 e 19, i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente (residente in Italia) riceve in corrispettivo di un'attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato (quindi in Italia), a meno che tale attività non venga svolta nell'altro Stato contraente (quindi in Serbia). Se l'attività è quivi svolta (in Serbia), le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato (quindi in Serbia)

    Non dice "anche" nello stato estero, ma solo "in questo altro stato", ne' si fa riferimento a prevalentemente... dunque, da dove desumete che si paga ad esempio il 30% in Serbia ed il restante 10% (o altro) in Italia???

    A me sembra piu' una regola di esclusione, che esclude cioe' la sovranita' fiscale nazionale in presenza del criterio territoriale di produzione del reddito, in visrtu' appunto della convenzione. Se non vi fosse convenzione invece i residenti italiani che abbiano per ipotesi pagato anche all'estero potrebbero detrarre il relativo credito d'imposta.

    Attendo risposta, e' davvero importante

  12. #12
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    Molto velocemente:
    Iscritto AIRE >>>> no dichiarazione redditi ITALIA. Tasse all'estero se >183
    Non iscritto AIRE >>>>dichiarazone redditi ITALIA. tasse all'estero se >183

    Nel mio caso non significa che i redditi vadano tassati ulteriormente in ITALIA perche' dichiarazione non significa tributo.
    Nel mio caso (non AIRE) dovro' presentare dichiarazione e credo paghero' una multa per gli anni in cui non l'ho effettuata.
    Potrebbero esserci addizionali IRPEF ma si tratterebbe di somme modeste.
    Essendo residente in Italia, lo Stato italiano vuole sapere dove sono e cosa faccio (giustamente)

    Nel tuo caso (AIRE), lo stato italiano sa dove sei e cosa fai ma avere in Italia famiglia e beni mobili significa essere in qualche modo residente in Italia.
    L'accordo bilaterale non specifica se devi compliare il modello unico.
    Quello che dice e' che le tasse per il lavoro in terra straniera le devi pagare in detto stato.
    Ma se l'agenzia delle entrate dovesse mai investigarti e trovare che hai interessi in Italia (famiglia e beni) potra' forzarti ad emettere dichiarazione dei redditi sui quali potrai anche non pagare un cent.

    Usufruire di servizi messi a disposizione dello Stato comporta la dichiarazione dei redditi se la tua famiglia che non ti segue all'estero.

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    se INSHAR22 che ha scritto su w w w . fisco e tasse .it (scrivo cosi perche' non e' consentito inserire links) e' lo stesso Inshar al quale sto rispondedo dovresti aver capito che la situazione non e' delle piu chiare

  13. #13
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    help

    ciao a tutti vi scrivo per chiedere delucidazioni in merito a tasse e residenze all'estero.
    Da più di un anno vivo all'estero esattamente in Nicaragua e lavoro via internet per un azienda con sede in San Marino. La mia residenza attuale è ancora in Italia. Come mi regolo in questa situazione per le imposte?

    Stavo inoltre pensando di iscrivermi al registro AIRE. La mi situazione patrimoniale in italia è la seguente, non possiedo beni mobili ma solamente un immobile in affitto regolare. Passo in italia non più di due mesi all'anno. Le mie entrate sarebbero generate da un lavoro presso appunto un azienda san marinese. Sono inoltre coniugato e anche mia molgie risiede all'estero. In questo secondo caso come si regolerebbe la tassazione in particolare quella del bene immobile?

    Un po complicato...come le leggi di questo mondo spero ci sia un esperto ad aiutarmi
    Grazie
    MAstero

  14. #14
    fvn
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    Non sentirsi benvenuto

    Sia su questo post che altri in giro per il web vedo solo persone che affrontano problemi che sono opposti al mio.
    Io sono iscritto all'AIRE da vari anni (+/- 8) e vivo a Panama (considerata black list per lo stato Italiano). In tutti questi anni avro passato in Italia non piu di 5 settimane (in due vacanze) e qui non ho niente, assolutamente niente se non qualche amico.
    Adesso dopo tanti anni di lavoro mi trovo con qualche soldino e la voglia di comprare un piccolo immobile (o in alternativa una polizza assicurativa) per invertire quei soldi e prepararmi per un eventuale ritorno in Italia (con mia moglie che vive con me a Panama) se ne avessi voglia.
    Posso portare questi soldi in Italia per comprare la casa o la polizza? Posso essere perseguitato dal fisco o burocrazia varia? non ritengo dover pagare nessuna tassa in Italia in quanto le tasse sono state abbondantemente pagate in Panama. Ho mi sbaglio? Qualcuno ha gia avuto simili esperienze?
    Grazie per l'aiuto

  15. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da Inshar Visualizza Messaggio
    Questo il testo dell'art. 15

    "1. Salve le disposizioni degli articoli 16, 18 e 19, i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un'attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell'altro Stato contraente. Se l'attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato."

    A me sembra piu' una regola di esclusione, che esclude cioe' la sovranita' fiscale nazionale in presenza del criterio territoriale di produzione del reddito, in visrtu' appunto della convenzione. Se non vi fosse convenzione invece i residenti italiani che abbiano per ipotesi pagato anche all'estero potrebbero detrarre il relativo credito d'imposta.
    Anche io mi trovo nella tua medesima situazione (solo che il paese estero è il Regno Unito) ed anche io ho interpretato nella tua stessa maniera le disposizione della rispettiva Convenzione contro le doppie imposizioni: inoltre, posso assicurarti di aver cercato in lungo in largo la retribuzione convenzionale per un MEDICO ALLERGOLO ma non ho trovato l'inquadramento!

    Dopo aver chiesto a ben 4 colleghi molto più esperti di me, il risultato è stato quello di NON dichiarare nulla in UNICO 2010: inutile dirti che chiedere personalmente delucidazioni all'Agenzia delle Entrate non ha portato a risposta alcuna.

    Con la speranza che qualche luminare del forum ci conforti nelle nostre scelte, vi mando un gran saluto!

  16. #16
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    Contributi pensionistici senza AIRE?

    Ho letto con interesse le tante informazioni qui riportate.

    Io sono nella seguente situazione:

    - Lavoro dipendente in UK da due anni, pago le tasse in UK
    - Immobile affittato in regola in Italia, pago le tasse in Italia
    - Residente in Italia a carico dei miei genitori
    - Mai iscritto all'AIRE

    Mi pare di capire che AIRE e posizione fiscale non sono molto collegati.

    Mi pare di capire che l'AIRE serve a garantire al cittadino servizi nel paese in cui spende vive.

    Mi pare di capire che per il fisco valgono piu' i legami con l'Italia (famiglia, beni mobili, conti bancari, etc..) per decidere se tassare un citttadino.

    Io non mi sono mai iscritto all'AIRE in quanto torno spesso in visita in Italia quindi posso usufruire dei servizi nella mia citta' italiana di residenza. Vivo pero' in UK a tempo pieno con lavoro dipendente. Credo tutto sommato di essere in regola con le tasse visto che non moglie/figli/beni mobili in italia, anche se chiaramente mantengo un conto bancario (anche per percepire gli affitti dell'immobile italiano).

    La mia domanda e': se non mi iscrivero' mai all'AIRE, quindi per tutta la vita saro' stato residente in Italia come disoccupato a carico dei genitori, cosa succedera' quando cerchero' di portare in Italia i contributi pensionistici versati all'estero?

    Corro il rischio che NON vengano riconosciuti in quanto mai ho dichiarato la mia residenza e lavoro all'estero?

    Insomma, in una previsione a lungo termine, cosa e' meglio fare per essere sicuri che una eventuale pensione venga riconosciuta correttamente?

    Grazie.

    Mart

  17. #17
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    L'ideale è maturare la pensione nello stato estero.
    Sorcettoroditore

  18. #18
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    Salve a tutti. Nuovo di questo forum, ho letto un po' di risposte ma non ho le idee chiare.
    Vi spiego il mio caso: lavoro in Albania fisso (quindi più di 183 giorni) dipendente di azienda locale (pago tasse e contributi esteri), iscritto AIRE, nessun reddito italiano, auto targa italiana, immobile di proprietà in italia. Devo dichiarare qualcosa in Italia.
    Grazie in anticipo per l'aiuto

  19. #19
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    Suggerimento

    Cari tutti,
    grazie per le informazioni, mi avete confermato con casi specifici quello che avevo piu' o meno capito a livello normativo.
    Volevo farvi riflettere che cmq la legge e' logica: se MOGLIE, MOTO o AUTO immatricolate italiane, CASE, CONTO CORRENTE, RESIDENZA sono in Italia...perche' nn volete pagare le tasse in italia? Avete servizi e interessi in Italia, e' giusto pagarle in Italia. Peraltro, pagate solo la differenza tra tasse pagate all'estero (a credito) e quelle richieste in Italia.

    Io sono residente all'estero (zona Euro) ed ho tutto all'estero: pago le tasse, ho la residenza (iscritto all'AIRE e non ho diritto a nessun servizio in Italia), affitto all'estero (carissimo..), conto corrente estero e stipendio accreditato su conto estero, nessuna auto o moto intestata con targa italiana (non si deve vendere la moto, la si mantiene e si appone la targa del paese dove risiedete!anzi credo sia obbligatorio dopo alcuni mesi, credo 6 o 12), rientro in Italia saltuariamente per mare o montagna (proprio come uno straniero) e ho diritto solamente ai servizi sanitari del Paese dove lavoro, non in Italia, perche' e' all'estero che vivo e non in Italia.

    CONSIGLIO: se non si paga in Italia ma si la residenza, si e' evasori e la logica e' giusta: avete i servizi (es.sanitari, scuola dei figli), pagateli.
    Altrimenti, ed e' questo il mio SUGGERIMENTO prendete la residenza all'estero, non cambia nulla e vi levate da scomode situazioni...a PATTO CHE VIVIATE EFFETTIVAMENTE all'estero.

    Quello che vi chiedo e': con quali contratti si puo' essere inviati all'estero oltre al distacco (che ha durata limitata)?

    Saluti!

  20. #20
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    Residente Fiscale Estero

    Con le seguenti caratteristiche:

    -assunto d'azienda italiana ma trasferito all'estero
    -famiglia residente con me all'estero
    -due immobili sul territorio italiano
    -macchina in italia ma senza assicurazione (parcheggiata nel box)
    -iscrizione all'AIRE

    mi posso ritenere un residente fiscale estero e quindi pagare le tasse solo nel paese dove risiedo?

    Grazie per eventuali aiuti

  21. #21
    User L'avatar di nourdine
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    comunque ...

    anche ammesso che uno non sia iscritto all'aire (non lo e' circa il 70% dei residenti all'estero), e nella malaugurata ipotesi che ti becchino (come facciano non ho idea visto che hanno problemi a beccare i ben piu' rintracciabili artigianelli evasori fiscali di portata biblica tipo pittori, idraulici ecc.) vanno presi in considerazione i seguenti fatti:

    1 - gli anni di tassazione vanno in prescrizione dopo sei anni. Cioe' se hai lavorato all'estero nel 2005 a fine 2011 l'anno di contribuzione 2005 non e' piu' "indagabile". Quindi non e' che ti possono beccare a 80 anni.

    2 - con contratti di lavoro da 40 ore settimanali, bollette e contratti di locazione hai la possibilita' di provare la tua passata e presunta residenza all'estero.

    Se ci pensate l'aire di per se non e' una grande prova dato che ci si iscrive mandando un modulo a cui non si allega un bel niente (no contratto di lavoro o altra prova reale di residenza). Quindi se sono contenti dell'aire perche' non dovrebbero essere contenti dei un contratta di lavoro + un contratto di locazione + le bollette di british gas ecc ecc?

    Fonte: 2 commercialisti diversi che ho chiamato stamattina e che mi hanno entrambi confermato quanto detto sopra. Il fisco italiano deve fallire e lascire stare la povera gente.
    Ultima modifica di nourdine; 12-04-11 alle 17:26
    Ma che fai? Usi Javascript nei rollover solo perché non sai usare i css e gli stati di <a>? Vergognati!

  22. #22
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    Il non essere iscritti all'AIRE non implica il dover per forza pagare le tasse in Italia.
    La prova della residenza fiscale ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni diventa più difficile ma non impossibile.

    Inoltre è vero anche il contrario, cioè che il fisco ha disconosciuto la residenza all'estero di persone iscritte all'AIRE.

    [...]
    Ultima modifica di lorenzo-74; 30-04-11 alle 20:28 Motivo: autopromozione

  23. #23
    User L'avatar di nourdine
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    Citazione Originariamente Scritto da comm-internazionale Visualizza Messaggio
    ***

    esattamente quello che mi hanno confermato i miei commercialisti

    P.S.: sarebbe bello sapere come e' andata ai partecipanti a questa conversazione. E cominciata un bel po' di tempo fa quindi magari riportare delle esperienze pratiche potrebbe essere interessante.

    ciao a tutti.
    Ultima modifica di lorenzo-74; 30-04-11 alle 20:28 Motivo: quote inutile
    Ma che fai? Usi Javascript nei rollover solo perché non sai usare i css e gli stati di <a>? Vergognati!

  24. #24
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    Salve,

    vivo in UK da piu' di 10 anni con consorte (inglese) e 2 figli (inglesi) e non lavoro.
    Sono residente in Italia (senza iscrizione AIRE)e possiedo una macchina, che tengo in Italia da usare durante le mie vacanze e una casa che risulta come mio luogo di residenza.

    Non presento nessuna dichiarazione dei redditi in UK e nessuna in Italia. Sono perseguibile dal fisco italiano per qualche infrazione?

    Grazie .

  25. #25
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    Salve a tutti,
    sò che ne avete già straparlato ma leggendo tutti i vostri commenti mi è venuta una paranoia mortale.
    Dunque vi spiego velocemente.
    Ho vissuto 4 anni in Olanda e a Gennaio mi sonpo trasferita a Londra.
    le ultime parole famose furono '' tanto ci rimango solo per 6 mesi....'' poi non so come ma la situazione mi è scivolata di mano.

    Ho mantenuto sempre la mia residenza in Italia (nel senso che non mi sono mai iscritta all'AIRE) perchè mi sono sempre detta che sarei ritornata presto e considerando che in Italia non ho alcuna proprietà (nè case, macchine e nemmeno più il motorino) e in Italia risulto non occupata, nessuno è mai venuto a bussare alla mia porta chiedendomi le tasse.

    Adesso non sò che fare:

    1) Potrei iscvrivermi all'AIRE ma stavolta sono veramente sicura del fatto che tornerò a casa presto quindi non sò se sbattermi con tutta questa burocrazia.

    2) Mantenere le cose come sono e pagare le tasse arretrate SE ce ne fossero (per che cosa dovrebbero mai tassarmi??mi hanno già dissanguato per bene in Olanda).

    A chi posso rivolgermi per compilare eventuali moduli e scartoffie varie?

    O ancora credete che sia necessario che lo faccia?

    Grazie infinite in anticipo e scusate l'ignoranza ma questo non è proprio il mio settore!


    Ale

  26. #26
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    Lavoratore temporaneo in Svizzera (Ticino) ma residente in Italia

    Buon giorno a tutti!
    Ho letto questa lunga ed interessante conversazione e vorrei fare una domanda anch'io per quanto riguarda la "doppia imposizione" delle tasse sul lavoro effettuato all'estero...spero davvero che qualcuno di voi possa aiutarmi.

    Sono un ragazzo italiano (con residenza in italia) e lavoro da un paio di anni circa in Canton Ticino come "collaboratore scientifico temporaneo" (solo 7 mesi all'anno) con regolare permesso di lavoro temporaneo ("Permesso L") della durata del contratto...ma ogni anno non si sa se l'anno dopo verrò riconfermato.

    Pago le tasse regolarmente nel paese in cui lavoro (ho le imposte alla fonte su ogni busta paga) e vorrei chiedere se anch'io devo pagare le tasse in Italia per il mio lavoro svolto in Svizzera. Lavorando 7 mesi all'anno, supero i 183 giorni che nei precedenti post avete scritto...

    Il mio stipendio non è uno stipendio "normale" con il quale si potrebbe vivere in Svizzera, infatti alloggio (con regolare "permesso di alloggio") dalla mia ragazza di cittadinanza svizzera che molto gentilmente mi ospita e così dividiamo le spese...Non potrei permettermi neanche un affitto con quello che prendo perchè corrisponderebbe, come potere d'acquisto, ad 800 euro al mese in Italia....se poi mi tocca pagare anche doppie tasse, allora paradossalmente ci guadagno di più a rimanere a casa con i miei senza lavorare.

    Per il fisco italiano, infatti, risulto ancora a carico dei miei genitori, non avendo un lavoro fisso e abbastanza remunerato da potermi rendere autonomo.

    Spero che possiate aiutarmi a capire questa cosa e a risolverla al più presto, nel frattempo vi ringrazio a priori per le eventuali risposte...

  27. #27
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    Lavoratore temporaneo in Svizzera (Ticino), residente in Italia!

    Buon giorno a tutti!
    Ho letto questa lunga ed interessante conversazione e vorrei fare una domanda anch'io per quanto riguarda la "doppia imposizione" delle tasse sul lavoro effettuato all'estero...spero davvero che qualcuno di voi possa aiutarmi.

    Sono un ragazzo italiano (con residenza in italia) e lavoro da un paio di anni circa in Canton Ticino come "collaboratore scientifico temporaneo" (solo 7 mesi all'anno) con regolare permesso di lavoro temporaneo ("Permesso L") della durata del contratto...ma ogni anno non si sa se l'anno dopo verrò riconfermato.

    Pago le tasse regolarmente nel paese in cui lavoro (ho le imposte alla fonte su ogni busta paga) e vorrei chiedere se anch'io devo pagare le tasse in Italia per il mio lavoro svolto in Svizzera. Lavorando 7 mesi all'anno, supero i 183 giorni che nei precedenti post avete scritto...

    Il mio stipendio non è uno stipendio "normale" con il quale si potrebbe vivere in Svizzera, infatti alloggio (con regolare "permesso di alloggio") dalla mia ragazza di cittadinanza svizzera che molto gentilmente mi ospita e così dividiamo le spese...Non potrei permettermi neanche un affitto con quello che prendo perchè corrisponderebbe, come potere d'acquisto, ad 800 euro al mese in Italia....se poi mi tocca pagare anche doppie tasse, allora paradossalmente ci guadagno di più a rimanere a casa con i miei senza lavorare.

    Per il fisco italiano, infatti, risulto ancora a carico dei miei genitori, non avendo un lavoro fisso e abbastanza remunerato da potermi rendere autonomo.

    Spero che possiate aiutarmi a capire questa cosa e a risolverla al più presto, nel frattempo vi ringrazio a priori per le eventuali risposte...

  28. #28
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    bangladesh
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    Salve,

    sono residente all'estero, iscritta AIRE, e lavoro per una organizzazione americana. La mia organizzazione non versa imposte sul mio reddito. Il paese in cui lavoro ha firmato un accordo sulla doppia tassazione con l'Italia. Ma pagare le tasse in questo paese e' molto complesso e mi obbligherebbe a farmi versare lo stipendio qui in valuta locale, mentre ora viene versato sul mio conto italiano. Cosa dovrei fare? In quale paese devo pagare le tasse? Grazie

  29. #29
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    il triangolo

    Buongiorno a tutti,

    Tanto per complicare la discussione vi descrivo la mia situazione:
    • Lavoro in Italia da 2 anni (pagando le tasse e contributi qua), ma ho mantenuto la mia residenza a Budapest dai miei per vari motivi. 1) in 2 anni ho fatto 3 traslochi (sono in affitto) e finché non decido o trovo una casa definitiva non volevo cominciare a fare la lunga procedura del trasferimento della residenza 2) i proprietari di casa in cui abito/abitavo non mi volevano permettere di metterci la residenza e di conseguenza non ho bollette e niente a carico in Italia.
    • Ho un immobile di proprietà a Budapest in affitto, ma la maggior parte delle bollette vengono a nome mio domiciliate sul mio conto corrente ungherese (sembrava più facile e semplice così)
    • Visto che non ho la residenza in Italia, non ho potuto pendermi la macchina con la targa italiana, quindi ero costretta comprarmela in Ungheria e sto pagando tutto là (assicurazione, kasko ecc). Lo so che non va bene, visto che uso la macchina qua, ma non potevo fare altrimenti.
    • La vera complicazione viene adesso. Il mese prossimo mi scade il contratto qua e verrò assunta da un’altra società che a la sede all’estero (in un terzo paese dell’UE), ma io dovrò svolgere il mio lavoro in Italia. Come devo fare? Residenza in Ungheria, domicilio in Italia contratto di lavoro altrove… Un po’ complicato. Ma visto che vorrei usufruire i servizi sanitari ecc in Italia come devo fare? Pagare tutto in Italia? Pagare solo la differenza in Italia? Anzi mi viene il dubbio se devo pagare qualcosa anche in Ungheria?
    • Se andassi con queste domande dall'Agenzia delle entrate mi sa che andrebbero in manicomio. Già ASL non riesce a gestire la mia situazione (ma questa è un'altra storia)

    Vi ringrazio in anticipo qualunque riscontro.

  30. #30
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    Buongiorno a tutti.
    Negli ultimi 10 anni ho lavorato all'estero come dipendente per circa 300 giorni all'anno. Sono sempre stato residente in Italia ed ho sempre pagato tutte le tasse dovute. Adesso ho la possibilità di iniziare una attività propria in Polonia. Mi sono state prospettate due possibilità : a) aprire una partita IVA in Polonia e lavorare come libero professionista b) fondare una srl unipersonale ( sempre in Polonia ). Nel primo caso avrei ( si spera ) degli utili tassabili in Polonia, nel secondo caso potrei ricevere dalla Società un onorario come amministratore e percepire gli utili come dividendi alla fine del primo anno di esercizio (Ovviamente la società pagherebbe in Polonia le tasse sugli utili ottenuti ). Dato che rimarrei ( solo dal punto di vista fiscale ) residente in Italia, vorrei sapere quali sono le leggi che regolano queste situazioni e particolarmente quanto dovrei pagare di imposizione in Italia sugli emolumenti come amministratore e sui dividendi. Tengo a precisare che dal punto di vista fisico sarei all'estero per circa 280 giorni all'anno, con appartamento in affitto, ufficio, conto in banca, e tutto quanto possa essere riconducibile ad una base fissa, mentre in Italia tornerei di quando in quando e non svolgerei nessuna attività lavorativa o professionale. Potrei o meno iscrivermi all'AIRE ma questo non cambierebbe (credo) la mia posizione fiscale.
    Spero di non aver sbagliato discussione, perdonatemi ma è la prima volta che entro nel forum
    Grazie in anticipo a chi mi può dare qualche delucidazione

  31. #31
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    Salve io ho piu o meno lo stesso problema perche' ho studiato un anno in inghilterra, mantenendo la residenza in italia, ma ho anche occasionalmente fatto delle ricerche per alcune NGOs che mi sono state retribuite, ancorche' pagate su conto inglese e quasi interamente spese li....dove pago le tasse?devo pagare le tasse? In inghilterra per redditi cosi bassi non e' necessario ma onestamente non saprei in italia la convenzione purtroppo dice che:

    Art. 21. Studenti e apprendisti
    Le somme che uno studente o, un apprendista il quale è, o era immediatamente prima di soggiornare in uno Stato contraente, un residente dell'altro Stato contraente e che soggiorni nel primo Stato contraente al solo scopo di compiervi i suoi studi o di attendere alla propria formazione professionale, riceve per sopperire alle spese di mantenimento, di istruzione o di formazione professionale, non sono imponibili in detto primo Stato a condizione che tali somme provengano da fonti situate fuori di questo Stato.


    quindi sono imponibili in Italia? ed a che titolo?la tipologia di contratto quasi neanche esiste da noi e poi che cambio dovrei applicare? Il pound ha oscillato parecchio rispetto all'Euro.

    Sono parecchio confusa!

  32. #32
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    Buongiorno a tutti!

    Io mi trovo invece a vivere una situazione leggermente diversa da quelle descritte precedentemente (e forse un po' più "rara"):io sono cittadino Italiano residente in Italia e a breve potrei essere assunto da un'azienda inglese per continuare a svolgere la mia professione in Italia ma percependo una retribuzione direttamente dal Regno Unito.
    La domanda è: a che tipo di tassazione vado incontro? Premesso che credo di aver capito che comunque continuando ad essere residente in Italia e, soprattutto, continuando a lavorare in Italia, dovrò continuare a pagare al Governo Italiano esattamente le stesse tasse che pago attualmente come qualunque dipendente italiano, mi chiedo se il mio futuro reddito sarà assoggettato a trattenute ulteriori (magari all'origine) da parte del Governo Britannico!!! Dovrò pagare le tasse 2 volte?!?!?! nel caso in cui effettivamente ci fosse qualche trattenuta all'origine da parte del Governo Britannico, in che porzione inciderebbe su un ipotetico "stipendio lordo annuo"?
    Soprattutto: come verrà gestito il versamento dei contributi pensionistici INPS? Sarà l?INPS a richiederli direttamente all'azienda inglese? Oppure sarò io a dover prevedere versamenti "volontari"? In tal caso potrò anche astenermi dal momento che l'azienda inglese prevede già il versamento di contributi ad un fondo pensione britannico?
    Per finire qualcuno mi saprebbe dire se sia possibile (o ancora meglio scontato) che, lavorando io in Italia, l'azienda inglese mi assuma in accordo ad un CCNL italiano (con tutte le tutele e normative del caso)?

    Grazie mille in anticipo a chiunque mi volesse aiutare a sanare questi miei dubbi.

  33. #33
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    Tasse residente estero: caso Canada

    Buon giorno a tutti.
    Vorrei contribuire con l'esperienza vissuta sulla mia pelle al problema della tassazione per i residenti italiani all'estero.
    Premetto che quanto vi segnalo deve essere preso con prudenza verificando nel paese in cui vivete le regole applicate e le modalità di tassazione e convenzioni attuali esistenti.
    Parlo di una famiglia con figli minori, se i figli sono maggiorenni o frequentano l'università o non si vogliono trasferire le cose sono differenti.

    Ad ogni modo ci sono 3 (tre) punti chiave da considerare per essere considerati residenti all'estero e devono essere tutti e TRE RISPETTATI.
    1- Iscrizione AIRE : se conviventi o con moglie/marito e figli, l'iscrizione deve essere effettuata da tutti i membri della famiglia, la mancata iscrizione anche solo dei figli non fa decadere lo status ma vi complica la vita, ed in ogni caso il comune di residenza dovrebbe farlo d'ufficio per i figli minorenni, idem per la moglie.
    2- Lavorare all'estero per più di 182 giorni +1 - ad ogni modo se lo fate solo per un anno e poi rientrate vi consiglio di valutare la possibilità di considerarvi con doppia residenza che è cosa un po diversa.
    3- risiedere effettivamente all'estero (prova eventuale fatture bollette ricevute d'affitto etc.) e rientrare sporadicamente in Italia (van bene le ferie Natale e Pasqua ma non per 5 mesi... tanto per intenderci), cioè il centro vitale (famiglia, lavoro, scuola dei figli) è all'estero e non in Italia.

    Tanto per intenderci se io sono all'estero ma la mia famiglia e rimasta in Italia e la mia casa di proprietà è in Italia e all'estero sono solo in affitto, e rientro ogni 15 giorni in Italia ,non sono residente estero ma avrò la doppia residenza che è una cosina un po differente da quanto stiamo trattando. In Italia si chiama domicilio.

    Bene, fatto e capito questo vediamo cosa abbiamo in Italia di nostro:
    - Conto corrente bancario - Chiudere il conto e aprirne uno come residente estero. Potete tenere attivo il vecchio cc per un po ma poi è d'obbligo farlo perchè non siete a posto con le trattenute fiscali e anche la banca non lo è.

    - Titoli azioni BTP etc... - vanno girati tutti sul conto residente estero.
    Se prima avevate i titoli depositati nel Monte titoli spa che provvedeva al pagamento e alle ritenute per vostro conto (conto amministrato), come residente estero dovrete dichiarare interessi dividenti plusvalenze sul modello unico e pagarci le tasse residue (conto dichiarativo).
    Stesso importo andrà dichiarato nel paese di residenza estera con relativa quietanza di tassa già pagata da portare in detrazione ,per effetto dei limiti della doppia tassazione, vedere le convenzioni in atto.

    - Proprietà immobiliari - la prima casa se acquistata ai sensi dell'art.67 TUIR continua ad essere prima casa se vi avevate stabilito la residenza prima di trasferirvi all'estero. Se durante il trasferimento all'estero l'affittate il reddito andrà dichiarato in Italia, cosi come andranno pagate IMU Tassa rifiuti etc.
    Se non la affittate (per alcuni anche se l'affittate ma io andrei cauto) per l'Italia rimane la vostra prima casa per cui nulla cambia.
    L'eventuale reddito per l'affitto andrà dichiarato anche nel paese di residenza estera e avrà lo stesso trattamento degli interessi sui titoli, si somma.

    - Auto moto etc - il comune una volta che vi ha iscritti all'AIRE dovrebbe comunicare i dati alla motorizzazione la quale dovrebbe mandarvi a casa gli adesivi da applicare sul libretto e patente (per le vecchie in formato cartaceo), pagare bollo e assicurazione se non tenuta in box. Alcuni dicono che bisognerebbe richiedere anche la targa come escursionista estero ma non ho trovato sufficienti indicazioni in merito e continuo ad informarmi.

    - Altre proprietà immobiliari continuano ad essere tassate come prima ma ricordatevi di denunciarne il reddito e o le plusvalenze in Italia(sotto vedremo cosa fare nel nuovo paese di residenza)

    Bene adesso vediamo cosa comporta essere residenti esteri nel paese scelto: io sono in Canada e quindi parlo del Canada anche se in linea di principio le cose non sono poi così differenti (vedere sempre convenzioni doppie tassazioni)
    Una volta ottenuto il permesso di soggiorno con visto lavorativo durata max 3 anni rinnovabile per altri 2 o ottenuto permesso di residenza definitiva, ci sono un paio di cose da fare subito. Trovarsi un alloggio, affitto o acquisto dipende da voi. Iscriversi all'assistenza malattie (come nostra ASL) fatelo subito perchè ci mette circa tre mesi ad arrivare la tesserina e se state male in Canada vi spennano completamente (pronto soccorso 750 $ca solo per farsi visitare e se devono ricoverarvi avete finito di vivere) Richiedere il numero di Assicurazione Sociale (attenzione a questo numero: è il vostro identificativo, va solo dato allo stato obbligatoriamente e a nessun altro. Se qualcuno s'impadronisce del vostro numero può praticamente fare tutto quello che fate voi solo che poi a pagare sarete solo voi, vi rubano l'identità... per cui OCCHIO!!!), aprire un conto in banca (per tutte le questioni riguardanti le linee di credito si rimanda a forum differenti), iscrivere i figli a scuola etc.etc.
    Pensate sia tutto .....ebbene no.
    Dovete sapere che per quanto riguarda le tasse il Canada (ma anche l'Italia) considera i suoi residenti tassabili per tutto quello che producono nel mondo.
    Quindi anche voi.
    Allora dovreste alla prima dichiarazione dei redditi dichiarare quali, quante e che valore hanno tutte le vostre proprietà lasciate in Italia, come se alla data della vostra partenza voi le aveste vendute sul suolo ITALIANO (anche se non è vero) e le aveste ricomprate il medesimo giorno ma come residente CANADESE.
    Questo perchè il Canada pretende che eventuali plusvalenze introitate dopo il giorno della vostra nuova residenza le si paghino in Canada.
    La complicazione deriva però dal fatto che non esiste in Italia (che io sappia) per i privati cittadini (discorso diverso per le società o ditte) nessun modello fiscale che mi permetta di trasferire dei beni dall'Italia all'estero senza farne una effettiva vendita.
    Nemmeno il tanto fantomatico modello RW che nessuno compila, sbagliando. Attenzione ai trasferimenti di denaro dall'Italia all'estero etc. l'omissione del RW vi fa diventare automaticamente evasori.

    Allora che fare se non esiste un modello?

    Ecco alcune indicazioni: Prima casa in Italia.
    Procuratevi una stima certificata da un abilitato comprovante il valore della vostra casa alla data di partenza o il più vicino possibile. Se per caso la vendete, visto che in Italia non pagate plusvalenze se l'avete abitata per più di 5 anni e un giorno ( anche in Canada la prima casa non viene tassata ma dovete dichiarala), avrete la possibilità di dichiarare il valore della plusvalenza dalla data di residenza e non da quella di acquisto.(Anche se non dovreste però in ogni caso pagare imposte in Canada sulla prima casa italiana)
    Seconda casa e titoli.
    Visto che non esiste questo famoso modello dichiarativo procuratevi ugualmente una stima certificata (per i titoli o fondi o azioni basta la quotazione di borsa sui giornali alla data e - del cambio -) .
    Se vendete, le plusvalenze andranno dichiarate e pagate in Italia.
    Lle stesse calcolate dal giorno della nuova residenza in Canada dichiarate e pagate in Canada e allo stesso tempo porterete in detrazione" pro quota-data" quanto pagato in Italia facendo riferimento al valore delle stesse al giorno del vostro trasferimento ( un po complicato e poi voglio vedere chi mi certifica il pagato "pro quota-data", ma così è e cosi funziona)
    Bene per il momento è tutto. Consiglio: se vi trasferite e lo fate definitivamente vendete tutto e portate via tutto, vi complicate meno la vita.
    Se non vi siete iscritti all'AIRE e la vostra famiglia e i vostri beni risiedono in Italia non dovete cercare di capire cosa sono i residenti estero ,perchè voi siete ancora residenti in Italia, quindi dovrete tassare i redditi percepiti all'estero in Italia e non il contrario.
    Ultima modifica di wippo; 11-04-12 alle 23:31

  34. #34
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    Salve io ho piu o meno lo stesso problema perche' ho studiato un anno in inghilterra, mantenendo la residenza in italia, ma ho anche occasionalmente fatto delle ricerche per alcune NGOs che mi sono state retribuite, ancorche' pagate su conto inglese e quasi interamente spese li....dove pago le tasse?devo pagare le tasse? In inghilterra per redditi cosi bassi non e' necessario ma onestamente non saprei in italia la convenzione purtroppo dice che:

    Art. 21. Studenti e apprendisti
    Le somme che uno studente o, un apprendista il quale è, o era immediatamente prima di soggiornare in uno Stato contraente, un residente dell'altro Stato contraente e che soggiorni nel primo Stato contraente al solo scopo di compiervi i suoi studi o di attendere alla propria formazione professionale, riceve per sopperire alle spese di mantenimento, di istruzione o di formazione professionale, non sono imponibili in detto primo Stato a condizione che tali somme provengano da fonti situate fuori di questo Stato.


    quindi sono imponibili in Italia? ed a che titolo?la tipologia di contratto quasi neanche esiste da noi e poi che cambio dovrei applicare? Il pound ha oscillato parecchio rispetto all'Euro.

    Sono parecchio confusa!

    Alcune borse di studio (ad esempio quelle erogate a titolo di dottorato di ricerca) sono esenti da IRPEF e non rilevano nemmeno ai fini del limite di reddito per familiari a carico. Le altre borse di studio invece costituiscono reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e oltre ad essere soggette ad imposta rilevano ai fini del limite di reddito di € 2.840,51.(verifica l'importo perchè cambia di anno in anno) Per il cambio devi prendere il valore della sterlina/Euro al 31/12 dell'anno di riferimento (oppure lo trovi sul sito dell'agenzia delle entrate) Il modello dichiarativo è l'Unico (non puoi fare il 730). Ad ogni modo devi controllare se tali redditi che percepisci in Italia sono considerati esenti ( se dai una sbirciatina alle istruzioni delle dichiarazioni sono elencati tutte le tipologie), in questo caso poco importa dove li percepisci e chi è l'ente pagatore.

  35. #35
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    Salve a tutti,sono nuovo di questo forum,ho letto molte cose interessanti soprascritte, volevo porgere una domanda: io dal 1 maggio al 30 giugno 2012 parto per un lavoro all'estero (Romania),quindi tempo di permanenza 2 mesi.Mi hanno offerto un contratto estero su estero,passando pero' da una societa' della romania non quindi un' impresa italiana che manda un lavoratore all'estero.la mia domanda e'
    non devo pagare le tasse in italia?
    premetto che in italia non ho case e ne figli a carico, ho solo 2 macchine.
    grazie a tutti.

  36. #36
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    Se avessi la casa, l'auto, la moglie in italia, risiedere in italia per piu di 183 giorni

    MA

    ltd inglese, clienti inglesi, lavoro svolto in inghilterra (servizi), pagato in cc inglese

    dove devo versarle le tasse?

  37. #37
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    Buonasera,
    vi espongo brevemente la mia situazione:

    - Residente in Italia con prima casa di proprietà (agevolazioni prima casa)
    - Lavoro dipendente all'estero per tutto l'anno vivendo in affitto
    - Conto corrente italiano su cui mi faccio versare il reddito estero
    - sostituto di imposta italiano (impresa familiare) grazie a contratto progetto annuale
    - torno in Italia ogni due settimane in media per il weekend

    Il datore di lavoro estero mi trattiene le tasse da versare allo stato estero, poi io dichiaro il reddito estero nel 730 italiano, assieme agli altri redditi e immobili italiani e pago la differenza.

    Secondo voi sono in regola?

    A fronte della nuova circolare dell'Ade sul "rientro dei cervelli in fuga" pensate che ho diritto alle agevolazioni? In fin dei conti ho conseguito una laurea estera e lavoro per un datore di lavoro estero. Il fatto di essere residente in Italia non dovrebbe precludermi le agevolazioni. Voi cosa pensate?

    Saluti.

  38. #38
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    Wango, la Ltd inglese è una società di capitali, paga le tasse (se dovute ... dato che la legislazione è oltremodo favorevole) in UK, i soci (se italiani) pagheranno le tasse in italia (non è proprio esatto ma ci siamo vicini).
    Ovviamente i soci di una Ltd possono benissimo essere anonimi (uno dei motivi per cui si apre) per cui trai le dovute conclusioni ..he he he ...
    Sorcettoroditore

  39. #39
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    Buonasera a tutti i membri del Forum!

    Prima di tutto, vorrei ringraziare tutte quelle persone che mettono a disposizione di tutti le loro conoscenze in materia fiscale e amministrativa, aiutandoci a districarci nella quotidiana giungla burocratica!
    E ora vengo alla mia questione: vivo e lavoro stabilmente in Svizzera da un anno (ho il permesso di dimora "B") ma non ho ancora proceduto all'iscrizione all'AIRE; vorrei sapere cosa prevede la legge italiana in materia di tassazione, tenuto conto che:

    -In Italia non percepisco alcun reddito e risulto residente nella casa dei miei genitori
    -Non possiedo beni immobili di alcun tipo
    -Possiedo un'automobile regolarmente re-immatricolata in Svizzera e radiata dal Pubblico Registro Automobilistico italiano
    -Il "centro dei miei affari" è effettivamente in Svizzera e torno in Patria per brevissimi periodi

    Grazie in anticipo a chiunque voglia condividere la sua esperienza e/o conoscenza in materia!

    Saluti svizzeri!

  40. #40
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    Stessi dubbi

    Buonasera,
    sono Paolo, ingegnere libero professionista. Da anni collaboro con una società di consulenza. Su loro richiesta da febbraio sto gestendo il nuovo ufficio della società negli Stati Uniti, sono giovane (33 anni) ma hanno molta fiducia in me. Ho accettato ma ad oggi non ho ancora sciolto un grosso dubbio fiscale. Negli Sati Uniti devo risultare dipendente, in Italia ho la partita iva. I primi mesi di lavoro li sto fatturando in Italia, ma da luglio dovrò essere pagato negli USA. Fiscalmente come mi devo comportare? Essere dipendente qua deriva dalla tipologia di visto che ho ottenuto (lavoro temporaneo). Gli USA ti tassano in quanto il reddito è prodotto qua, l'Italia perchè residente. Come mi devo comportare? Mi dispiacerebbe chiudere la partita iva.

    Grazie Paolo

  41. #41
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    Citazione Originariamente Scritto da criceto Visualizza Messaggio
    Wango, la Ltd inglese è una società di capitali, paga le tasse (se dovute ... dato che la legislazione è oltremodo favorevole) in UK, i soci (se italiani) pagheranno le tasse in italia (non è proprio esatto ma ci siamo vicini).
    Ovviamente i soci di una Ltd possono benissimo essere anonimi (uno dei motivi per cui si apre) per cui trai le dovute conclusioni ..he he he ...
    Ciao criceto, ho capito il discorso dei soci anonimi, ma io cmq avendo una casa, auto e moglie e dei figli che vanno a scuola in italia, dovro' produrre un reddito da qualche parte in italia, altrimenti il fisco italiano potrebbe dirmi in qualunque momento 'da dove paghi le tue bollette?'

    resto confuso...

  42. #42
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    ho letto tutti i post riguardanti la discussione e non capisco sinceramente questo dettaglio sempre inerente all'auto con targa italiana o casa di proprieta' italiana. Vivendo all'estero mica vuol dire che non abbiamo nulla. Posso pure avere un auto inglese ed una italiana e una casa di proprieta' in italia non esclude mica un contratto di affitto all'estero, mica dormiamo sotto i ponti quando non siamo in italia. Quindi vorrei capire come fa lo stato italiano a decidere la nostra residenza solo in base ad un auto.

  43. #43
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    Ciao Wango,
    la casa di proprietà in Italia e l'auto con targa italiana sono solo degli indizi che, in presenza di altri elementi, potrebbero portare il fisco a presumere che la residenza effettiva del soggetto cancellato dall'Aire sia in Italia e dunque qui debba dichiarare i propri redditi (oltre che nel paese estero). Ma si tratta solo di elementi indiziari ed è sempre ammessa la prova contraria da parte del contribuente. Quindi è perfettamente lecito possedere questi beni in Italia, ci mancherebbe altro!

  44. #44
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    Citazione Originariamente Scritto da marco.commercialista Visualizza Messaggio
    Ciao Wango,
    la casa di proprietà in Italia e l'auto con targa italiana sono solo degli indizi che, in presenza di altri elementi, potrebbero portare il fisco a presumere che la residenza effettiva del soggetto cancellato dall'Aire sia in Italia e dunque qui debba dichiarare i propri redditi (oltre che nel paese estero). Ma si tratta solo di elementi indiziari ed è sempre ammessa la prova contraria da parte del contribuente. Quindi è perfettamente lecito possedere questi beni in Italia, ci mancherebbe altro!
    ah ok, perche' leggendo qua e' la sembra quasi che devi tagliare qualsiasi legame con l'italia e dare fuoco all'auto
    insomma penso che Aire o non Aire posso pure avere una casa di proprieta' in Italia o un'auto per quando vado a trovare i miei genitori in Italia, ma vivo cmq all'estero, ho un contratto di affitto in casa estera, una possibile auto all'estero etc.

  45. #45
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    Ciao a tutti,
    un ulteriore quesito: le convenzioni bilaterali (es. Italia - Gran Bretagna) prevedono l'esenzione dei redditi per dottorati per 2 anni, se al termine dei due anni ci si trasferisce in un altro paese conseguendo lo stesso tipo di reddito è possibile avere altre 2 anni di esenzione oppure dovranno essere pagate le imposte nello stato in cui si è vissuto per 183 giorni?
    grazie

  46. #46
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    freelance italiano e tasse

    Salve a tutti,

    spero possiate aiutarmi, ho cercato su internet ma non ho trovato risposta a questa domanda.
    La mia situazione è questa:

    lavoro come italian seo writer per una società americana, con sede in America. Io lavoro dall'Italia. Normalmente, quando lavoro con società italiane, faccio una ritenuta d'acconto e la cosa finisce li (tenendo conto di limiti di questa formula di ricevuta ovviamente).

    Il mio dubbio però è questo: ricevendo soldi (via paypal) dall'America, immagino già tassati li dalla società, devo ulteriormente pagare le tasse anche qui in Italia? o valgono quelle pagate da loro in USA?

    Grazie mille a tutti per l'aiuto che potrete darmi

    Francesco

  47. #47
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    Citazione Originariamente Scritto da wippo Visualizza Messaggio
    Buon giorno a tutti.
    Vorrei contribuire con l'esperienza vissuta sulla mia pelle al problema della tassazione per i residenti italiani all'estero.
    Premetto che quanto vi segnalo deve essere preso con prudenza verificando nel paese in cui vivete le regole applicate e le modalità di tassazione e convenzioni attuali esistenti.
    Parlo di una famiglia con figli minori, se i figli sono maggiorenni o frequentano l'università o non si vogliono trasferire le cose sono differenti.

    Ad ogni modo ci sono 3 (tre) punti chiave da considerare per essere considerati residenti all'estero e devono essere tutti e TRE RISPETTATI.
    1- Iscrizione AIRE : se conviventi o con moglie/marito e figli, l'iscrizione deve essere effettuata da tutti i membri della famiglia, la mancata iscrizione anche solo dei figli non fa decadere lo status ma vi complica la vita, ed in ogni caso il comune di residenza dovrebbe farlo d'ufficio per i figli minorenni, idem per la moglie.
    2- Lavorare all'estero per più di 182 giorni +1 - ad ogni modo se lo fate solo per un anno e poi rientrate vi consiglio di valutare la possibilità di considerarvi con doppia residenza che è cosa un po diversa.
    3- risiedere effettivamente all'estero (prova eventuale fatture bollette ricevute d'affitto etc.) e rientrare sporadicamente in Italia (van bene le ferie Natale e Pasqua ma non per 5 mesi... tanto per intenderci), cioè il centro vitale (famiglia, lavoro, scuola dei figli) è all'estero e non in Italia.

    Tanto per intenderci se io sono all'estero ma la mia famiglia e rimasta in Italia e la mia casa di proprietà è in Italia e all'estero sono solo in affitto, e rientro ogni 15 giorni in Italia ,non sono residente estero ma avrò la doppia residenza che è una cosina un po differente da quanto stiamo trattando. In Italia si chiama domicilio.

    Bene, fatto e capito questo vediamo cosa abbiamo in Italia di nostro:
    - Conto corrente bancario - Chiudere il conto e aprirne uno come residente estero. Potete tenere attivo il vecchio cc per un po ma poi è d'obbligo farlo perchè non siete a posto con le trattenute fiscali e anche la banca non lo è.

    - Titoli azioni BTP etc... - vanno girati tutti sul conto residente estero.
    Se prima avevate i titoli depositati nel Monte titoli spa che provvedeva al pagamento e alle ritenute per vostro conto (conto amministrato), come residente estero dovrete dichiarare interessi dividenti plusvalenze sul modello unico e pagarci le tasse residue (conto dichiarativo).
    Stesso importo andrà dichiarato nel paese di residenza estera con relativa quietanza di tassa già pagata da portare in detrazione ,per effetto dei limiti della doppia tassazione, vedere le convenzioni in atto.

    - Proprietà immobiliari - la prima casa se acquistata ai sensi dell'art.67 TUIR continua ad essere prima casa se vi avevate stabilito la residenza prima di trasferirvi all'estero. Se durante il trasferimento all'estero l'affittate il reddito andrà dichiarato in Italia, cosi come andranno pagate IMU Tassa rifiuti etc.
    Se non la affittate (per alcuni anche se l'affittate ma io andrei cauto) per l'Italia rimane la vostra prima casa per cui nulla cambia.
    L'eventuale reddito per l'affitto andrà dichiarato anche nel paese di residenza estera e avrà lo stesso trattamento degli interessi sui titoli, si somma.

    - Auto moto etc - il comune una volta che vi ha iscritti all'AIRE dovrebbe comunicare i dati alla motorizzazione la quale dovrebbe mandarvi a casa gli adesivi da applicare sul libretto e patente (per le vecchie in formato cartaceo), pagare bollo e assicurazione se non tenuta in box. Alcuni dicono che bisognerebbe richiedere anche la targa come escursionista estero ma non ho trovato sufficienti indicazioni in merito e continuo ad informarmi.

    - Altre proprietà immobiliari continuano ad essere tassate come prima ma ricordatevi di denunciarne il reddito e o le plusvalenze in Italia(sotto vedremo cosa fare nel nuovo paese di residenza)

    Bene adesso vediamo cosa comporta essere residenti esteri nel paese scelto: io sono in Canada e quindi parlo del Canada anche se in linea di principio le cose non sono poi così differenti (vedere sempre convenzioni doppie tassazioni)
    Una volta ottenuto il permesso di soggiorno con visto lavorativo durata max 3 anni rinnovabile per altri 2 o ottenuto permesso di residenza definitiva, ci sono un paio di cose da fare subito. Trovarsi un alloggio, affitto o acquisto dipende da voi. Iscriversi all'assistenza malattie (come nostra ASL) fatelo subito perchè ci mette circa tre mesi ad arrivare la tesserina e se state male in Canada vi spennano completamente (pronto soccorso 750 $ca solo per farsi visitare e se devono ricoverarvi avete finito di vivere) Richiedere il numero di Assicurazione Sociale (attenzione a questo numero: è il vostro identificativo, va solo dato allo stato obbligatoriamente e a nessun altro. Se qualcuno s'impadronisce del vostro numero può praticamente fare tutto quello che fate voi solo che poi a pagare sarete solo voi, vi rubano l'identità... per cui OCCHIO!!!), aprire un conto in banca (per tutte le questioni riguardanti le linee di credito si rimanda a forum differenti), iscrivere i figli a scuola etc.etc.
    Pensate sia tutto .....ebbene no.
    Dovete sapere che per quanto riguarda le tasse il Canada (ma anche l'Italia) considera i suoi residenti tassabili per tutto quello che producono nel mondo.
    Quindi anche voi.
    Allora dovreste alla prima dichiarazione dei redditi dichiarare quali, quante e che valore hanno tutte le vostre proprietà lasciate in Italia, come se alla data della vostra partenza voi le aveste vendute sul suolo ITALIANO (anche se non è vero) e le aveste ricomprate il medesimo giorno ma come residente CANADESE.
    Questo perchè il Canada pretende che eventuali plusvalenze introitate dopo il giorno della vostra nuova residenza le si paghino in Canada.
    La complicazione deriva però dal fatto che non esiste in Italia (che io sappia) per i privati cittadini (discorso diverso per le società o ditte) nessun modello fiscale che mi permetta di trasferire dei beni dall'Italia all'estero senza farne una effettiva vendita.
    Nemmeno il tanto fantomatico modello RW che nessuno compila, sbagliando. Attenzione ai trasferimenti di denaro dall'Italia all'estero etc. l'omissione del RW vi fa diventare automaticamente evasori.

    Allora che fare se non esiste un modello?

    Ecco alcune indicazioni: Prima casa in Italia.
    Procuratevi una stima certificata da un abilitato comprovante il valore della vostra casa alla data di partenza o il più vicino possibile. Se per caso la vendete, visto che in Italia non pagate plusvalenze se l'avete abitata per più di 5 anni e un giorno ( anche in Canada la prima casa non viene tassata ma dovete dichiarala), avrete la possibilità di dichiarare il valore della plusvalenza dalla data di residenza e non da quella di acquisto.(Anche se non dovreste però in ogni caso pagare imposte in Canada sulla prima casa italiana)
    Seconda casa e titoli.
    Visto che non esiste questo famoso modello dichiarativo procuratevi ugualmente una stima certificata (per i titoli o fondi o azioni basta la quotazione di borsa sui giornali alla data e - del cambio -) .
    Se vendete, le plusvalenze andranno dichiarate e pagate in Italia.
    Lle stesse calcolate dal giorno della nuova residenza in Canada dichiarate e pagate in Canada e allo stesso tempo porterete in detrazione" pro quota-data" quanto pagato in Italia facendo riferimento al valore delle stesse al giorno del vostro trasferimento ( un po complicato e poi voglio vedere chi mi certifica il pagato "pro quota-data", ma così è e cosi funziona)
    Bene per il momento è tutto. Consiglio: se vi trasferite e lo fate definitivamente vendete tutto e portate via tutto, vi complicate meno la vita.
    Se non vi siete iscritti all'AIRE e la vostra famiglia e i vostri beni risiedono in Italia non dovete cercare di capire cosa sono i residenti estero ,perchè voi siete ancora residenti in Italia, quindi dovrete tassare i redditi percepiti all'estero in Italia e non il contrario.
    Wippo sto provando ad inviarti MP ma hai la casella piena

  48. #48
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    Ciao a tutti , sono nuovo del forum,
    volevo gentilmente chiedere lumi sulla mia situazione : attualmente sono lavoratore dipendente per una ditta italiana che vende e fornisce assistenza all'estero , il punto è che io vorrei passare a essere lavoratore autonomo e trasferirmi in Guatemala , continuando a dare servizio come faccio attualmente per la stessa ditta , mantenendo la residenza in Italia, mi pare di aver capito che non è necessario aprire una partita IVA estera (lavoro occasionale) . In parole povere , sarebbe quindi sufficiente aprire un conto corrente in Guatemala e farmi versare lo stipendio su quel conto e poi dichiarare i redditi in Italia o devo aprire una partita iVA e quali sarebbero gli svantaggi/vantaggi?
    grazie mille

  49. #49
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    Ciao Claudio,
    la questione riguarda la doppia tassazione tra l'Italia ed il Guatemala, nel senso che attualmente non c'è un accordo tra le due Paesi, quindi potresti essere obbligato a pagare le imposte sia in Italia che in Guatemala. Comunque per fare le opportune valutazioni sarebbe opportuno chiedere una consulenza per valutare la tua situazione fiscale approfonditamente. Es. Se paghi le imposte in Italia ma vivi per un lungo periodo in Guatemala (superiori a 183 o 184 giorni a seconda che si tratti di anno bisestile o meno), potresti incorrere in sanzioni in Guatemala o viceversa (World Wide Taxation).
    Claudio
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  50. #50
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    Citazione Originariamente Scritto da ClaudioL Visualizza Messaggio
    Ciao Claudio,
    la questione riguarda la doppia tassazione tra l'Italia ed il Guatemala, nel senso che attualmente non c'è un accordo tra le due Paesi, quindi potresti essere obbligato a pagare le imposte sia in Italia che in Guatemala. Comunque per fare le opportune valutazioni sarebbe opportuno chiedere una consulenza per valutare la tua situazione fiscale approfonditamente. Es. Se paghi le imposte in Italia ma vivi per un lungo periodo in Guatemala (superiori a 183 o 184 giorni a seconda che si tratti di anno bisestile o meno), potresti incorrere in sanzioni in Guatemala o viceversa (World Wide Taxation).
    Claudio
    Ok , ma la mia domanda cruciale era: posso lavorare per una ditta italiana che mi pagherebbe su conto estero senza aprire partita IVA e dichiarare i redditi sempre in Italia , o è necessario aprire partita IVA? grazie mille

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