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Il libro come un blog

Ultimo Messaggio di Leonov il:
  1. #1
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    Il libro come un blog

    Benvenuti in sezione
    Passo qui una piccola provocazione amichevole. Nel mondo del Web, dove l'e-book è partito come infoprodotto, arrivando alle diramazioni moderne, molto interessante è l'idea del libro come spazio, dove poter anche ospitare gli amici se hanno valore aggiunto da proporre, come un guest all'interno del proprio blog. Cosa ne pensate di questa tecnica online applicata al mondo del libro? Attendo vostre opinioni

  2. #2
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    Ciao Cantodinverno.

    La tua idea mi ha ricordato il mio libro di Chimica all'università: noi lo chiamavamo semplicemente "il Corradini", perché era lui — il professor Corradini — il coordinatore del progetto editoriale dietro l'opera (Chimica Generale, editrice Ambrosiana). Però a ben vedere quasi ogni capitolo era scritto da autori diversi, sebbene si intuisse un qualche lavoro di armonizzazione finale del testo e di unificazione dello stile. I maggiori esperti su ogni tema si erano riuniti e, sotto la guida del curatore, avevano composto il trattato.

    Questo mi ha riportato alla mente i tanti libri, in ambiente scientifico/accademico, dove gli argomenti vengono suddivisi tra vari autori, ciascuno dei quali si concentra su un aspetto del problema. Si va da semplici giustapposizioni di pubblicazioni già presenti altrove, che vengono ristampate senza ulteriori modifiche e vanno a comporre l'opera, fino a complesse rielaborazioni a più mani in cui specialisti spesso assai lontani geograficamente si coordinano tramite qualcuno dei molti strumenti oggi a disposizione (teleconferenze, programmi di sincronizzazione dei documenti in remoto, app per la gestione dei flussi di lavoro in collaborazioni ad ampio spettro).


    Non so di preciso cosa si intenda con l'equivalente librario del "guest post", ma è tradizione ben nota quella della prefazione o della postfazione scritta da eruditi che spesso sono anche amici personali dell'autore, specie nell'ambito della letteratura moderna e contemporanea. Ci sono poi casi recenti nell'ambito del fumetto: Leo Ortolani ha lasciato le redini del suo Rat-Man per un numero, il 48, realizzato da altri autori (parere personale: l'esito dell'operazione non è stato eccelso), e la striscia "Perle ai porci" di Stephan Pastis ha recentemente ospitato, nel giugno del 2014, tre serie di tavole disegnate in coppia con l'immenso Bill Watterson, indimenticato autore di Calvin & Hobbes (la storia è affiorata solo qualche settimana dopo, quando Pastis ha svelato il mistero e la Rete è andata in fibrillazione).


    L'idea del "guest chapter" in un libro mi lascia interessato e lievemente attendista, in ragione delle molte variabili in gioco. Da un lato, credo che ci siano forme compositive che si prestano naturalmente alla pratica — una "ricetta-dono" offerta da un amico, in un libro di cucina; un "racconto-dono" in un'antologia di storie generalmente firmate da altro autore — e che dall'operazione potrebbero trarre grande beneficio. Occhio però a non dare troppo peso al fattore-marketing, altrimenti si passa da una lodevole iniziativa a un risultato che nel migliore delle ipotesi è inconcludente, nel peggiore, deprecabile sotto ogni aspetto.

    Se invece parliamo di qualcosa di molto diverso, ad esempio un romanzo in cui l'autore X lascia allo scrittore Y il capitolo Z, offrendogli per qualche pagina il controllo della storia e impegnandosi a seguire le diramazioni nuove della trama, allora la faccenda si fa più complicata, e gli equilibri tra le personalità in gioco devono essere perfetti, oppure in un attimo si precipita nel caos. Mi piacerebbe molto lasciare nelle mani di un altro le mie storie, lasciando che nuova linfa e idee vi scorrano attraverso la penna di un amico, però devo constatare allo stesso tempo che sono davvero pochissime le persone a cui affiderei le mie trame, certo di ritrovarle al mio ritorno nuove ma non stropicciate o snaturate.


    Tu cosa avevi in mente di preciso, o a quali scenari stavi pensando?
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  3. #3
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    Non stavo pensando a prefazioni/postfazioni (quella è una tecnica consolidata per avvalorare poi il testo stesso). A livello di romanzo, visto che sono in stesura, vedo quasi impraticabile la via del singolo capitolo, anche se con accordi tra gli autori (a meno che non stiamo parlando dei libri per intero scritti a due mani, o nel caso in cui uno scriva e il collega disegni alcune miniature, come avviene in Giappone).

    Mi riferisco alla scelta strategica di alcuni argomenti nel "saggio web", ormai un genere letterario a sé. Io sono una copy e, per la parte social, chiedo a un'amica di scrivermi il capitolo sui social. Poi, può capitare che lei faccia un libro sui social e mi chieda un capitolo sui contenuti. Tu come la vedi?

  4. #4
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    In questo senso si torna allo spirito del "Corradini": collaborazione in spazi ben definiti e su argomenti circostanziati. Un sistema rodato che ha dato fino a qui ottimi frutti.


    Purché gli stili comunicativi dei vari partecipanti all'iniziativa si armonizzino a sufficienza — ci vuole un controllo editoriale alla fine, per evitare sorprese e brusche discontinuità —, e i punti di vista dei vari autori concordino sui nodi fondamentali, potrebbe essere un'ottima idea, e un potenziale arricchimento per tutti, a partire dall'opera stessa (e quindi dei suoi lettori).


    Il libro a due mani è una storia diversa, concordo. Però sarei curioso di affrontare la sfida sul singolo capitolo: potrebbe essere interessante. Un giorno, magari.

    Altri pareri sulla proposta? Sono quasi certo che ci siano una miriade di soluzioni creative a cui non abbiamo pensato, e che potrebbero rivelarsi spunti validissimi per nuovi modelli collaborativi. Cantodinverno parlava di commistioni con la parte grafica: si potrebbe corredare un saggio tecnico con infografiche ben progettate, a tutta pagina o su più pagine — o meglio, su fogli più grandi che si dispieghino, come le cartine che inframmezzavano le pagine delle vecchie guide rosse regionali dell'ACI...


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