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Poesia e Versi Rime e strofe, liriche e romanticismo

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Vecchio 28-11-07, 14:26   #1 (permalink)
Esperto
 
L'avatar di euroroscini
 
Data di registrazione: Nov 2007
Messaggi: 151
Poesia/ciak 3°

SOFISTA (inizio del dialogo)

«… Dicci questo invece. È tuo costume e cosa preferibile per te esporre ciò che vuoi dichiarare a qualcuno parlando da solo e per mezzo di un ampio discorso continuato o invece sulla base di domande e risposte? Da giovane ebbi modo di assistere all’opera di Parmenide, il quale allora già molto avanzato in età, usando anch’egli quest’ultimo metodo, disse cose meravigliose… »

Platone


Solo una cosa devi dirci: se
di solito – da solo – preferisci
trattar questioni con discorsi lunghi,
spiegando ad altri il tuo pensiero; oppure
chiedergli/chiederti, e quindi anche rispondere
(Parmenide amava questo metodo,
senza infatti tener grandi discorsi)
– ero giovane allora, e lui assai vecchio…

(45 parole poetiche contro 45+19 prosastiche)



Nota:
Penso che la poesia metrica sia il linguaggio più ordinato che esiste. Non solo ordinato ma gradevole. Perché ti costringe a pesare le parole che usi: lunghezza, ritmo, sonorità. L’immediata insolubilità del metro, che cogli in un attimo se sei esercitato, ti costringe a cambiarle – le tue parole – e sceglierne altre. Così facendo, ti rileggi, ti riascolti; chiarisci a te stesso il tuo pensiero che non è sempre limpido – lo sai bene – quando scaturisce. Insomma sei obbligato, affidandoti alla metrica, a definire in un modo o nell’altro i limiti di tempo e di spazio entro cui ragioni e scrivi.

eu.ro
__________
Ché non esiste canto interminabile e sfinente se non quello della natura, che pure si interrompe, e sulla cui qualità ognuno coglie la discontinuità che gli pare.
euroroscini non in linea   Rispondi citando
Vecchio 28-11-07, 20:42   #2 (permalink)
Esperto
 
L'avatar di Andrez
 
Data di registrazione: Mar 2005
Ubicazione: Sull'isola del giorno prima
Messaggi: 8,240
Sarebbe bello poterne capire un pò di più di metrica; perchè non ci dai un pò di lezioni?

Potresti cominciare a spiegarci cos'è questa cosa apparentemente malata, come capirla ed applicarla, e poi come la applicavano gli antichi, l'uso delle quantità (brevità o lunghezza) e delle sillabe (metrica quantitativa), e come si basa nelle moderne lingue sulle rime e le alternanze degli accenti (accentuativa) o nelle romanze; rime, accenti, numero delle sillabe e delle strofe/quartine e tutte queste cose insomma che ci mettono sempre in crisi non capendoci mai nulla
__________________
Il Blog di Andrez
Andrez non in linea   Rispondi citando
Vecchio 29-11-07, 12:47   #3 (permalink)
Esperto
 
L'avatar di euroroscini
 
Data di registrazione: Nov 2007
Messaggi: 151
Non saprei...

Non c’è niente di ‘apparentemente malato’ in fatto di filosofia/di linguaggio/di espressione… Non lo è la quantità delle parole rispetto alla qualità delle stesse, ad esempio. Ma non lo è anche la metrica più ortodossa rispetto alla metrica più ballerina (semmai meriterebbe un ‘intervento’, ma non di tipo terapeutico, chi ignora completamente la metrica).

D’altra parte gli antichi – lasciamoli, ignari come sono, nella loro pace! – hanno avuto modo di insegnare ai moderni – anche questi non li tiriamo troppo in ballo, data la loro ingombranza! – quanto e molto di più questi, a loro volta, potrebbero insegnare a quelli. (Tanto per aggiungere un’eresia al riguardo: ho sempre pensato di essere, seppure nella mia limitatezza cognitiva, molto più saggio e profondo di Platone o di che altro par suo, per il fatto semplice e incontrovertibile di avere due millenni e mezzo/quasi più di lui.)

Piuttosto tentiamo di vedere le cose, per la manciata di minuti che ci compete, scorporandole da ogni forma di erudizione e manualistica… E il mestiere dell’insegnante (anche questo – in sé – non ha niente di malato; ma io dico eludibile, superabile, sfiancante, finanche detestabile) è il caso proprio che lo lasci da parte, Andrez, perché mi definisco un ‘filosofo/giornalista/poeta’ per cui sto per natura, definizione e collocazione agli antipodi dell’insegnante.

Qui, posso ribadirti un mio convincimento cervellotico… L’uso della metrica – ordinare in divisioni di strofe, sintetizzare in contenuti di versi e cantarellare in forzature di rime – consente e garantisce al linguaggio pensato/parlato/scritto di ognuno che siamo quella architettura, quella plasticità e quel ritmo di cui altre arti (oltre la pittura, la musica, la crociana oratoria e quant’altre) l’hanno brutalmente, astutamente e volgarmente scippato nel corso dei secoli.

eu.ro
euroroscini non in linea   Rispondi citando
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