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Vecchio 28-09-09, 21:24   #1 (permalink)
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L'avatar di max0005
 
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Le Strade della Conoscenza

Quote:
Noi esploriamo...e ci chiamate criminali.
Noi cerchiamo conoscenza...e ci chiamate criminali.
Noi esistiamo senza colore di pelle, nazionalita', credi religiosi e ci chiamate criminali.
Voi costruite bombe atomiche, finanziate guerre, uccidete, ingannate e
mentite e cercate di farci credere che lo fate per il nostro bene, e poi siamo noi i criminali.
Si, io sono un criminale.
Il mio crimine e' la mia curiosita'.
Il mio crimine e' quello che i
giurati pensano e sanno non quello che guardano.
Il mio crimine e' quello di scovare qualche vostro segreto, qualcosa che non vi fara' mai dimenticare il mio nome.
Stare vagabondando per la rete come mi capita spesso di fare mi sono imbattuto in una delle innumerevoli copie del "Manifesto Hacker", conosciutissimo testo che da molti anni circola sulla rete. Rileggendolo, il suo contenuto (specialmente la parte che ho citato sopra) mi ha fatto riflettere.

Molto spesso, nel nome della scienza o della conoscenza (che coincidenza la somiglianza fonetica... Leonov hanno qualche collegamento per caso? ) si compiono azioni immorali e contro l'etica comune.

Un'esempio banale può essere "l'hacker" che penetra all'interno di un sistema per scovare delle falle. Non ha intenzione di sfruttarle per danneggiare il sistema, vuole solo capire come funziona. Ma se inavvertitamente danneggia qualcosa? Il danno c'è comunque... eppure sapeva che i proprietari non volevano che lui ci provasse.

Passiamo in una clinica per un secondo esempio. Stanno testando dei nuovi medicinali su cento pazienti. Poche ore dopo che sono stati dimessi si scopre che il farmaco è contagioso. Si ammaleranno gravemente e probabilmente moriranno. Si è scoperto qualcosa sul farmaco, ma il prezzo è stato enorme.

Secondo voi fino a che punto si ci può giustificare con "voglio conoscere" e fino a che punto si può spingere la propria ricerca della conoscenza?

max
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Altri giorni, altri giochi, altri squassi del sangue dinanzi a rivali più elusivi: i pensieri e i sogni.
max0005 non in linea   Rispondi citando
Vecchio 09-10-09, 13:35   #2 (permalink)
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Penso che il limite alla ricerca della conoscenza debba essere il rispetto per la vita, intesa in senso lato e in tutti i suoi aspetti.
Travalicare questi limiti trasforma il ricercatore medico in carnefice, il pirata informatico in criminale e cosi continuando per ogni campo.
E' un tema affascinante e pieno di implicazioni perche' se professiamo il primato di una societa' priva di qualsiasi riferimento ad una divinita' superiore, la quale ponga limiti precisi all'agire umano si potrebbe giustificare qualsiasi cosa nel nome della conoscenza; in campo medico, ad esempio, ' la perdita' di vite umane potrebbe , ipoteticamente, esseremgiustificata se essa riuscisse a portare allo sradicamento di una malattia.
Prima di liquidare la religione come inutile orpello occorrerebbe riflettere bene.
Se crediamo che un Dio abbia dato delle regole fondamentali e che alla fine dovremmo rendere conto del nostro operato, saremmo portati a porre dei limiti al nostro agire concreto.
Se neghiamo l'esistenza di Dio chi o cosa potrebbe agire da freno o limite all'agire in nome della conoscenza?
Fortunato non in linea   Rispondi citando
Vecchio 09-10-09, 23:06   #3 (permalink)
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Ciao Fortunato,

sono parzialmente d'accordo con te. E' vero che nello sperimentare nuove tecniche bisogna sempre cercare di rispettare la vita, ma è altrettanto vero che a volte non si può fare a meno che compiere dei "salti nel vuoto". Alcune volte è necessario provare per cercare di prevenire un male ancora maggiore.

Quote:
Se neghiamo l'esistenza di Dio chi o cosa potrebbe agire da freno o limite all'agire in nome della conoscenza?
Non credo sia necessario credere in Dio per avere un'etica e seguire delle regole morali. A volte bastiamo noi stessi e la nostra coscienza per auto-assegnarci dei limiti etici e morali.

Credo sia comunque inevitabile che durante le ricerche vengano commessi degli errori. Bisogna però cercare di limitare il più possibile i danni che essi potrebbero causare.
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max0005 non in linea   Rispondi citando
Vecchio 10-10-09, 00:48   #4 (permalink)
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Storco il naso quando sento parlare di autoassegnazione di limiti etici e morali, i quali , tra l'altro variano da persona in persona, poiche' non credo nelle capacita' umane di porsi dei limiti, se non costretti.
Se non fosse la credenza in un Dio credo nella necessita' di rigide leggi e altrettanto rigide pene che fungano da deterrenti per prevenire eccessi.
Fortunato non in linea   Rispondi citando
Vecchio 10-10-09, 00:54   #5 (permalink)
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Ciao Fortunato,

io ho fiducia nelle capacità umane di porsi dei limiti, se sono convinti che i limiti che si stanno ponendo sono giusti. Rifugiarsi dietro a un'autorità e porsi dei limiti per paura di una punizione futura mi sembra solo un modo per scappare dai problemi piuttosto che affrontarli.

Meglio provare e fallire piuttosto che non provare e accontentarsi di un'imitazione di vittoria.
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Vecchio 10-10-09, 01:15   #6 (permalink)
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La fiducia nelle capacita' umane di porsi dei limiti, in teoria, potrebbe esistere e dare i suoi frutti.
Purtroppo l'uomo non sempre e' cosi virtuoso e, messo nella condizione di fare quello che vuole, troppe volte eccede.
Condovido pure io l'idea di provare piuttosto che rinunciare a priori, ma a livello sociale il discorso e' abbastanza complesso e diventa indispensabile, imho, una regolazione del comportamento delle persone.
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Vecchio 10-10-09, 10:37   #7 (permalink)
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Queste regole di comportamento esistono, e si chiamano leggi. Che siano giuridiche o morali sono sempre norme comportamentali che tentano di porre dei freni a comportamenti "esagerati". Credo però che bisogni sempre tenere presente e fare tenere presente agli altri che sono regole che noi (intesi come società) ci siamo auto-imposti per il nostro stesso bene, piuttosto che regole che ci sono state imposte da qualche autorità superiore semplicemente perché altrimenti rinunceremmo in pratica a parte del nostro senso di responsabilità affidandoci interamente ad un'entità superiore.
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Vecchio 10-10-09, 14:51   #8 (permalink)
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Il Dio dei cristiani fa del libero arbitrio dell'Uomo elemento inprenscindibile della natura di quest'ultimo, non chiede nessun abbandono totale ad esso.
Affermare "ama il prossimo tuo come te stesso" e' qualcosa di devastante e rivoluzionario che nessuna legge umana e' in grado di garantire perche' non e' scritto da nessuna parte che uno deve mettere da parte se stesso e donarsi agli altri.
Dire regole che ci siamo autoimposti e' semplicistico, poiche' si ignora che le attuali societa' occidentali sono l'evoluzione di contesti nel quale l'elemento religioso era (e'?)prevalente.
L'abbandono dell'assoluto per il relativismo ha creato una societa' parcellizzata in cui ognuno esaurisce il suo universo personale semplicemente nel puro soddisfacimento dei suoi bisogni e delle sue passioni con tutti guasti a livello sociale che questo comporta intermini di violenza, personalita' disadattate ecc.
Non credo che ci siano aspetti positivi in questa evoluzione delle societa' occidentali.
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Ultima modifica di Fortunato : 10-10-09 14:52. Motivo: correzione errore di ortografia
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Vecchio 10-10-09, 20:04   #9 (permalink)
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Ciao Fortunato,

non sono d'accordo con te. Il tuo discorso segue una logica che da come giusto il fatto che poiché non siamo capace a gestirci da soli, dobbiamo crearci un mentore che ci assicuri che seguiamo la strada "giusta". Questa idea non mi convince per una serie di ragioni:

Innanzitutto, essendo che il "mentore" (in questo caso Dio) lo creiamo noi, è ovvio che gli diamo delle qualità che rispecchiano ciò che noi creiamo giusto. Essendo che sbagliare fa parte della natura umana, è possibile che anche la nostra creazione (il nostro dio) abbia dei lati negativi che di conseguenze si propagherebbero fra i suoi fedeli.

Avremmo comunque una società "falsa", che si comporta in un certo modo solo per paura di ciò che accadrebbe se non si comportasse così. Una schiera di burattini che indossano maschere per coprire il proprio viso e le proprie credenze. Ma se uno fa finta di essere buono ma i suoi pensieri restano impuro, smette davvero di essere cattivo? Considerare solamente quello che una persona mostra senza contare ciò che davvero prova mi sembra una soluzione superficiale e approssimativa.

Quote:
L'abbandono dell'assoluto per il relativismo ha creato una societa' parcellizzata in cui ognuno esaurisce il suo universo personale semplicemente nel puro soddisfacimento dei suoi bisogni e delle sue passioni con tutti guasti a livello sociale che questo comporta intermini di violenza, personalita' disadattate ecc.
No, non necessariamente. Prova a riflettere sul gran numero di organizzazione che si adoperano per aiutare gli altri. L'OMS, Amnesty International, Green Peace, Medici senza Frontiera e addirittura l'ONU. E pensiamo ai traguardi raggiunti dall'umanità: le democrazie moderne, l'Unione Europea... gli Stati Uniti! Nonostante tutto, sembra che ci stiamo lentamente muovendo verso l'unità piuttosto che la discordia. Certo, esistono e probabilmente esiteranno sempre dei piccoli nuclei distaccati dal centro che sostengono le proprie idee ma, oltre che essere un loro diritto (diritto di pensiero, parola e stampa!) fa anche parte dei nostri istinti, ma comunque di progressi ne abbiamo fatti in questi ultimi decenni!

Concludo con un'ultimo commento, non è mia intenzione urtare le credenze di nessuno visto che comunque rispetto le credenze di tutti e penso che ognuno abbia diritto a una fede (o, se così sceglie, nessuna fede):

Quale è il posto con uno dei governi meno democratici al mondo, con un solo capo eletto da una stretta cerchia di persone con poteri assoluti e che nonostante sia uno dei paesi più piccoli al mondo tiene in piedi un'impero senza confini, e fa ciò promettendo gioia eterna a chi lo segue e pene infinite a chi lo rinnega?
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max0005 non in linea   Rispondi citando
Vecchio 11-10-09, 00:39   #10 (permalink)
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Occorre stabilire su che parametri si possa affermare che un Dio ce lo siamo creato noi per sopperire allee nostre deficienze, altrimenti eresterebbe una opinione, rispettabilissima, ma sempre e solo un opinione.
Il restante contenuto del post e' molto stimolante e per questo mi complimento con il suo autore, provo ad articolare una risposta.
La prima parte del post e' un'illustrazione delle conseguenze della prima affermazione. Esposizione lucida e coerente che non fa una grinza.
Diciamo che io penso che un'entita' superiore esiste, non perche' acriticamente ho accettato cio' che mi e' stato proprinato da strutture esterne, ma per il mio percorso di vita.
Uno se crede deve comportarsi in un certo modo coerentemente perche' ha scelto di essere strumento del divino,non perche' deve farsi bello con una entita' superiore.
L'essere credente si estrinseca con una vita coerente con quello che si dice e i valori che fondano la propria religione.
E' un discorso molto interessante e magari si potrebbe pure approfondire....il problema e' che tanti sono ipocriti, poiche' si professano credenti solo per convenienza o ingraziarsi le benevolenze della Chiesa, la quale e' una organizzazione umana, che non necessariamente deve essere confusa con la esistenza di un Dio.
Vorrei essere ottimista come te e credere che si stia andando verso un mondo migliore, la realta' e, ahime', ben diversa, se e' vero che esistono, nel mondo tanti squilibri troppe disegualglianze,
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Vecchio 11-10-09, 12:25   #11 (permalink)
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Ciao Fortunato,

personalmente, se scelgo di essere "buono" e gentile con tutti (o almeno provarci e fare del mio meglio), preferisco farlo per mia scelta piuttosto che perché un'entità superiore vuole che io faccia così. Qualche tempo fa in Area Religioni avevamo già in parte trattato l'argomento, e allora avevo espresso il mio parere (di cui sono ancora convinto) che una verità assoluta si può trovare solo basandosi su logiche matematiche/scientifiche perché ogni altra teoria Filosofica può comunque essere contestata e considerata come teoria.

Senza addentrarci in discorsi teologici come "Chi è Dio? Cosa è Dio? Dio Esiste?", la mia opinione è che se qualcuno è davvero buono (ovvero nel profondo, non solo esteriormente per compiacere gli altri) lo sarebbe comunque anche senza bisogno di un dio. Se la bontà di qualcuno è basata solo su credenze Religiose (ad esempio speranza nel paradiso o paura dell'inferno) senza nulla di più, probabilmente non è interamente convinto di ciò in cui crede.

Il messaggio di fondo di molte religioni è sempre lo stesso: "Vogliatevi bene e amate il prossimo", un messaggio che io condivido pienamente, anche se penso che non ci sia bisogno di riti, cerimonie o preghiere per portarlo avanti.
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max0005 non in linea   Rispondi citando
Vecchio 11-10-09, 15:40   #12 (permalink)
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Assolutamente d'accordo con te sull'ultimo punto.
E' questione di avere una fede profonda e conseguente convinzione e forza d'animo a seguire la propria indole oppure la propria religione.
Io sottolinerei il tuo davvero per esprimere pienamente questo concetto.
Se uno e' fondamentalmente convinto che l'essere buono e' il comportamento migliore sicuramente lo sara', cosi come pure chi crede in una religione che professi la stessa cosa.
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Vecchio 21-11-09, 20:15   #13 (permalink)
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I soliti punti di vista, no?

La domanda, la imposterei diversamente…

“Secondo voi” è plurale e “voglio conoscere” è singolare, e già questo la sbilancia. Ché un conto è intendere l’individuo/persona singola, soggetto esclusivo dei suoi pensieri/dei suoi atti/dei suoi sentimenti (credo che ogni soggetto/uomo sia una sorta di caput mundi) e altro conto è un ‘voi’ più/meno definito o mirato del genere ‘voi di questo Forum che leggete il mio topic’, ‘voi genericamente cittadini italiani’, ‘voi uomini del pianeta’ ecc.

La ‘conoscenza’, seppure intesa come “ricerca della conoscenza” (sicuramente non è la stessa cosa, giacché ‘conoscenza’ implica un insieme variabile di dati accertati mentre ‘ricerca di conoscenze ulteriori’ implica tensione, sforzo, inquietudine…) è tale che, parlandone come sorta di percorso o di strada (non vedo che altro) devo pur avere stabilito chiaro il suo punto di partenza – ogni strada ha un principio – e il suo punto di arrivo – ogni strada finisce da qualche parte. Per cui direi, semmai, che ogni conoscenza nasce dall’intelligenza e finisce nella coscienza: così tenderei a delimitarla, ma il discorso si allargherebbe...

Poi all’inizio si fa riferimento a “scienza e conoscenza” (il solito continuum da luogo comune un po’ superficiale/un po’ intrigante) per cui si pensa che una sia il seguito dell’altra o viceversa, oppure parole sinonime o quasi, o comunque che si debbano sposare senz’altro. Mentre penso al contrario che ogni nostro bagaglio cognitivo si articola in zone, materie, sfaccettature, ed ambiti e vocazioni, bravure e scemenze, slarghi, strettoie – il tutto paragonabile a un arcipelago – la conoscenza – né mai ad un’isola tozza di specializzazione tecnico/scientifica – la scienza.

Infine si fa riferimento ad “immoralità” (quindi moralità) ed “etica”… Ma dubito ad esempio: ‘moralità’ non è ‘morale’ per me!... La prima indica la correttezza/scorrettezza del mio comportamento – forma, stile, linguaggio – in un ambito sociale/culturale che più o meno m’appartiene, in cui sono sedimentato; la seconda un pacchetto definito di regole stabili – legge, normativa, istituzione – e del mio relativo ‘starci dentro o starci fuori’ secondo che mi piaccia vedermi nella legalità o nella illegalità. (Qui, penso allora che l’espressione “etica comune” sia sinonimo di ‘morale’.)

Ma allora penso, in fondo, che si scomoda il concetto di ‘etica’– sminuendolo. A cui il mio comportamento senz’altro si ispira (direi filosoficamente). Acquistando valore esistenziale e fondando la mia coscienza.

In definitiva… Come risponderei alla domanda di max?... (Lo rimando a tempo migliore!) eu.ro


Ultima modifica di euroroscini : 21-11-09 20:19.
euroroscini non in linea   Rispondi citando
Vecchio 21-11-09, 23:05   #14 (permalink)
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Ciao Euroroscini, piacere di fare la tua conoscenza!

Quote:
“Secondo voi” è plurale e “voglio conoscere” è singolare, e già questo la sbilancia.
Forse la domanda in effetti era incompleta, mi spiego meglio. Quello che intendevo era: "Secondo voi, lettori di queste righe, fino a che punto un individuo può giustificare le proprie azioni imputandole ad un processo di ricerca, quindi necessarie per raggiungere una soluzione?"

In questo caso ci sarebbe da chiedersi se (per riassumere un discorso che altrimenti minaccia di diventare assai lungo) "il gioco vale la candela". Ovvero se la perdita subita nel processo verrà poi compensata dal risultato finale.

Quote:
Poi all’inizio si fa riferimento a “scienza e conoscenza” (il solito continuum da luogo comune un po’ superficiale/un po’ intrigante) per cui si pensa che una sia il seguito dell’altra o viceversa, oppure parole sinonime o quasi, o comunque che si debbano sposare senz’altro.
All'inizio mi riferisco ad entrambe con: Molto spesso, nel nome della scienza o della conoscenza...

Si, le uso entrambe nella stessa frase e a poco distanza, tuttavia non lo interpreterei come un volergli dare valore di sinonimi. Ho citato la scienza perché nella nostra vita quotidiano è l'esempio che occorre più di frequente in cui si sente parlare di "sacrifici fatti nel suo nome..." ma ovviamente il discorso portato avanti si estende praticamente ad ogni aspetto di questa ricerca.

Quote:
Infine si fa riferimento ad “immoralità” (quindi moralità) ed “etica”… Ma dubito ad esempio: ‘moralità’ non è ‘morale’ per me!
Non è esattamente così che mi sono riferito... precisamente:
si compiono azioni immorali e contro l'etica comune.


Con "immorali" mi riferivo ad azioni "non morali", in questo caso contro il "pacchetto generale di regole stabili", non a quello che la gente ritiene essere giusto/sbagliato secondo la propria concezione di "morale" basata sul proprio "sfondo sociale".

Ovviamente, non si può dire che esista un concetto di "Morale" "giusto" da cui sono stati derivati tutti gli altri concetti "sbagliati", infatti mi riferivo a ciò che è "normalmente" (ovvero più frequentemente) ritenuto tale all'interno della nostra società.
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max0005 non in linea   Rispondi citando
Vecchio 22-11-09, 08:12   #15 (permalink)
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Al di fuori di tutto... al di sopra di tutto...

Sì/sì, interessante sempre discutere, ma…

Sono convinto che ‘discutere per convincersi’ sia più facile e frequente che ‘discutere per capirsi’. Laddove per capirsi, sul serio/non per finta, più su un piano filosofico che su un piano politico, costituisca la premessa per cogliere eventuali punti condivisi su cui costruire saldamente qualcos’altro di più avanzato. (In questo, ad esempio, c’è molto di ‘ricerca conoscitiva’ per come l’intendo. E conseguentemente di ‘linguaggio’: il linguaggio che uso, tendo sempre a specificarlo, al massimo.)

Ad esempio… Io non sono certo un hacker: non ho la capacità né l’occasione. Ma se avessi l’una e l’altra, vivrei perfettamente in accordo con il mio senso della moralità, e mi destreggerei in una osservanza e disubbidienza continue nel contenitore complessivo della mia morale/etica comune. Ma finirei col mortificare la mia bravura e vocazione in una rinuncia ad esserlo – dico hacker – per l’etica che ho/che mi sono costruito, irrinunciabile, a fondamento della mia coscienza.

E l’hacker comune, che ”penetra per scovare falle”, senza avere “l’intenzione di danneggiare il sistema o danneggiandolo inavvertitamente”, fa bene/fa male? Affari suoi; ma penso che si compiace di quello che fa, perché lo fa in buona fede; e continuerà a farlo, evitando problemi e complicazioni che il suo Sistema/morale gli contrappone. Né probabilmente arriverà mai, fregandosene, ad un grado di vera e matura consapevolezza etica/che so... – così vanno le cose in genere.

Quasi identico discorso per il biologo/farmacologo/… Con la differenza non poca che quello lavora e ricerca protetto, in equipe, finanziato da certa ufficialità istituita. E visto che lo fa perché ‘umano’, per curare meglio e migliorare l’umanità, sarà la sua etica personale e non l’etica comune questa volta il vero antagonista (come la legge e la legalità per l’hacker) a creargli punti di fuga/punti di raggiro, a farlo decidere di smettere o di continuare – così vanno le cose in genere.

E comunque… Al di fuori di tutto c’è sempre la legge storicamente variabile come sicuro/temporaneo argine. Al di sopra di tutto c’è sempre l’individuo che sceglie, come assoluto micro/macrocosmo. eu.ro

euroroscini non in linea   Rispondi citando
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