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"Adottiamo le Parole Dimenticate" - Un'iniziativa della Biblioteca di GT

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  1. #1
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    "Adottiamo le Parole Dimenticate" - Un'iniziativa della Biblioteca di GT

    Vi piacciono le parole?

    Che ne pensate di quelle un po' strane, poco note o che sembrano venire dritte dritte da un passato remoto?

    Personalmente, le adoro; soprattutto alcune che nessuno cerca più. Hanno un fascino tutto speciale. Dunque mi sembra naturale preoccuparmi affinché certe espressioni siano difese e diffuse.

    Mi spiego meglio.


    Tutte le parole, così come le storie, hanno bisogno di una voce che le diffonda e le raccolga, che le gridi e le sussurri, che le strapazzi e le coccoli.

    Ognuna non fa che chiedere silenziosamente cura, dedizione ed attenzione da parte delle ugole e delle corde vocali di coloro che ne fanno uso. Anche l'inchiostro con cui sono scritte è un cibo prelibato, e perfino i bit dei computer si sono rivelati, di recente, ottime culle in cui nutrire, coltivare ed allevare parole vecchie e nuove.

    Purtroppo, però, non sempre le storie hanno un lieto fine.

    Accade anche con le "mie" adorate parole: alcune diventano antiche, obsolete, desuete; invecchiano, insomma. Nessuno le cerca più, così quelle avvizziscono e si perdono tra pagine di polverosi vocabolari.

    La fiamma della vita si fa più fioca nel loro mondo di suoni e voci, finché di esse non resta che un mucchietto di brace semisepolta da altri resti simili.


    Tutto questo non mi piace proprio. Nossignore.

    Per questo motivo lancio qui, oggi, la vasta ed ambiziosa campagna:


    "Adottiamo le Parole Dimenticate"


    Un'iniziativa sociale per la salvaguardia di ciò che di bello - ma anche strano, singolare e interessante - sta scomparendo dalla nostra ricca lingua, condannandoci ad usare un vocabolario sempre più striminzito e miserello.


    Basta pochissimo per regalare una nuova vita alle parole che più ci piacciono - e che magari non usiamo per paura che altri ci possano prendere per degli "antichi" o dei "signorini-so-tutto-io".

    Davvero, basta poco; è sufficiente scriverle qui, in questa discussione.

    Se vogliamo, possiamo raccontare anche qualcosa in più di questi termini che ci stanno a cuore (io almeno lo farò): cosa significano, perché ci piacciono, dove le vedremmo bene oggi, cosa ci ricordano.

    Insomma, perché non donare un'iniezione di nuovo smalto e nuova linfa a termini commoventi come "pastrano" o "paltò"? Coraggio, fate vibrare una voce arcaica come "ustrino"; e che ne dite di far "scrocciolare" un po' di "paturnie"?

    E se ogni tanto ci sale alla gola un "vieppiù", un "perbacco", un grazioso ma fermo "acciderboli", beh, questo è il posto giusto per parlarne.


    Lasciare qui un omaggio alle parole "dimenticate" (da altri, non da noi) che ci piacciono non costa nulla, ma le farà vivere di nuovo: un dono prezioso ai termini che ci accompagnano, più o meno spesso, nella vita di ogni giorno.

    Qualunque contributo, anche il più piccolo e isolato, sarà oltremodo gradito.
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  2. #2
    Moderatore L'avatar di gianrudi
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    Enantiodromia, parola brutta fuori e praticamente impossibile da ricordare, ma bella dentro per il principio universale che esprime: ogni cosa sfocia prima o poi nel suo contrario.

    Coniata da Eraclito e ripresa da Jung, indica un concetto che si ritrova un po' dappertutto: per esempio in macrobiotica, in astrologia (con il fenomeno 'del risucchio' nel segno zodiacale opposto, per cui l'accumulo di pianeti in un certo segno ribalta le caratteristiche personali in quelle del segno opposto) e anche in fisica.

    I principi della termodinamica, che propongono un universo a entropia crescente con tendenza costante all'aumento del disordine e alla perdita di informazione, sembrerebbero contravvenire a questa regola, dato che l'entropia non sfocerebbe mai nel suo opposto, ma secondo me l'enantiodromia è più forte dell'entropia e di certo esiste un corrispondente andamento neg-entropico.

  3. #3
    Esperto L'avatar di Andrez
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    Grande Gianrudi!


    ... e che aspetti ad inserire la bellissima descrizione che hai dato di Enantiodromia (ma anche Entropia) nel nostro Wiki?

    Per qualsiasi indicazione per l'azione sono a tua disposizione.

  4. #4
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    L'avatar di Leonov
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    Enantiodromia...

    Ma è sublime!

    Comincia benissimo, questa campagna di adozione.

    Mi unisco all'appello di Andrez per l'inserimento nel WikiGT (per qualsiasi curiosità o domanda tecnica in tal senso, considerami a tua disposizione), ma anche se non ti andasse, hai la mia più viva gratitudine per aver partecipato al "gioco".

    Grazie davvero, Gianrudi.


    P.S.: Non esistono parole brutte, secondo me. Solo suoni e idee cui abituarsi un po' di più...
    Ultima modifica di Leonov; 10-01-09 alle 15:29
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  5. #5
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    Tre piccole aggiunte per inaugurare il 2009 e traghettare la campagna/iniziativa "Adottiamo le Parole Dimenticate" nel nuovo anno.


    "Damigella". Nessuno lo usa più, ed è un peccato; una damigella di solito mostra di possedere grazia, garbo, delicatezza. Un fascino discreto e rarefatto che forse non smuove più gli uomini, educati negli anni ad essere attratti da altre doti ed argomenti.

    "Sferisterio". Ovvero il campo da gioco della pelota o della pallacorda: il termine sta ormai cadendo in disuso, però forse si ricorderà che proprio in uno sferisterio i rivoluzionari francesi del 1789 diedero il via alla valanga che regalò al mondo la democrazia moderna e i suoi principi... Personalmente, pago qui un debito di riconoscenza.

    "Vibrissa". Di solito lo si legge usato al plurale "vibrisse" ed indica i "baffi" del gatto o altri peli tattili di mammiferi. A me, però, ha sempre fatto pensare al nome di una potentissima strega, una creatura capace di grandi magie e incantesimi eterni. Qualcuno di cui raccontare la storia.


    E voi? Qui siamo ansiosi di conoscere le vostre preferenze...
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  6. #6
    Esperta L'avatar di pikadilly
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    Nei documentari sui gatti, le vibrisse sono nominate molto spesso.

    Una parola che ho sentito or ora è bugigatto (o anche bugigattolo) che, se non ricordo male, sta a significare una piccola stanza o "buco" inteso come piccolo spazio. Erano anni che non sentivo questa parola.

    Un'altra parola che non sento quasi più è alterco che significa piccola discussione.
    Ultima modifica di Leonov; 10-01-09 alle 15:28 Motivo: Messa in evidenza degli acronim

  7. #7
    Esperta L'avatar di cherryblossom
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    Buongiorno Leonov,
    il richiamo alle damigelle mi porta lontano, nel lato opposto: maschile e rude

    Uso spesso epiteti buffi per mio figlio del tipo: brigante, briccone, filibustiere, anche bucaniere. Termini di cui conservo il suono -simpatico- più del loro significato.

    Filibustieri, infatti, erano i pirati, i corsari delle isole dei Caraibi nel XVII secolo: quelli che facevano liberamente bottino. Oggi è sinonimo di persona disonesta ma credo che queste parole tutte, portino con se ancora quella simpatia, quel fascino soprattutto, legato al nome e al ruolo originario.
    Il termine può essere infatti trasportato facilmente nel campo dei sentimenti, delle aspettative delle dolci donzelle di cui i filibusteri fanno -invece- facile bottino .


    Così brigante: sinonimo di bandito, fuorilegge; deriva da brigare e cioè praticare, lavorare, trovarsi insieme; anche da briga (secondo alcuni), parola gallica che indica Forza (poi divenuta Prepotenza).

    Anche in questo caso la simpatia del termine sta nel fatto che il brigante non è oggettivamente cattivo ma solo contro la legge e magari la legge stessa in determinati periodi è molto più brigante di colui che è così inquadrato da chi detiene il potere. Anche il partigiano è -può essere considerato- un brigante.
    Riporto questa frase interessante di wikipedia a proposito di briganti, per spiegare meglio la relatività di tali sostantivi: Quando i libri di storia sono scritti dai vincitori, questi possono assumere questo punto di vista nei confronti dei vinti, a giustifica dell'opera di repressione nei loro confronti. In queste circostanze, i testi della storia ufficiale possono differire dai fatti come oggettivamente avvenuti, risultando fonti poco attendibili.

    il Briccone, invece, sembra comportare un richiamo meno nobile, meno simpatico (seppure il suono è invece tra i più tondi) sia del filibustiere che del brigante, è come se tale comportamento non fosse sostenuto ne da ideali (come potrebbe il brigante) ne da tipico e sostanziale stile di vita (come il pirata) ma solo dal bisogno di offendere, di turbare (malfattore).

    La simpatia sta comunque, in questi casi, dalla non contemporaneità del termine e del problema o situazione che rappresentano. Finchè denotano, infatti, una direzione di comportamento, un vezzo malandrino della personalità è un conto .... oltre, quando e nel caso in cui si tocchino vita e suoi diritti ... damigelle (silenziose e consenzienti) e briganti (violenti) perdono ogni simpatia.
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  8. #8
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    Grazie, Pika, per due parole dimenticate da una società che è diventata affamata soltanto di spazi enormi e di faide fratricide, incapace di riconoscere il valore di un piccolo angolino angusto e di una litigata breve ma non troppo violenta, in cui si usano solo le parole e non si viene alle mani.


    Scelte eccellenti, Cherry, che in un batter di ciglia mi hanno condotto per mano su galeoni all'arrembaggio, golette corazzate e caracche (= tipo di nave) cannoniere.

    Oppure sono finito nella macchia, appiattito contro il terreno a odorare l'erba fresca di rugiada, nell'interminabile attesa di un carriaggio da depredare e di una scorta da rapinare (senza spargimento di sangue, ovviamente: siamo ladri, ma galantuomini).

    È vero, quando i vincitori di un processo storico scrivono la "Verità" sul loro periodo, spesso gli avversari vengono coperti da una patina peggiorativa a scopo (anti-)promozionale: i nostri partigiani, quando gli Americani sbarcarono in Italia, furono considerati dei fuorilegge, in barba a tutti i sacrifici fatti per tenere a bada gli occupanti nazifascisti.
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  9. #9
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    In tema di feste e brindisi .. mi è venuto in mente Coppiere: Colui che versa da bere ai commensali.
    Oggi è molto più usato Sommelier ma mentre quest'ultimo assaggia il vino per verificarne la corrispondenza a determinati criteri, il coppiere assaggiando, si accertava non ci fossero veleni disciolti prima di lasciarlo bere al Re.

    Coppiere ha un suono -a mio parere- più interessante, più gradevole, più coinvolgente di Sommelier.
    Sarà anche il richiamo alla figura mitologica del Coppiere degli Dei anzi Coppiera prima e cioè Ebe (figlia di Giove e di Giunone e Dea dell'eterna giovinezza) e Ganimede poi che la sostituì (bellissimo giovinetto che fu chiamato in cielo per volere di Giove che pare di lui si invaghì).

    Cercando ... ho trovato "Il libro del coppiere" di Hafez (poeta lirico Persiano vissuto a cavallo del 1300) qui la faccenda si fa ancora più interessante , poichè il vino e l'ebrietà (che preferisco ad ebbrezza) assumono connotazioni mistiche .... un vino mistico che permette di raggiungere quell'estasi indispensabile per avvicinarsi ai misteri del mondo, alle soglie del Divino....
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  10. #10
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    La divagazione sul mescitore / assaggiatore divino in epoca classica - Grecia e antica Roma - ha posto l'accento su una figura che non manca mai nelle grandi mitologie, dal momento che un grande banchetto di dei non può farsi mancare della servitù parimenti speciale.

    Mi ha ricordato un'altra grande figura di coppiera, quella Freyja o Frigg che stilla sidro e idromele per gli dei del Pantheon scandinavo, da Odino in giù, e che in quel caso simboleggia anche il focolare domestico, il matrimonio, la poesia, la fertilità e tutti gli altri attributi tradizionali della moglie o della donna in età da marito.

    Sidro, idromele, nettare e ambrosia: quattro nomi per alimenti considerati sacri, spesso ad esclusivo beneficio delle bocche divine, ormai scomparsi tanto dalla nostra dieta quanto dal nostro vocabolario...
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  11. #11
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    Riflettevo (e così sono andata a ricercare) su un'altra parola, in realtà abbastanza comune (anche se più spesso, usata a sproposito) e di grande interesse (almeno per una parte) del genere femminile : Galanteria.

    Alla maniera del Wiki [Ga-lan-te-rì-a] s.f.

    Finezza di modi o più ampiamente, comportamento premuroso, cerimonioso e servizievole (per lo più) degli uomini nei confronti delle dame.

    La provenienza e la responsabilità della diffusione di tale comportamento, ha origine nelle poesie dei "trovatori" del XII e XIII secolo. Dalle loro composizioni emerge l'ideale dell'"amor cortese" e cioè di un sentimento che scaturisce dall'amore (non fatto di sola sensualità e di possesso) per una donna, capace di nobilitare ed affinare l'uomo.

    Questo nuovo atteggiamento nei confronti della donna -adombrata per secoli dalla visione della Chiesa che accostava il femminile al diavolo e al peccato- ebbe una grande risonanza (dalla Francia all'Italia, Spagna, Germania, austria, Portogallo) e diventò il fondamento di un vero codice di condotta sociale.

    Mi chiedevo anche quale fosse l'equivalente al femminile ... servizievolezza o resta galanteria anche se si parla di una donna?

    Grazie per aver inserito le parole che avevo scelto nel Wiki.
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  12. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da cherryblossom Visualizza Messaggio
    Mi chiedevo anche quale fosse l'equivalente al femminile ... servizievolezza o resta galanteria anche se si parla di una donna?
    Cara Cherry, la questione è più delicata di quanto possa sembrare a prima vista.

    A rigore, "galanteria" è un termine fortemente connotato sul piano del genere (maschile) a causa della sua origine storica; non una parola spiccatamente "sessista", ma di certo eredità di un'epoca in cui i ruoli maschili e quelli femminili erano molto ben differenziati.

    Non è un caso che, nei poemi e nelle leggende, le donne guerriero siano quasi sempre fonte di scandalo e siano per lo più vergini insensibili ai richiami di Cupido.

    A questo punto separiamo un po' le questioni.


    - L'Amor Cortese esiste in ambo i sensi, soltanto che mostra caratteristiche diverse secondo che si parli dell'uomo che ama una donna o della donna che ricambia il sentimento. L'uomo è galante, la donna è allusivamente accondiscendente o lievemente insensibile secondo quale destino sia riservato alla coppia (il lieto fine o lo struggimento del maschio, che trasfigura il dolore in virtù poetica o militare).

    - La galanteria come codice di comportamento è, letteralmente, solo maschile. Non perché le donne non possano aprire gli sportelli delle auto ai compagni o portare loro dei cioccolatini, ma per le predette questioni di contesto storico in cui è stato coniato il termine. Un uomo premuroso e servizievole era percepito come una bizzarria, una donna servizievole era considerata nella norma.

    - Il corrispettivo della galanteria non è esattamente la servizievolezza - quella nasce dopo, quando l'unione della coppia è stata celebrata. Più che altro le donne dovevano limitarsi ad esistere in quanto tali, simili ad icone lontane (Dante amò Beatrice, ma non si fece problemi a sposare un'altra, tal Gemma Donati).

    - Esiste allora un corrispettivo femminile della galanteria maschile? Forse ce lo suggerisce lo stesso ideale dei trovatori: uomo galante per una donna cortese, cioè casta, leggiadra, eterea, divenuta perfetta nei sogni del Poeta proprio perché irraggiungibile.

    Questa però, è solo un'ipotesi. Servirebbe un medievalista, un letterato o un filologo per sciogliere il dubbio.

    Ce n'è per caso qualcuno in ascolto?
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  13. #13
    Esperta L'avatar di cherryblossom
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    Più che altro le donne dovevano limitarsi ad esistere in quanto tali, simili ad icone lontane (Dante amò Beatrice, ma non si fece problemi a sposare un'altra, tal Gemma Donati).
    Infatti, a questo proposito, avevo trovato una parte della storia che mal digerivo e pertanto avevo omesso ... in cui si dice che l'amor cortese nasce come un'esperienza ambivalente, fondata sulla compresenza di desiderio erotico e tensione spirituale, detta mezura, ossia misura, la giusta distanza tra sofferenza e piacere tra angoscia ed esaltazione. Per questa ragione non si può realizzare nel matrimonio e l'amor cortese è quindi adultero per definizione .

    A parte le mie preferenze, si trattava quindi e più che altro di una reciproca elezione, ci si prometteva reciprocamente ed anche tacitamente di essere gli unici destinatari di pensieri d'amore elevati.
    Esistono ancora queste cose? Ma soprattutto sono mai esistite o come dici tu, sono tali proprie perchè irragiungibili, irreali?
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  14. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da cherryblossom Visualizza Messaggio
    ... si trattava quindi e più che altro di una reciproca elezione, ci si prometteva reciprocamente ed anche tacitamente di essere gli unici destinatari di pensieri d'amore elevati.
    Esistono ancora queste cose? Ma soprattutto sono mai esistite o come dici tu, sono tali proprio perché irraggiungibili, irreali?
    Tante domande generate da una semplice parola: la potenza del vocabolario non finirà mai di stupirmi.

    Cerchiamo di andare con ordine.


    Scenari di Amore Cortese sono probabilmente esistiti, ma forse andrebbero un po' smitizzati: le donne medievali, trattate troppo spesso come sguattere, trovavano forse sollievo nei casti approcci dei trovatori e nelle loro soavi composizioni poetiche - quantomeno, i menestrelli non le picchiavano regolarmente né le costringevano a soddisfarli come facevano certi mariti.

    Allo stesso tempo, non tutti i poeti erano integerrimi e platonici, ma è ragionevole pensare che ci sia stato chi si è approfittato del ruolo per infilarsi sotto le gonne di mogli e madri serie e un po' ingenue.


    Se oggi esiste qualcosa del genere? Non saprei dirlo. La situazione prima descritta era una variazione ad un sistema molto codificato e rigido, assai diverso dalle relazioni liquide moderne, in cui i confini sono per lo più crollati.

    Credo che esistano amicizie molto speciali in cui, se chi gestisce il rapporto è abbastanza serio e tiene le mani a posto (lui & lei, vale per entrambi), la relazione sia almeno simile a quella dei trovatori, pur se meno sbilanciata verso il maschio. Dipende però da quanto sono tetragoni i due partecipanti al gioco e da quanto è etereo il loro stare vicini.


    Penso sia invece piuttosto chiaro il ruolo preminente dell'immaginazione: se una donna è vista come una dea perfetta e inavvicinabile, forse riesce più facile amarne i pregi e fuggirne i difetti (basta non guardare); viceversa, occorre assai più fatica, coraggio e pazienza per costruire una relazione alla pari in cui, giorno dopo giorno, si sta accanto ad una persona reale, nella totalità dei suoi pro e dei suoi contro.

    Quello dei trovatori era un amore ideale. Bellissimo e capace di regalarci sublimi poesie, ma inadatto a mandare avanti famiglie vere con problemi veri e l'urgenza di sopravvivere. In ultima istanza, era anche roba per far divertire i ricchi e far sognare i poveri. Le analogie odierne si sprecano.


    Un po' mi manca, comunque, l'atmosfera ovattata e delicata di quegli scenari. Non la sua parte artefatta e costruita, ma la grazia e la gentilezza degli approcci, la discrezione e la vaghezza.

    Però magari quello che abbiamo oggi è più vero, onesto e coerente con la realtà. Chi può dirlo?
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  15. #15
    Esperta L'avatar di gaetanuzza
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    Complimenti caro Leonov della tua bella idea!
    Ho sempre considerato il vocabolario un "amico" in quanto come gli amici migliori non smette mai di insegnarci qualcosa... e ho sempre amato usare le parole che tu chiami dimenticate.
    Mi impegnerò a pensare a qualche strano e sibillino termine!


  16. #16
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    Grazie davvero, Gaetanuzza.

    I vocabolari sono proprio degli amici: parlano con un tono pacato e chiaro, spiegando con ordine e pazienza ciò che non conosciamo. Ci insegnano le regole senza rimproveri o sfuriate, ma solo con una forza gentile fondata sull'amore e il rispetto per la lingua che contengono e diffondono.

    Accoglierò con piacere ogni tuo contributo: che siano termini strani e perduti o parole di tutti i giorni con una storia che ti piacerebbe raccontare, qui troveranno sempre un posto libero, considerazione e cura.


    E benvenuta nella biblioteca GT! La tua visita onora tanto queste vecchie e scricchiolanti scaffalature quanto il loro polveroso custode, cioè io.

    Fa' come se fossi a casa tua e non esitare a proporci i libri che più ti piacciono.
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  17. #17
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    Piccolo avviso, destinato tanto a chi partecipa alla presente discussione quanto a chi ne è semplice spettatore (perché magari si sente intimidito, pur avendo cose da dire e voglia di collaborare... ).


    Come potete vedere, le schermate si riempiono via via di piccoli link verdi, che puntano alle pagine della sezione Lingua Italiana del più vasto e complesso progetto WikiGT.

    Questo perché noi non ci limitiamo ad adottare le parole e dedicare loro una fugace citazione tra le pagine della Biblioteca - cioè la sezione Libri e Pubblicazioni o la sua gemella, Poesia e Versi.

    Stiamo invece costruendo un vero e proprio scrigno nel WikiGT dove riversare i termini desueti, rari, strani e sibillini (come ha detto Gaetanuzza): l'edificio è solo all'inizio, ma sono convinto che crescerà forte e saldo.

    Aggiungere il vostro mattoncino personale è facilissimo - e non conta che siate dirigenti, moderatori, esperti o semplici newbie: basta amare le parole e volerle vedere ricordate. È sufficiente inserirsi nel flusso di questa discussione e dire la propria, come hanno fatto senza timore Cherryblossom, Pikadilly, Gianrudi ecc.

    Non esistono parole banali o poco importanti, quindi non vi fate problemi: quello che a voi potrebbe sembrare secondario, per altri potrebbe invece essere una scoperta epocale.

    Se poi ci prendete gusto, beh, allora anche meglio: potete segnalare la parola in questa discussione e successivamente inserirla nel Wiki seguendo semplici standard - basta fare riferimento a quelle che già sono presenti: si capisce subito come allungare la lista.

    Per i dubbi dovete solo chiedere, siamo qui a vostra disposizione proprio per questo; nel caso, provvederemo a scrivere una guida (con tanto di screenshot, magari) per gli inesperti e i negati, proprio come ero io quando ho iniziato poche settimane fa.


    Vi aspettiamo per dare nuova vita alle parole che da troppo tempo tenete gelosamente nel cuore e vorreste scrivere o vedere lette.

    Credetemi, farle uscire dall'ombra è un atto molto liberatorio: non perdete l'occasione.

    Alla prossima.
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  18. #18
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    Salve a tutti. Devo dirvi che ho trovato splendida la tua idea Leonov.
    Vedo che anche i giovani sono affascinati dalle "parole dimenticate". E ciò non è una "quisquilia", una banale "inezia", ma è cosa di gran conto.
    Non vorrei far nascere un "quiproquò", sono certo che il recupero di alcune parole ci renderà più ricchi. Un consiglio: con questo freddo oltre al pastrano potete indossare anche un bel "tabarro" e certamente starete al caldo.
    Cordialmente auguro a tutti una buona serata.
    Luis2

  19. #19
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    Ciao Luis2 e benvenuto nella piccola Biblioteca di GT.

    Ti ringrazio per le tue parole: i termini veri e propri, ma anche e soprattutto il messaggio.

    È vero ciò che dici, alcuni giovani sono affascinati dalle parole dimenticate, che riscoprono e recuperano ogni giorno; non credo sia solo una questione estetica o "sonora", anzi: si sente un gran bisogno di comunicare, comunicare davvero, capirsi e trasmettere idee non ambigue, informazioni non rimaneggiate, concetti netti e diretti, sfumature delicate ma ferme.

    Un discorso impreciso, sciatto, fumoso e approssimativo può essere indizio di tante cose, la meno grave delle quali è l'ignoranza (condizione dalla quale si guarisce senza problemi con pochi sforzi); la peggiore invece è la fraudolenza, e il desiderio intenzionale di ingannare.

    Più si arricchisce il nostro vocabolario, più diventiamo abili nel farci capire dagli altri e immuni alle bugie che ci gettano addosso per disorientarci.


    L'accumulo delle parole ci rende ricchi, fuor di metafora: tale opulenza, al pari di quella economica (forse di più), ci fa da scudo nei momenti di crisi, diventa arma efficace nel momento del bisogno e ci fa da coperta - o magari da tabarro - contro lo "inverno dello spirito" di cui si legge nelle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.

    Oggi tu ci hai resi un po' più ricchi, per questo hai la mia gratitudine; continua, se vuoi e se puoi, te ne prego: sarà un piacere accogliere le "tue" parole e quelle di tutti gli altri.

    Ricambio i cordiali saluti e l'augurio di buona serata.
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  20. #20
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    Grazie Leonov delle belle belle parole e dell'accoglienza. Non mancherò di venirvi a trovare. Buona nottata.
    Luis2

  21. #21
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    Qualche altro termine da aggiungere al nostro piccolo "gioco / iniziativa umanitaria".

    In questi giorni uno status su Facebook mi ha rimesso di colpo in contatto con la parola "guazzabuglio", davvero bellissima.

    Per motivi che ignoro mi sono invece venuti in mente proprio poco fa "damerino" e "cicisbeo" - forse strascichi degli interventi sul tema della galanteria.


    Tuttavia, di recente mi è stato fatto osservare come non ci siano soltanto singole parole attualmente in fase di "pensionamento anticipato", ma anche interi ventagli semantici che risultano un po' troppo trascurati.

    Mi spiego con un esempio: in quanti, tra voi, usano frequentemente le parole seguenti?

    << Grazioso, leggiadro, garbato, aggraziato, cortese, amabile, soave, decoroso, dignitoso, distinto, affabile, castigato, composto, pudico, continente, morigerato... >>

    Cos'hanno in comune gli elementi della lista? Descrivono alcuni pregi di persone. Si tratta, a ben vedere, di doti molto lievi, cariche di sfumature, leggere, il cui carattere non aggressivo contagia inevitabilmente i termini stessi; sono insomma parole che non "colpiscono" chi ascolta, ma al contrario lo avvolgono, comunicano il loro messaggio con delicatezza, con rispetto, con elegante discrezione.


    Sarebbe interessante scoprire, in termini di uno studio socio-psico-linguistico, quali fattori hanno condotto al tramonto di parole del genere, che a differenza di altri termini non avrebbero dovuto sparire.

    Se infatti possiamo pensare che alcuni fenomeni storici - in primo luogo il progresso tecnologico - portino inevitabilmente ad un ricambio lessicale (la "carrozza" che cede il posto alla "automobile", tanto per fare un esempio; la "motocicletta" che rimpiazza il "velocipede"), esistono invece parole esprimenti doti, pregi, virtù o il loro contrario che non dovrebbero sparire, almeno in linea teorica.

    Perché allora si abbandonano anche termini che dovrebbero avere garantita una vita molto più lunga?

    Quali fattori nuovi entrano in gioco in casi del genere?


    Voi che ne pensate?
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  22. #22
    Esperta L'avatar di pikadilly
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    Non è propriamente una parola dimenticata, ma non si usa quasì più, almeno non nel linguaggio di tutti i giorni...ovvero: Acume.

    Acume che vuol dire esseri acuti, almeno io l'ho sempre associato a questa spiegazione.

  23. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da pikadilly Visualizza Messaggio
    Acume.

    Acume che vuol dire esseri acuti, almeno io l'ho sempre associato a questa spiegazione.
    Interpretazione corretta, Pika: acume vuol proprio dire acutezza d'ingegno, perspicacia, vivacità di idee e di sentimenti.

    Una parola bella perché fa pensare alle punte affilate delle lance o delle frecce, ma in un modo non violento e molto intelligente.

    Ottima scelta.
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  24. #24
    Esperta L'avatar di pikadilly
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    Eh sì, io la uso spesso soprattutto nelle frasi ironiche in risposta ad un osservazione ovvia.

  25. #25
    Esperta L'avatar di cherryblossom
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    Citazione Originariamente Scritto da Leonov Visualizza Messaggio
    Tuttavia, di recente mi è stato fatto osservare come non ci siano soltanto singole parole attualmente in fase di "pensionamento anticipato", ma anche interi ventagli semantici che risultano un po' troppo trascurati.

    << Grazioso, leggiadro, garbato, aggraziato, cortese, amabile, soave, decoroso, dignitoso, distinto, affabile, castigato, composto, pudico, continente, morigerato... >>

    Cos'hanno in comune gli elementi della lista? Descrivono alcuni pregi di persone. Si tratta, a ben vedere, di doti molto lievi, cariche di sfumature, leggere, il cui carattere non aggressivo contagia inevitabilmente i termini stessi; sono insomma parole che non "colpiscono" chi ascolta, ma al contrario lo avvolgono, comunicano il loro messaggio con delicatezza, con rispetto, con elegante discrezione.

    Voi che ne pensate?
    Buongiorno Leonov,
    amo molto alcune delle parole (soprattutto) che hai indicato: garbo, garbato, amabile, soave, elegante ...
    Non credo però siano concetti spariti anche se sicuramente trasformati insieme al resto.
    Oggi forse non si sa più comprendere o discernere da dove esattamente deriva il fascino di alcune persone, l'origine di un certo tipo di magnetismo personale, quel non so che che fa si che si noti la presenza di una persona anche in mezzo ad altre cento ed anche se non dotata di particolari doti estetiche, ma il riconoscimento continua ad esserci. Si riconosce l'effetto e si comprende meno la causa .

    Come hai evidenziato si tratta, infatti, di pregi, di doti, di sfumature lievi della personalità che però celano una grande forza ed un grande equilibrio forse innate forse raggiunte dopo vari squilibri ed eccessi.

    Molto spesso le persone credono che dietro a tali atteggiamenti ci possa essere paura o mediocrità ed invece le persone garbate hanno semplicemente gia risolto la rabbia contro il tempo e contro il bisogno di potere a tutti i costi e semplicemente sono (e si sentono).
    i Digital Kids sono fra noi ... i genitori ricorrono al Digital Detox

  26. #26
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    Rieccoci.

    Altre parole da lustrare e rimettere in pista per un giro di ballo o una sfilata sul palcoscenico offerto da questa discussione.


    Oggi, per nessun motivo in particolare, mi è tornato in mente il termine smilzo, che descrive una persona di corporatura magra, snella e asciutta.

    È bastata quella sola parolina svelta per farmi immergere nell'atmosfera dei romanzi noir ambientati negli anni Trenta, quando la refurtiva si chiamava grisbì, i banditi più pericolosi erano i Marsigliesi, le donne del boss - anzi, meglio: del capo - venivano apostrofate come "pupe" e in una banda di ladri non mancava mai il bellimbusto, un po' guascone, con la sua faccia da schiaffi.

    Il periodo in cui per aprire le porte bastava un grimaldello e le donne fatali consumavano sigarette usando il bocchino scuro, mentre i banchieri da spennare erano appunto i polli della situazione, fregati dall'ammaliatrice di turno.

    Quando la batteria era suonata rigorosamente con le spazzole e la voce era fornita in parti uguali dagli uomini e dai tromboni (rigorosamente con sordina). Quando un vestito elegante non poteva mai escludere le ghette, il gilet e l'orologio da tasca - chiamato in gergo "cipolla".

    Il palo della banda era di solito un ragazzino con i calzoni alla zuava e le bretelle, di mestiere lustrascarpe, sveglio e curioso, che si accontentava di un decino ma era soddisfatto quando qualcuno gli sganciava un quarto di dollaro. Tempo di baffi impomatati, monocolo e basettoni.

    Un periodo a ritmo di jazz, blues e charleston.


    Magia di una sola parola e delle porte che è in grado di spalancare...
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  27. #27
    Mescitrice User L'avatar di LorenaS
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    Caro Leonov, oggi ho letto un articolo in un quotidiano online che mi ha fatto immediatamente pensare a te e a questa rubrica.

    Si intitola : Le parole dalla vita più lunga e quelle che non useremo più"

    Inizia cosi': WE, I, who, one, two, three e five. Non è una lezione base di inglese, ma una selezione delle più antiche parole del ceppo linguistico indoeuropeo, quello delle lingue parlate nel continente europeo e asiatico. Oggi queste semplici parole sono comprensibili anche a un bambino. Trentamila anni fa, probabilmente, le avrebbe capite anche un nostro antenato primitivo. I ricercatori sono stati in grado di segnalare quali fossero gia' usate milioni di anni fa.

    Chi fosse interessato puo' leggere il tutto qui.

    Spero di non essere stata inopportuna, nel caso.. "cestinami" pure;-)
    Ultima modifica di Leonov; 27-02-09 alle 15:32 Motivo: Correzione link

  28. #28
    User L'avatar di eleclipse
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    Che bella questa discussione, sopratutto per uno che tende a parlare in modo forbito (che sta a indicare un modo di parlare elegante usando parole ricercate o poco usate), quante volte mi sono ritrovato a parlare con persone che non sapevano il significato delle parole, anche semplici, come acronimo (ormai "abbreviazione" l'ha sostituito). Sopratutto perchè ormai la maggioranza delle persone non si prende più la briga di imparare le parole che indicano esattamente una cosa ma preferiscono usare i sinonimi (che non sono uguali ma solo simili).

  29. #29
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    Grazie a LorenaS per il contributo tra il linguistico e il filologico; davvero molto interessante, così come ogni viaggio che riesce ad arrivare alla radice ultima delle cose. Un po' come l'impresa di risalire il Nilo fino alla sua sorgente.

    Concordo con eleclipse: la tendenza moderna è ad un vocabolario estremamente striminzito, tendenzialmente sterile e poco aperto alle sfumature - e una sfumatura non è semplicemente qualcosa di "confuso" ed "evanescente"; tutto il contrario, semmai. Le sfumature e i tecnicismi sono due facce della stessa moneta: la precisione nell'esprimere un concetto.

    Sull'impoverimento del vocabolario medio sto cercando da tempo dei dati oggettivi, così da poter proporre un thread con statistiche e non solo con idee ed opinioni.


    Qui mi permetto una piccola deviazione, ma sempre in tema di parole bellissime e dimenticate; questo perché il patrimonio linguistico si annida non solo nell'italiano puro ed incorrotto, ma anche nella parte migliore dei dialetti.

    Ieri sera mi hanno insegnato una nuova parola, che però è piuttosto antica.

    Bubbola.

    Meravigliosa: riempie la bocca ed accompagna, con il suo sommesso borbottio, la sua stessa pronuncia.

    Il significato? Beh, sembra si tratti di voce da ricercarsi nell'ambito meteorologico, con il valore di "tuono" (suona più dolce, però ).

    Altri suggerimenti per questa nostra campagna?
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  30. #30
    User L'avatar di eleclipse
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    Bubbola non so, ma "bubbole" dovrebbe significare :"sciocchezze, cose che non hanno un effettiva importanza o valore". Non so se sia solo il plurare della parola o un uso specifico.

  31. #31
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    Citazione Originariamente Scritto da eleclipse Visualizza Messaggio
    Bubbola non so, ma "bubbole" dovrebbe significare :"sciocchezze, cose che non hanno un effettiva importanza o valore".
    Vero, questo il significato principale. Tra le noticine - ad esempio nel dizionario Treccani on-line, ma controllerò anche altrove - si legge però:

    bùbbola s. f. [forse da bubbolo]. – 1. Fandonia, frottola 2. Bagattella, inezia, cosa da niente.

    bubbolare v. intr. [voce onomatopeica] (io bùbbolo, ecc.; aus. avere). – 1. Rumoreggiare (del tuono), mugghiare (del mare). 2. Brontolare, borbottare. 3. Tremare dal freddo, facendo bu bu con le labbra.

    bubbolare v. tr. [der. di bubbola = fandonia] (io bubbolo, ecc.), pop. tosc. – Ingannare, abbindolare.


    L'Italiano è una lingua straordinaria, nevvero?
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  32. #32
    Consiglio Direttivo L'avatar di Nimue del Lago
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    Confermo anche questo significato, che non credo si limiti al plurale; al singolare si sente meno frequentemente, però.

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  33. #33
    User Attivo L'avatar di Pretty Heron
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    Gaudio, giubilo, letizia...sinonimi di gioia non molto usati oggi ma son parole così belle che è un peccato non ricordarle.

  34. #34
    Consiglio Direttivo
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    Citazione Originariamente Scritto da Pretty Heron Visualizza Messaggio
    Gaudio, giubilo, letizia...sinonimi di gioia non molto usati oggi [...]
    Vero: sarà l'impoverimento del lessico, sarà la crisi economica, sarà il fatto che la depressione è il male del secolo, però non si sentono spesso i sinonimi di "gioia" (a meno che non si parli di gioielli, monili e altri beni materiali).

    Ai citati gaudio, giubilo, letizia (grazie Pretty!) accodo qui altri termini pescati nel medesimo ventaglio semantico - alcuni di questi sembrano provenire da un altro universo e da tempi remotissimi:

    - allegria, beatitudine, conforto, estasi, delizia, diletto, dolcezza, felicità, appagamento, completezza, nirvana, paradiso, pasqua, gaiezza, piacere, tripudio, contentezza, benessere, soddisfazione, godimento, solluchero (o sollucchero), gratificazione, sollazzo...
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  35. #35
    Consiglio Direttivo
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    Leggo e riporto da un'altra discussione in area Musica all'interno della quale si parla di testi di canzoni.

    In un brano dei Modena City Ramblers ho trovato il termine tragattino - accento sulla "i", sostantivo o aggettivo.

    Sembra che significhi qualcosa come "imbroglione", "bugiardo", "truffatore", ma non sono riuscito a trovarla né sui dizionari cartacei né sui repertori on-line.

    Forse è un'espressione dialettale della zona di Modena, ma non so se sia peggiorativa dei significati proposti o riesca a moderare l'asprezza di certi giudizi morali insiti nella lista di parole di prima.

    Qualcuno ha informazioni in merito?
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  36. #36
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    Altre parole "dimenticate", per non dimenticare (appunto) questa discussione.

    Parole come ampolla, ormai poco usata, ma bellissima e "alchemica"; oppure come morione, l'elmo tipico dei soldati spagnoli del Seicento.

    Termini ormai svaniti come panciotto - concorrente lessicale del moderno gilet - oppure solo accantonati, come crogiuolo (anche crogiolo), che periodicamente ritorna quando si parla di temi multietnici.

    Ci sono poi le parole che la Storia ingoia, letteralmente, facendone scomparire la memoria (e tutte le straordinarie vicende associate): piroscafo, tombolo, lisciviatrice, arcolaio, tramoggia...

    Altri termini, invece, sopravvivono solo in stretti ambiti tecnici (il radimadia del fornaio, il cinerario del becchino), oppure si "riciclano" in nuovi mondi, cambiando il proprio significato: i sergenti del falegname diventano le virgolette «» del tipografo, e via dicendo.
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  37. #37
    Esperta L'avatar di pikadilly
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    "Speglio" che vuol dire specchio. L'ho sentita per puro caso due giorni fa.

  38. #38
    User Attivo L'avatar di Pretty Heron
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    Speglio Pika? Ma che lingua è?!

  39. #39
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    Citazione Originariamente Scritto da pikadilly Visualizza Messaggio
    "Speglio" che vuol dire specchio. L'ho sentita per puro caso due giorni fa.
    Ciao, Pika! Che piacere rileggerti qui!

    E con quale straordinario contributo, per di più! Sono molto piacevolmente impressionato.

    Citazione Originariamente Scritto da Pretty Heron Visualizza Messaggio
    Speglio Pika? Ma che lingua è?!
    È italiano, sebbene l'uso sia ormai piuttosto raro, forse con prevalenze dialettali.


    "Specchio" e "Speglio" (pronuncia: spèglio) derivano dalla medesima radice: il latino speculum. Il primo ha subito fenomeni fonetici di raddoppiamento e variazione (anche se in ambito medico sopravvivono lo speculo per l'esplorazione delle cavità corporee e lo specillo con la medesima funzione ma foggia ben diversa; poi in italiano corrente abbiamo l'aggettivo speculare e il sostantivo specola, 'luogo di osservazione', 'osservatorio').

    Il secondo forse deriva da un passaggio attraverso il tedesco - lì si dice Spiegel - o attraverso il portoghese - il termine è espelho -, approdato poi in Italiano con una latinizzazione della parola straniera.

    Altre varianti dal Dizionario Etimologico: in spagnolo espejo, in catalano espelh, in provenzale espelhs, in friulano spieli e in sardo ispiju, che ricorda più da vicino la matrice latina, dal verbo "specio / spicio", 'guardare'.

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  40. #40
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    Un breve passaggio in questo filone un po' negletto per citare qualche altro termine "dimenticato".


    Ieri ho scoperto l'esistenza dell'aggettivo equoreo, che significa "marino"; proprio la ricerca sul dizionario, in una citazione letteraria, mi ha riproposto un altro aggettivo: aprico, cioè "aperto", "esposto al sole".

    Altro aggettivo che adoro: chelante. È nato in ambito scientifico (Chimica Organica) per indicare molecole che si possono legare ad altre mediante dei gruppi che somigliano alle chele dei granchi. Non è precisamente una parola perduta: solo poco nota - ma forse è lo stesso.

    Ormai dimenticato - e per di più regionale - è invece l'aggettivo squarquoio. È toscano e vuol dire "decrepito, cascante"; usato una volta nell'espressione "gioventù squarquoia" - decisamente meglio di "gioventù bruciata" - per indicare ragazzi invecchiati prima del tempo a furia di bruciare le tappe.


    In un forum dedicato all'Italiano più puro e ricercato ho trovato infine una sezione intitolata Grafematica: un ramo della linguistica che non si occupa solo di ortografia, ma anche di trascrizioni delle parole straniere e in generale studia le unità funzionali di un sistema grafico. Si dice anche indifferentemente Grafemica.

    Di questo, però, parliamo un altro giorno: la "Settimana della Lingua Italiana" è appena cominciata...
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  41. #41
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    Salve a tutti. Un piccolo contributo da parte mia:

    abbacare (calcolare, computare) affannone (trafelato, ansioso; gerg.: schizzato)

    afroroso (puzzolente; volg.: puzzone) bàbbio (sciocco, volg.: pirla)
    faloppa (bugiardo, infido
    freniatra (psichiatra; volg.: strizzacervelli)
    granciporro (errore, svista)
    missiva (e. mail, messaggio, lettera, sms)
    ribotta (baldoria, rave party, orgia)
    rumentiera (cassonetto)
    senapismo (persona noiosa; pop. volg.: rompic.)
    ricoglitore (saggista, intellettuale)
    pipita (pellicina attorno alle unghie)


    Ciao a tutti

  42. #42
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    L'avatar di Leonov
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    Un contributo incantevole per la nostra collezione, Domenico_82.

    Grazie di cuore, davvero: ogni parola che ricompare dal gorgo dell'oblio e si affaccia qui per una spolverata e per lasciarsi un po' ammirare dai lettori è una piccola gemma dimenticata che ci scalda il cuore con i suoi colori sgargianti.


    Procurerò di inserire un po' di queste perle squisite nei miei futuri messaggi: magari mi prenderanno per un tipo compassato e un po' bizzarro (più del solito, almeno), ma che divertimento nel rievocare suoni tanto piacevoli e antichi...
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  43. #43
    Esperto L'avatar di max0005
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    No so se sia da considerare "in disuso" ma dalle mie parti il verbo "imporre" è in via d'estinzione. Al suo posto si usano frasi poco "decorose" come "Bisognerebbe che te ne facessi fare quindici di problemi di matematica." piuttosto che un semplice "Bisognerebbe importi quindici problemi." . Forse è dovuto al fatto che imporre da alla frase un tono più imperativo, come se si stesse dando un'ordine imperativo e quindi si è più cauti ad usarlo...
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  44. #44
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    Due contributi.


    Una parola triste, ma dal suono quasi "buffo" che nessuno usa più:

    - Obito (accento sulla prima "o").

    Significa morte, decesso, trapasso.


    Un'altra che calza a pennello con questo piccolo "gioco":

    - Oblivione.

    Significa "dimenticanza assoluta", oblio completo.
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  45. #45
    User L'avatar di marlomb
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    all'uopo

    Citazione Originariamente Scritto da Leonov Visualizza Messaggio
    Vi piacciono le parole?

    Che ne pensate di quelle un po' strane, poco note o che sembrano venire dritte dritte da un passato remoto?

    Personalmente, le adoro; soprattutto alcune che nessuno cerca più. Hanno un fascino tutto speciale. Dunque mi sembra naturale preoccuparmi affinché certe espressioni siano difese e diffuse.

    Mi spiego meglio.


    Tutte le parole, così come le storie, hanno bisogno di una voce che le diffonda e le raccolga, che le gridi e le sussurri, che le strapazzi e le coccoli.

    Ognuna non fa che chiedere silenziosamente cura, dedizione ed attenzione da parte delle ugole e delle corde vocali di coloro che ne fanno uso. Anche l'inchiostro con cui sono scritte è un cibo prelibato, e perfino i bit dei computer si sono rivelati, di recente, ottime culle in cui nutrire, coltivare ed allevare parole vecchie e nuove.
    Leggendo queste tue parole è d'uopo intervenire e quindi.

    All'uopo: all'occorrenza


    Una piccola ciliegina Leonov, questa tua iniziativa così poeticamente descritta assomiglia ad un bel film per ragazzi: "Neverending Story" (la storia infinita") e quindi potremmo anche chiamarla "la parola infinita".

    ciao
    marlomb

  46. #46
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    Ciao Marlomb.

    Molto bello il tuo "all'uopo": tempismo perfetto e suono melodioso.


    Grazie del contributo e del commento ().


    A presto con altri termini dimenticati.
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  47. #47
    User L'avatar di bettacam
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    A un'amica tedesca che stava imparando l'italiano avevo insegnato cicisbeo e salamelecco, cercava di utilizzarli ad ogni occasione e faceva restare tutti allibiti. Come sinonimo del secondo mi piace anche molto convenevoli. I ragazzi non sanno cosa significa.

  48. #48
    ModSenior L'avatar di vnotarfrancesco
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    Citazione Originariamente Scritto da bettacam Visualizza Messaggio
    Come sinonimo del secondo mi piace anche molto convenevoli. I ragazzi non sanno cosa significa.
    Come no
    Non sono le cose giuste e buone ?

    "Veramente dunque bella
    e convenevole comparazione
    fu del cielo all'umana nobilitade"
    Convivo - Dante

    Valerio Notarfrancesco
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  49. #49
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    Ah, i "salamelecchi", che parola deliziosa...

    Soprattutto, è uno di quei rari termini che nella vita (intendo la mia) ha avuto una sua evoluzione. È infatti passato da una fase in cui, semplicemente, mi faceva ridere il suono - come non pensare al salame? Da leccare, per giunta - ad una più matura in cui l'ho finalmente ricondotta alla sua etimologia piena e ne ho riscoperto il significato fondamentale di augurio di pace.

    Viene infatti dall'arabo "salaam 'alaïk", "la pace sia sopra di te", in stretta relazione con l'ebraico "shalom", "pace".

    Una parola molto più profonda e complessa di quanto il suo significato italiano ('saluto sdolcinato e cerimonioso, ossequio smanceroso, complimento esagerato') lasci trapelare.


    Grazie a entrambi per i convenevoli interventi.

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  50. #50
    Utente Premium L'avatar di zami
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    Ma questa discussione è FANTASTICA! *.*

    Qualche anno fa avevo un quadernino in cui mi scrivevo tutte le parole strane e belle che incontravo, ma l'ho perso

    Qui però ce ne sono tante!
    Contribuisco, dai!

    Invigliacchito = Reso o divenuto vigliacco
    Borborigma = rumore che si fa con lo stomaco quando si ha fame
    Capruggine = Intaccatura nella quale incastrare un sostegno
    Deboscia = Comportamento scellerato (da cui la parola "debosciato")
    Ultima modifica di zami; 13-08-10 alle 23:40
    Più conosco gli animali, più capisco le persone.

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