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#1 (permalink) |
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User Newbie
Data di registrazione: Sep 2011
Ubicazione: Bari
Messaggi: 1
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E-commerce e responsablità civile/penale del venditore
Salve a tutti! Spero di riuscire a trovare una risposta ad una domanda alla quale da tempo sto cercando una risposta. Sono intenzionata ad aprire un negozio on line e rigurado gli adempimenti credo di sapere già tutto. Scrivo quello che so in modo da poter essere di aiuto per chi, come me, vorrebbe cimentarsi in questo tipo di attività e anche perchè così potrei essere corretta in caso di errori.
So che bisogna inoltrare una richiesta presso il proprio Comune di residenza come se si dovesse aprire un negozio "reale" e che una volta ottenuto il benestare dei Vigili Urbani (in questo caso vale il cosiddetto "silenzio-assenso", ovvero se non si presentano a fare il sopralluogo entro i 30 gg dalla presentazione della domanda significa che puoi cominciare l'attività) devi fare l'iscrizione alla Camera di Commercio pagando una tassa non più alta di € 80/90 e aprire una P.IVA che è gratuita. Per quanto riguarda il tipo di gestione, credo che osserverò il regime dei minimi visto che non effettuerei esportazioni, non avrei dei dipendenti e non supererei gli € 30.000 annui di fatturato. Le mie domande, ovvero i miei dubbi, riguardano questi punti: 1) potrei aprire l'attività domiciliandola presso la mia abitazione? In caso di negozio reale, almeno per quanto riguarda il Comune in cui risiedo, è necessario che il locale commerciale sia provvisto di servizi igienici e che il bagno sia provvisto di antibagno (ovvero, il WC deve essere separato dal lavandino! ). Nel caso, devo riservare una stanza all'attività?2) Nel caso in cui l'attività fosse al mio domicilio, è un problema il fatto che l'abitazione è intestata ai miei genitori? 3) E' risaputo che ormai, qualunque cosa si acquisti (o quasi tutto!), proviene dalla Cina per poi...puntualmente!...sentire al TG che hanno sequestrato merce illegale e/o nociva per la salute. Mi pongo questo problema perchè qualche anno fa ero titolare di un esercizio commerciale. Ho sempre preferito acquistare da fornitori Italiani, ma una volta mi è capitato di acquistare della merce che poi ho trovato su una bancarella di Cinesi ad un terzo del prezzo che io (da ingrosso!) ho pagato!!! Quindi mi chiedo: se si scopre che della merce che io vendo non è conforme alle leggi italiane...che rischi corro? E come tutelarmi? C'è chi mi ha suggerito di far scrivere sulle fatture la dicitura "la merce menzionata in tale fattura è conforme alle leggi CEE" o qualcosa di simile! In questo caso, la merce mi verrebbe comunque sequestrata, ma non subirei denunce penali! E' così? ....bhò? ![]() Grazie a tutti per l'aiuto! |
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