![]() |
![]() |
|
| Condividi questo contenuto nei Social Network: |
|
Tweet |
|
|
|
Ti stiamo aspettando: Registrati subito e gratis. Entra a far parte di una delle comunità più attive in Italia. Se hai dimenticato i tuoi dati li puoi recuperare subito. |
||||
|
|||||||||
Hey Amico Visitatore, Condividi con noi le tue idee e la tua conoscenza Aprendo una nuova discussione nella sezione Poesia e Versi |
|
|
LinkBack | Strumenti di discussione |
|
|
#1 (permalink) |
|
Esperto
Data di registrazione: Nov 2007
Messaggi: 151
|
Poesia/ciak 3°
SOFISTA (inizio del dialogo)
«… Dicci questo invece. È tuo costume e cosa preferibile per te esporre ciò che vuoi dichiarare a qualcuno parlando da solo e per mezzo di un ampio discorso continuato o invece sulla base di domande e risposte? Da giovane ebbi modo di assistere all’opera di Parmenide, il quale allora già molto avanzato in età, usando anch’egli quest’ultimo metodo, disse cose meravigliose… » Platone Solo una cosa devi dirci: se di solito – da solo – preferisci trattar questioni con discorsi lunghi, spiegando ad altri il tuo pensiero; oppure chiedergli/chiederti, e quindi anche rispondere (Parmenide amava questo metodo, senza infatti tener grandi discorsi) – ero giovane allora, e lui assai vecchio… (45 parole poetiche contro 45+19 prosastiche) Nota: Penso che la poesia metrica sia il linguaggio più ordinato che esiste. Non solo ordinato ma gradevole. Perché ti costringe a pesare le parole che usi: lunghezza, ritmo, sonorità. L’immediata insolubilità del metro, che cogli in un attimo se sei esercitato, ti costringe a cambiarle – le tue parole – e sceglierne altre. Così facendo, ti rileggi, ti riascolti; chiarisci a te stesso il tuo pensiero che non è sempre limpido – lo sai bene – quando scaturisce. Insomma sei obbligato, affidandoti alla metrica, a definire in un modo o nell’altro i limiti di tempo e di spazio entro cui ragioni e scrivi. eu.ro __________ Ché non esiste canto interminabile e sfinente se non quello della natura, che pure si interrompe, e sulla cui qualità ognuno coglie la discontinuità che gli pare. |
|
|
|
|
|
|
|
#2 (permalink) |
|
Esperto
Data di registrazione: Mar 2005
Ubicazione: Sull'isola del giorno prima
Messaggi: 8,240
|
Sarebbe bello poterne capire un pò di più di metrica; perchè non ci dai un pò di lezioni?
![]() Potresti cominciare a spiegarci cos'è questa cosa apparentemente malata, come capirla ed applicarla, e poi come la applicavano gli antichi, l'uso delle quantità (brevità o lunghezza) e delle sillabe (metrica quantitativa), e come si basa nelle moderne lingue sulle rime e le alternanze degli accenti (accentuativa) o nelle romanze; rime, accenti, numero delle sillabe e delle strofe/quartine e tutte queste cose insomma che ci mettono sempre in crisi non capendoci mai nulla |
|
|
|
|
|
#3 (permalink) |
|
Esperto
Data di registrazione: Nov 2007
Messaggi: 151
|
Non saprei...
Non c’è niente di ‘apparentemente malato’ in fatto di filosofia/di linguaggio/di espressione… Non lo è la quantità delle parole rispetto alla qualità delle stesse, ad esempio. Ma non lo è anche la metrica più ortodossa rispetto alla metrica più ballerina (semmai meriterebbe un ‘intervento’, ma non di tipo terapeutico, chi ignora completamente la metrica).
D’altra parte gli antichi – lasciamoli, ignari come sono, nella loro pace! – hanno avuto modo di insegnare ai moderni – anche questi non li tiriamo troppo in ballo, data la loro ingombranza! – quanto e molto di più questi, a loro volta, potrebbero insegnare a quelli. (Tanto per aggiungere un’eresia al riguardo: ho sempre pensato di essere, seppure nella mia limitatezza cognitiva, molto più saggio e profondo di Platone o di che altro par suo, per il fatto semplice e incontrovertibile di avere due millenni e mezzo/quasi più di lui.) Piuttosto tentiamo di vedere le cose, per la manciata di minuti che ci compete, scorporandole da ogni forma di erudizione e manualistica… E il mestiere dell’insegnante (anche questo – in sé – non ha niente di malato; ma io dico eludibile, superabile, sfiancante, finanche detestabile) è il caso proprio che lo lasci da parte, Andrez, perché mi definisco un ‘filosofo/giornalista/poeta’ per cui sto per natura, definizione e collocazione agli antipodi dell’insegnante. Qui, posso ribadirti un mio convincimento cervellotico… L’uso della metrica – ordinare in divisioni di strofe, sintetizzare in contenuti di versi e cantarellare in forzature di rime – consente e garantisce al linguaggio pensato/parlato/scritto di ognuno che siamo quella architettura, quella plasticità e quel ritmo di cui altre arti (oltre la pittura, la musica, la crociana oratoria e quant’altre) l’hanno brutalmente, astutamente e volgarmente scippato nel corso dei secoli. eu.ro ![]() ![]() ![]() |
|
|
|