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#16 (permalink) |
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Moderatore
Data di registrazione: Mar 2005
Ubicazione: Como
Messaggi: 7,945
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Ulteriore questione che mi fa riflettere è che un regolamento CE (1777/05) definisce come rientranti nel commercio elettronico diretto la “fornitura di spazio pubblicitario, compresi banner pubblicitari su una pagina web o un sito web”.
Da ciò discende la riflessione che il legislatore europeo (con norma immediatamente applicabile in Italia) ha stabilito che il banner è pubblicità. Il banner non è altro che un link a contenuto artistico. Da ciò a mio modesto parere discende allora che il link è anch'esso strumento pubblicitario ai fini Iva e non strumento di intermediazione. Anche io ritengo che in internet la pubblicità si serve di mezzi differenti ed il link è uno di questi. Non sarebbe male se qualche commercialista postasse qui le sue conclusioni sul caso in questione.... tanto per confrontarci e rendere un servizio utile agli utenti. Magari potremmo modificare il topic Top se ne ricorre il caso. Paolo |
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![]() ![]() DOTTORE COMMERCIALISTA STUDIO IN COMOComo Commercialista - Consulenza fiscale || Blog Notizie fiscali Ultima modifica di i2m4y : 27-10-06 21:04. |
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#17 (permalink) |
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User Newbie
Data di registrazione: Jun 2007
Messaggi: 4
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Salve a tutti.
Davvero post utilissimo come del resto tutto il forum, davvero tanti complimenti. Vorrei fare una domanda sperando di non andare off-topic. Sono il presidente di un associazione culturale che lavora in ambito musicale. Vorremmo realizzare un portale d'informazione musicale non periodico (recensioni, interviste, news) e utilizzare il sistema di Google AdSense per ricavare introiti da destinare all'autofinanziamento e quindi al miglioramento e all'ampliamento delle attività della nostra associazione culturale. Mi chiedo, se gli eventuali introiti derivanti dall'esposizione di spazi pubblicitari possano rientrare nelle attività consentite ad un'associazione culturale, come modalità di autofinanziamento e quindi la conseguente emissione di fattura (+IVA) alla sede Europea di Google. Mi rendo conto forse di andare davvero off-topic, ma leggendo un articolo in merito alla regolamentazione delle pubblicazioni.. al seguente link http://www.mcreporter.info/stampa/registrazione.htm risulta obbligatoria la registrazione al ROC per chi trae introiti dalle pubblicità. Consultando quindi le FAQ dell'AGCOM in merito alla registrazione obbligatoria al registro dell'Autorità per le Garanzie nella Comunicazione (ROC), http://www.agcom.it/operatori/roc/faq.htm#2 vorrei chiedervi se tale registrazione sia indispensabile anche per un Associazione Culturale che effettua informazione non periodica tramite internet, che vorrebbe sfruttare l'esposizione di banner per l'autofinanziamento e che quindi, per la natura intrinseca dell'associazione sarà non a fini di lucro. Tra le attività elencate dal ROC la figura dell'Associazione Culturale non compare. P.S. Il sito internet d'informazione musicale sarà solamente in lingua inglese, in un ottica di confronto mondiale. Questo per rifarmi a quanto letto in questo post rispetto alla tipologia di pubblicità esposta e alla conseguente territorialità fiscale. Grazie per l'attenzione e ancora complimenti per il forum. Giuseppe. |
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Ultima modifica di seven777 : 09-10-07 16:08. |
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#18 (permalink) |
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Moderatore
Data di registrazione: Mar 2005
Ubicazione: Como
Messaggi: 7,945
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Ciao e benvenuto,
mi piace avere a che fare con chi si documenta come te. Purtroppo devo però segnalarti che non sono la persona adatta ad aiutarti in quanto non mi occupo di enti senza scopo di lucro. Presumo (ma solo presumo) che l'attività di "bannerizzazione del vs. sito" possa produrre legittimamente ricavi per il Vs. autofinanziamento. A questo punto il Vs. ente avrà una attività commerciale (da inquadrare fiscalmente) a servizio di quella istituzionale. Per quanto riguarda il ROC, seppur non mia materia di elezione, ho valutato che il tuo caso non rientrerebbe tra i soggetti elencati: - i soggetti esercenti l’attività di radiodiffusione; - le imprese concessionarie di pubblicità; - le imprese di produzione o distribuzione di programmi radiotelevisivi; - le imprese editrici di giornali quotidiani, periodici o riviste; - le agenzie di stampa di carattere nazionale; - i soggetti esercenti l’editoria elettronica e digitale; - le imprese fornitrici di servizi di telecomunicazioni e telematici. In quanto non concessionario di pubblicità e neppure editore, perchè quella non sarebbe una testata in quanto non periodica. Escluderei (ma approfondirei fossi in voi) l'iscrizione al ROC. Paolo |
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#19 (permalink) |
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User Newbie
Data di registrazione: Jun 2007
Messaggi: 4
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Ciao, grazie per l'accoglienza e la tua celere risposta.
Questa mattina ho contattato il ROC per chiedere informazioni circa l'eventuale obbligatorietà di registrazione per un Associazione Culturale che generi introiti da pubblicità per reinvestirli nelle proprie attività. La risposta è stata molto celere e chiara. In sostanza la differenziazione che mi è stata spiegata si basa tra la tipologia di pubblicazione periodica, quindi con giornalista iscritto all'albo, quindi direttore responsabile.... e l'informazione non periodica. Infatti sembrerebbe che ci si debba iscrivere al Roc solo se testata giornalistica con direttore e quindi avere come condizione essenziale il deposito presso il Tribunale di competenza. Ho chiesto un documento con la loro risposta in maniera da avere una risposta con valore legale ma sembrerebbe non essercene bisogno. In tutto questo, mi sorge il dubbio di come e quando una pubblicazione online venga definita periodica o meno, e quindi come possa essere contestabile del reato di stampa clandestina. Il dubbio è atroce, nel senso che immaginavo vi fossero termini, (vuoi anche dati numerici sulle frequenze di pubblicazione) che definissero a seconda, appunto di quantità e date di pubblicazione, la periodicità o meno di un sito che pubblica "scritti" e che quindi in qualche modo possa delimitare il reato nel caso di violazione della legge in oggetto. Questo mio concetto è intesto in una semplicissima visione delle cose...bisogna essere per forza grandi aziende enti per poter riuscire a far qualcosa?! L'approssimazione mi aliena. ![]() Infatti la cosa che più mi urta è non trovare dati certi e scritti che definiscano i range di applicazione di una legge.Senza dover lasciare sempre tutto all'interpretazione, alle consulenze e quindi alla spesa libere... Da ricerche effettuate online, non ne sono venuto a capo. Domanda: ma è caratteristica solo della nostra nazione avere talmente tale quantità di leggi che per assurdo portano al paradosso di vuoti legislativi e zone di confine?!? Saluti Giuseppe. |
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Ultima modifica di seven777 : 10-10-07 18:59. |
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#20 (permalink) |
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Moderatore
Data di registrazione: Mar 2005
Ubicazione: Como
Messaggi: 7,945
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No non è solo caratteristica della nostra nazione, ma tipico della regolamentazione..... si regolamenta una cosa specifica, e dunque si lascia all'alea tutto ciò che non si adatta alle definizioni usate.
Noi italiani siamo la patria del diritto e dunque anche la patria dei vuoti dovuti dovuto alla specificità delle norme. PS penso che per non essere periodici si debba semplicemnte non rispettare aggiornamenti regolari prestabiliti dei contenuti (quotidiano, settimanale ecc.) . P. |
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