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#1 (permalink) |
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Esperto
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Bambini dell'Eternità
Innazitutto mi scuso per il titolo "infantile", l'idea mi è venuta mentre discutevo con un mio amico inglese, ed in lingua angolofona "Children of Eternity" suona meglio della sua traduzione Italiana.
Uno dei temi comuni a molte religioni è il concetto di "vita dopo la morte" la cui qualità (eg: paradiso, inferno o purgatorio) dipende da come si ci è comportati in vita. Rispettando gli insegnamenti dei testi sacri si accede al paradiso, la ricompensa, mentre violando questi precetti si viene puniti. Riflettendo però mi è sorto un dubbio: Quando un bambino piccolo sbaglia, non lo puniamo a vita. Lo mettiamo in punizione per un'ora, un giorno, non gli facciamo guardare la televisione per un pomeriggio, ma normalmente un piccolo misfatto non equivale ad una condanna a vita. Nel corso della propria vita le persone non smettono mai di maturare, crescere, imparare e rivedere le proprie idee. Convinzioni che sembravano perfette cambiano nel corso del tempo, e guardando indietro si ci accorge di come ci fossimo sbagliati, ed allo stesso tempo di quanto si ha imparato... La vita media di una persona sulla terra (date condizioni normali) è di 70/80 anni... Si può davvero dire che 70/80 anni siano un periodo sufficiente perché la persona "scelga" il luogo dove passerà il resto dell'eternità? Basandosi sul presupposto che tutti possono cambiare, date le giuste circostanze (non sto dicendo se in meglio o in peggio), non è lecito pensare che, rimanendo sezienti dopo la morte, le persone possano ulteriormente sviluppare il loro carattere? Credo che nel corso dell'eternità le persone possano cambiare a sufficienza per essere "spostati" fra Inferno e Paradiso (o i loro equivalenti) un numero pressochè illimitato di volte. Cosa ne pensate? ![]() ![]() |
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Altri giorni, altri giochi, altri squassi del sangue dinanzi a rivali più elusivi: i pensieri e i sogni. |
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#2 (permalink) |
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Moderatore
Data di registrazione: Jun 2009
Ubicazione: Roma
Messaggi: 355
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A prima botta mi viene in mente il concetto di reincarnazione, ovvero la vita come un succedersi di vite verso la perfezione.
Per cui un anima s'incarna ed a seconda di come si comporta determina la prossima reincarnazione (karma), l'ultima reincarnazione è quella della contemplazione di Dio. Per approfondire bisogna però prendere i mano i sacri testi dell'Induismo (i Veda) e/o del Buddismo (Canone Pali). ciao ![]() marlomb |
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#3 (permalink) | |||||||
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Esperto
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Secondo la dottrina Cristiana:
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Secondo queste dottrine le persone non possiedono un'anima ma, al contrario, trasportano con loro di vita in vita alcuni tratti della loro personalità come i desideri, le attitudini e alcuni aspetti del proprio carattere. E' comunque importante ricordare che, generalmente, non vengono "portate oltre" memorie delle vite passate. Lo scopo finale di questi cicli di reincarnazioni è proprio quello di farli cessare. Secondo gli insegnamenti del Buddismo quello che ci tiene legati a questa terra è il desiderio di "possedere" e di "avere di più", "fare di più". Gli individui che riescono ad abbandonare queste "necessità" non si costringeranno più ad un susseguirsi di reincarnazioni ma raggiungeranno lo stadio Nirvana, letteralmente "estinzione". Una condizione di "non-essere" priva di impulsi o sofferenze fisiche. L'argomento è molto più vasto, ma mi permetto un ultimo accenno al Karma. Il Karma sarebbe il risultato delle azioni e dei comportamenti in vita, un aspetto che viene svelato solamente dopo la morte. Un Karma "positivo" (ovvero l'individuo si è attenuto ai precetti della dottrina) significherà una migliore vita successiva (tradizionalmente questo vuol dire ad esempio appartenere ad una casta più elevata, ma il concetto sta ora cambiando), oppure l'accesso a "Nirvana". Un Karma negativo una vita successiva peggiore, che va però vista come una vita con più possibilità di redimersi: "Sono le difficoltà a farci crescere". Cosa ne pensate? | |||||||
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