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Vecchio 22-12-09, 15:42   #1 (permalink)
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L'avatar di marlomb
 
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Messaggi: 355
The Age of Stupid (l'Era degli Stupidi)

In questo film

http://vimeo.com/6449822

s'immagina un futuro nemmeno troppo lontano, il 2055, dove uno dei sopravvissuti di un mondo ormai devastato, interpretato da Pete Postlethwaite, si chiede come mai non abbiamo fermato i cambiamenti climatici quando ne avevamo la possibilità.

Questo film è stato presentato nel Convegno di Copenaghen, dove si sono contrapposte due tesi, da una parte i paesi ricchi convinti della necessità di una riduzione globale dell'inquinamento, che spingono timidamente per un accordo su:
  • l'aumento della temperatura globale del pianeta dovrà essere tenuto entro i 2 gradi centigradi sui livelli pre-industriali;
  • i Paesi poveri saranno finanziati con un fondo di 100 miliardi di dollari entro il 2020 per adottare tecnologie pulite e poter affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici;
dall'altra i paesi poveri che sostengono che l'inquinamento è da loro subito, vedi per esempio:
  • gli Indios boliviani hanno portato la loro triste testimonianza sui danni avvenuti nella loro terra per colpa dei cambiamenti climatici: in 10 anni i ghiacciai delle Ande si sono ritirati del 10% e sui loro monti non c’è più acqua. Nei loro villaggi non c’è luce e nemmeno acqua corrente e chiaramente non ci sono automobili che circolano. Non sono gli indigeni che inquinano dunque, ma sono loro che ne pagano le dirette conseguenze.[www.avoicomunicare.it]
Un commento sull'accordo finale:

Ma io vi dico che non è un fallimento di Bill Emmott

Copenaghen sarà sicuramente una delusione per chi aveva sperato in un’intesa vincolante the salvasse Pianeta (salvarlo, vale a dire, in base alla definizione concordata di prevenzione della catastrofe, limitando cioè l’incremento delle temperature globali di questo secolo a soli 2 gradi centigradi). Ma tali auspici erano troppo ottimistici sin dall’inizio. L’accordo raggiunto tuttavia appare non del tutto disprezzabile nelle attuali circostanze. Soprattutto, il suo esito finale dipende da quello the accadrà in futuro, specie nel corso del 2010, e negli anni a venire.

In sostanza, l’accordo rappresenta la promessa di stipularne uno successivo l’anno prossimo, nel corso di una conferenza a Città del Messico, dove verranno introdotti, per i successivi 5-10 anni, controlli assai più stringenti sulle emissioni del gas serra rispetto a quanta promesso sinora dalla maggioranza dei Paesi. Sebbene l’intesa contempli l’impegno a rispettare gli obiettivi dell’incremento massimo delle temperature di 2 gradi centigradi, la quasi totalità degli scienziati ritiene che i tagli alle emissioni previsti sinora siano insufficienti a ottenere simili risultati. Per gli scienziati e gli ambientalisti che si battono da almeno vent’anni per portare avanti questa istanza, è avvilente ottenere tanto poco dopo una così lunga campagna. Ma per i governi, la grande maggioranza dei quali ha cominciato a prendere sul serio il rischio dei cambiamenti climatici solo nel corso degli ultimi cinque anni — o anche meno — questo accordo rappresenta, come dice Obama, un importante prima passo. La domanda che ci si pone oggi è se ci sarà davvero un secondo e un terzo passo, e quando. Come si fa a dirlo? (...) [Corriere della Sera, 20 dicembre 2009]

Credo che ancora una volta si sia persa un'occasione per lasciare ai nostri figli un mondo migliore!

Ma chissà all'estremo della stupidità ci sarà pure la saggezza!
(o la sopravvivenza).

ciao
marlomb
__________________
marlomb non in linea   Rispondi citando
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