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Società e Impegno Civile Valori culturali, legalità, il sociale e le realtà quotidiane.

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Vecchio 07-12-05, 12:52   #16 (permalink)
777
User Attivo
 
Data di registrazione: Jan 2005
Ubicazione: Boston (Toscana)
Messaggi: 1,716
Invia un messaggio tramite MSN a 777
Lo Stato rappresenta e difende (idealmente) la società.

Lo Stato deve quindi riscuotere e redistribuire nel modo che ritiene più opportuno i proventi del lavoro obbligato.

Proventi che DEVONO coprire i costi di:

  • procedura, che da noi è costosa, perché garantisce quantomeno la presunzione d'iinocenza fino alla condanna definitiva. Da Saddam per esempio scommetto che costava meno, chissà perché...

    detenzione, visto che non pagano quello che ricevono, tanto o poco che sia, la matematica non è un'opinione. Se vuoi mangiare, devi pagare, anche in chiave rieducativa, non ha senso che venga loro insegnato che se in carcere si può vivere a sbafo, in faccia alla società.

    rieducazione, sono loro che hanno problemi ad integrarsi nella società, non è la società che deve adeguarsi a loro, se non altro per il sacro principio della maggioranza. Programmi appositi per dar loro nuovi ideali e stili di vita, volti a costruire, non distruggere.

    reinserimento nella società, non si può pretendere che un privato li assuma, quindi tra aiuti a mettersi in proprio o assunzioni da parte dello stato, saranno necessari finanziamenti che saranno per il loro bene, onde non reincorrere nella reazione della società.

    prevenzione, il monitoraggio e l'assistenza extradetentiva perché l'ex carcerato non vada a mettersi nelle stesse circostanze che potrebbero aver aiutato a delinquere.

    Ci sarebbe anche dell'altro, ma dubito che svolgerebbero un'attività così efficiente da essere così remunerativa.

Però se fosse per me di Polizia si spenderebbe poco, anzi mi bastano i Vigili Urbani!
__________________
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777 non in linea   Rispondi citando
Vecchio 13-06-10, 11:54   #17 (permalink)
User Newbie
 
Data di registrazione: Jun 2010
Messaggi: 1
Lavori forzati

Salve. Sono assolutamente d’accordo nel sostenere la tesi di un possibile reinserimento dei Lavori cosiddetti Forzati nella Legge italiana. Senza, però, evocare nei benpensanti lo spettro dello schiavismo, ritenuto da me, con sarcasmo, senz’altro applicabile per crimini di particolare efferatezza, ritengo assolutamente opportuno instradare ai lavori obbligatori (forzati) una parte consistente della popolazione carceraria, decentrandola nelle cosiddette Farms e mettendo in atto il meccanismo legittimo di debito-restituzione, applicabile nei riguardi della Società. Mi spiego meglio.
Come ben si sa, le nostre carceri hanno costi quali vitto, alloggio, servizi e sicurezza abbastanza elevati, ponendo a carico del cittadino il sostentamento di tali le spese.
Non ritenendo assolutamente inverosimile il poter rendere produttiva la forza lavorativa contenuta nei penitenziari, ben potrebbe essere applicata a determinati lavori (agricoli, stradali, sociali e produttivi) con un equo compenso, attraverso cui risarcire le proprie spese che invece gravano sulla collettività. Oggi la Società vede oltre al danno, anche la beffa di dover mantenere i carcerati. Il meccanismo incentivante applicabile su tale base, potrebbe essere iù lavori, più guadagni, migliori condizioni di vita rispetto ad uno standard di base. Un contesto comunque essenzialmente diverso dalle Comunità. I lati positivi potrebbero essere sicuramente tanti. Primi fra tutti:
1. il lavoro obbligatorio decentrerebbe la popolazione carceraria in strutture più piccole preesistenti demaniali o acquistabili da privati e resi idonei. Con la premessa assoluta dell’autosufficienza, verrebbero abbattuti in concreto non solo i costi per nuovi ed imponenti insediamenti carcerari, ma si creerebbero nuovi spazi nelle strutture carcerarie già esistenti ;
2. un reinserimento reale dei detenuti nel mondo del lavoro produttivo, che costituirebbe altresì un contesto educativo e preparatorio al rientro di essi nella Società;
3. la possibilità di differenziazione logistica dei criminali per tipo e gravità della pena ;
4. l’abbattimento dei costi di detenzione per una più equa forma di giustizia, senza che questa gravi totalmente e pesantemente sul cittadino;
5. la possibilità di demandare il controllo dei detenuti avviati ai lavori ad altri detenuti, rendendo quest’ultimi responsabili, ma ponendoli sotto il controllo e la supervisione delle Forze Carcerarie più razionalizzate;
Un progetto sicuramente complesso ed articolato, tuttavia potenzialmente fortemente in grado di risolvere, secondo me, molti problemi senza ricorrere all’apertura indiscriminata dei carceri.

Ultima modifica di Leonov : 13-06-10 16:06. Motivo: Ripristino formato standard.
macchiadileopardo non in linea   Rispondi citando
Vecchio 15-06-10, 16:06   #18 (permalink)
Moderatore
 
L'avatar di marlomb
 
Data di registrazione: Jun 2009
Ubicazione: Roma
Messaggi: 355
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Il lavoro per i detenuti è sicuramente nella cultura italiana, come testimonia Cesare Beccaria con il suo libro "Dei delitti e delle pene" nel 700'. Credo però sia opportuno sapere:
se non viene più applicato quali sono i motivi e le esperienze avute?

Per quanto riguarda l'affollamento delle carceri ritengo che l'attuale giustizia ed in particolare la mancanza di certezza della pena sia il nodo da risolvere e su cui incidere.

Risolto il punto precedente ci si accorgerà che le carceri sono sufficienti o come ci fa vedere Striscia la notizia sono anche abbandonate (purtroppo la politica spesso preferisce, costruire nuovi edifici, piuttosto che manutenere quelli esistenti).

ciao
marlomb
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marlomb non in linea   Rispondi citando
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