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Vecchio 22-11-07, 00:46   #1 (permalink)
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I Savoia chiedono i danni allo stato

Oggi leggevo il giornale e ho visto questa:

Richiesta di Vittorio Emanuele e suo figlio: «260 milioni, danni per l'esilio»
ROMA
Vittorio Emanuele di Savoia e suo figlio, Emanuele Filiberto, hanno chiesto ufficialmente allo Stato italiano il riconoscimento di danni morali per un valore complessivo di 260 milioni di euro, senza contare gli interessi, in aggiunta alla restituzione dei beni confiscati alla famiglia Savoia dallo Stato quando nacque la Repubblica italiana.

A rivelarlo gli stessi Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto che in una intervista che andrà in onda questa sera su Rai Tre a Ballarò spiegano di avere inoltrato la richiesta di danni circa 20 giorni fa con una lettera di sette pagine al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al presidente del Consiglio Romano Prodi tramite i propri legali, Calvetti e Murgia.

Tra i motivi della richiesta di risarcimento illustrati nella lettera e spiegati da Emanuele Filiberto ci sarebbero i danni morali dovuti alla violazione dei diritti fondamentali dell’uomo stabiliti dalla Convenzione Europea per i 54 anni di esilio dei Savoia sanciti dalla Costituzione Italiana. Secca e immediata la replica del Governo attraverso il segretario generale della presidenza del Consiglio, Carlo Malinconico, che spiega che il Governo non solo non ritiene di dover pagare nulla ai Savoia ma che pensa di chiedere a sua volta i danni all’ex famiglia reale per le responsabilità legate alle note vicende storiche.


(La stampa)

Voi che ne pensate?
Oggi al bar ho sentito orde di vecchietti, che di solito litigano sulla politica e sulle bocce, trovarsi d'accordo su questo argomento...

Secondo voi L'Italia deve qualcosa ai Savoia o sono i Savoia che hanno qualche debito anche solo morale con l'Italia?

Ultima modifica di pikadilly : 22-11-07 00:49.
pikadilly non in linea   Rispondi citando
Vecchio 22-11-07, 16:35   #2 (permalink)
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Che ne pensiamo?

...dunque, potremmo cominciare con l'ordine d'arresto del Giudice di Potenza :


Quote:
Arrestato Vittorio Emanuele Savoia
(ANSA) - POTENZA, 16 GIU - Vittorio Emanuele di Savoia, di 69 anni, e' stato arrestato per ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza. Nei confronti del principe le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al falso e allo sfruttamento della prostituzione.
L’ordinanza

«Slot machine affari e sesso. Lui il leader»

Tutti i punti delle accuse


ROMA
— Affari da milioni di euro conclusi pagando mazzette.
Gioco d’azzardo come attività principale, con annesso giro di prostitute, ma anche riciclaggio nei Casinò, ospedali da costruire all’estero, slot-machine illegali distribuite in Libia e in Russia.

Nella «compagine ben assortita» disegnata dal giudice di Potenza, Vittorio Emanuele di Savoia sarebbe il «leader indiscusso», colui che «con allarmante sistematicità utilizza tutti i suoi legami istituzionali e massonici per raggiungere e penetrare l’organo istituzionale di interesse, ponendo le basi e curando le linee fondamentali degli accordi corruttivi di volta in volta conclusi, appunto, con l’amministrazione o l’organo di turno.

Accordi e relazioni intessuti e gestiti, nel dettaglio, con altrettanta abilità e sistematicità dagli efficienti consociati, soci in affari del Savoia, e in particolare dal Bonazza e dal Migliardi ».
Il primo, imprenditore veneto di 62 anni, è «un assiduo e intimo frequentatore» del principe di Savoia, «del cui entourage fa parte e con quale condivide lunghi periodi di vacanza sull’isola di Cavallo».

E’ l’anello di congiunzione tra Vittorio Emanuele e Rocco Magliardi, messinese di 53 anni, «soggetto pluripregiudicato, in odore di criminalità organizzata e con rapporti e relazioni con pericolosi esponenti della mafia siciliana, in particolare quella catanese».

Le slot truccate -
Il «nucleo dell’attività associativa in esame», come la chiama il giudice, è riassunto nella premessa all’ordine di arresto. E disegna il cuore del «sodalizio» e del «programma criminoso» in cui spicca la figura di Vittorio Emanuele di Savoia.
Sostiene il magistrato che tutto ruota intorno alla «penetrante quanto efficace attività di mediazione con la pubblica amministrazione e con gli apparati politico-istituzionali coinvolti, seppure a diverso titolo, nel settore del gioco d’azzardo ».

Il trucco messo in atto da questa «vera e propria società criminosa di servizi» è quello di instaurare «rapporti e relazioni deviate, patologiche ed ispirate al reciproco scambio di favori, dominato cioè dalla corruzione».
L’irruzione nel mondo del gioco d’azzardo, secondo la ricostruzione dell’accusa, avveniva attraverso il mercato delle licenze per il gioco legale, poi trasformato in illegale attraverso la manomissione delle slot machine realizzata con le schede elettroniche taroccate.

Che non solo cambiavano la natura dei giochi, da leciti a illeciti, ma truccavano anche le vincite. «L’ulteriore manomissione informatica delle schede», infatti, era «diretta a incidere ulteriormente sulla percentuale statistica delle vincite».

Gli uomini di Fini -
La concessione dei nulla osta per attivare i videogiochi viene rilasciata dai Monopoli di Stato, e dunque bisognava muoversi per ottenere facilitazioni e permessi. Anche con la corruzione.
Il "modus operandi" del gruppo, secondo i pm, è ben dimostrato da una telefonata del 21 dicembre 2004, tra Vittorio Emanuele e il suo segretario Gian Nicolino Narducci.
I due parlano dell’andamento di un blocco di autorizzazioni, finché il principe dice: «Io spero che l’altra questione la faccia anche, eh?».
Nicolini risponde che «bisogna vedere di farle passare, adesso comunque chiedo meglio... Allora, io conosco.. Il mio amico è un generale della Guardia di finanza, perciò come gli ho detto io. Però eh. Lui era già uno che... era uno che era abituato a mangiare, mangiava qualcosina, perciò può darsi che ci dia, sicuramente ci darà una mano.
Però naturalmente dovremmo far guadagnare anche un po’ lui.
Non è un problema!».
Vittorio Emanuele sembra d’accordo: «Sì, si, ma quello non non c’è nessun problema... Anzi, è più facile, è meglio».

Sempre per facilitare la concessione delle licenze da parte dei Monopoli, vengono attivati altri contatti con «gli apparati politico-istituzionali ».
Tra questi, accusano i magistrati, quelli allacciati tramite Tullio Ciccolini, «commercialista romano, attivista politico nelle file del partito di Alleanza Nazionale, che a sua volta investirà della questione Salvatore Sottile e Francesco Proietti Cosimi».

Il primo era il portavoce del Fini quando era vice-presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, il secondo era il segretario. «In virtù degli incarichi ricoperti svolgeranno opera di efficace e fattiva influenza sui pubblici funzionari interessati, convicendoli ad accogliere le richieste di nulla- osta in esame».

Il nobile bulgaro -
Tra le contropartite, con uno specifico capo d’imputazione, gli accusatori inseriscono la vicenda di una «ragazza aspirante a entrare nel mondo dello spettacolo e in particolare nel settore televisivo» che sarebbe stata convinta dal dirigente della Rai Giuseppe Sangiovanni ad avere incontri galanti proprio con Sottile (presentato come «persona influente e importante ») per «poter sfondare nel mondo dello spettacolo, e cioè poter partecipare a trasmissioni o spettacoli televisivi».

Un altro «disegno criminoso» contestato è quello per ottenere «l’affidamento di commesse nei settori ospedaliero e della telefonia della Repubblica di Bulgaria». Con questo obiettivo Vitorio Emanuele e l’imprenditore residente in Austria Pierpaolo Cerani avrebbero promesso al primo ministro bulgaro Simeone Saxe- Coburg-Gotha (meglio noto come Simeone di Bulgaria, cugino del principe di Savoia) «denaro e altre utilità».

Cerani, in un’intercettazione telefonica, dice «di averne finanziato la campagna elettorale, giungendo finanche a sobbarcarsi le spese di viaggio dell’illustre uomodi Stato e dei suoi ministri». Perché Simeone «garantisse l’affidamento al Cerani e al Savoia di un incarico per la realizzazione di un complesso ospedaliero in Bulgaria», il 25 giugno scorso Cerani avrebbe consegnato a Simeone «una somma di denaro».

Internet e armi -
Vittorio Emanuele, Bonazza e altri sono accusati di sfruttamento della prostituzione perché «stabilendo espressamente di provvedere al reclutamento e allo sfruttamento di un numero indeterminato di prostitute», procurate da una prostituta dell’Est europeo, «da mettere a disposizione dei giocatori del casinò di campione d’Italia e, in particolare dei facoltosi "personaggi siciliani" legati alla criminalità organizzata, amici di di Rocco Magliardi». il «disegno criminoso» era quello di offrire ai giocatori «un "pacchetto completo" idoneo ad invogliare a recarsi a Campione d’Italia».

Per trasportare senza intralci un’arma in Italia, Vittorio di Savoia avrebbe corrotto dei funzionari alla frontiera del Traforo del Monte Bianco.
E’ quanto si legge alla lettera del capo d’imputazione, dov’è scritto che il 3 novembre 2005 Vittorio Emanuele «transitava per il posto di frontiera italo-francese trasportando a bordo del suo autoveicolo un fucile acquistato in Italia », evitando i controlli grazie al pagamento di mille euro elargiti a un ispettore della polizia di frontiera.
Dalle intercettazioni emergerebbe anche il reato di «accesso abusivo a un sistema telematico », allorché tre persone, «su istigazione di savoia Vittorio Emanuele e di savoia Emanuele Filiberto, si introducevano abusivamente nel sistema protetto del server del sito internet w w w . p r a v d a - news.com», che conteneva pagine dedicate alla famiglia reale, «provvedendo a "bombardare", sabotare, cancellare e oscurare in modo definitivo il suddetto sito».Il principe, con la complicità di due marescialli dei carabinieri, avrebbe anche acquisito e utilizzato abusivamente i dati del Centro elaborazioni dati del Viminale.

Giovanni Bianconi
Fiorenza Sarzanini

17 giugno 2006

Corriere della Sera
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Ultima modifica di Andrez : 22-11-07 16:53.
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Vecchio 22-11-07, 16:44   #3 (permalink)
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Vicende giudiziarie di Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia

Nel corso degli anni alcuni scandali legati a vicende giudiziarie hanno contrassegnato la vita di Vittorio Emanuele:
  • Già negli anni settanta Vittorio Emanuele venne indagato sia dal giudice istruttore Carlo Mastelloni della pretura di Venezia per traffico internazionale di armi verso alcuni paesi mediorientali posti sotto embargo, sia dal giudice istruttore Carlo Palermo della pretura di Trento. Il caso venne successivamente trasferito alla pretura di Roma. Tale indagine fu archiviata. Da tenere presente che Vittorio Emanuele era intermediatore d'affari per conto anche della Agusta, e, grazie all'amicizia con lo Scià di Persia Reza Pahlavi, proprio in quegli anni concludeva compravendite di elicotteri tra l'Italia e la Persia.
  • Il 18 agosto 1978, sull'Isola di Cavallo (Corsica), ci fu una sparatoria a seguito della rapina del gommone di Vittorio Emanuele da parte di conviviali del miliardario Nicky Pende, Vittorio Emanuele sparò alcuni colpi di fucile. L'ipotesi d'accusa, sulla base della quale fu in seguito arrestato, fu che uno dei proiettili colpì lo studente tedesco di 19 anni Dirk Geerd Hamer, figlio di Ryke Geerd Hamer, che stava dormendo in una barca vicina e che morì nel dicembre dello stesso anno dopo una lunga agonia. Di ciò, però, non vi fu piena prova, in quanto la difesa sostenne la presenza di altre persone che avrebbero sparato durante la colluttazione, poi fuggite e mai identificate dalla gendarmeria francese. Anche il calibro ed il rivestimento dei proiettili che ferirono a morte il giovane risultarono diversi da quelli in dotazione al fucile di Vittorio Emanuele di Savoia (al quale sarebbe stato contestato, senza però addurre alcuna prova convincente, di aver effettuato una sostituzione d'arma). Nel novembre del 1991 venne prosciolto dalla Camera d'accusa parigina dall'accusa di omicidio volontario e condannato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d'arma da fuoco. Il 21 giugno 2006, durante la sua detenzione nel carcere di Potenza, una microspia avrebbe intercettato una sua conversazione in cui avrebbe ammesso l'omicidio e di essere uscito vittorioso dalla vicenda. Il contenuto della conversazione, come riportato dalla stampa, sarebbe il seguente:
« Anche se avevo torto... devo dire che li ho fregati. È davvero eccezionale: venti testimoni, e si sono affacciate tante di quelle personalità importanti. Ero sicuro di vincere. Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga. »
  • È risultato iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli con la tessera numero 1621 [5].
  • Il 16 giugno 2006 il GIP Alberto Iannuzzi del Tribunale di Potenza, su richiesta del PM Henry John Woodcock, ne ha ordinato l'arresto con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione nell'ambito di un'indagine legata al casinò di Campione d'Italia. Il 23 giugno 2006, in seguito ad una parziale ammissione dei fatti che gli sono stati addebitati, per decisione del GIP di Potenza, è stato messo agli arresti domiciliari a Roma, in una casa del quartiere Parioli di proprietà della famiglia Fabbri, dove si trasferì con la moglie Marina Doria. Il Tribunale del Riesame di Potenza, in data 20 luglio 2006, gli ha revocato gli arresti domiciliari, imponendogli il solo divieto di espatrio. Al suo rilascio, dichiarò alla stampa:
« Se uno è in cerca della giustizia, alla fine la trova. La vita, a volte, è davvero molto strana: ho atteso cinquantasei anni per rientrare in Italia, e ora non la posso più lasciare. »
  • A soli otto giorni dalla propria liberazione, il 28 luglio 2006, in una telefonata ad un conoscente, Vittorio Emanuele dichiarò:
« Questi giudici sono dei poveretti, degli invidiosi, degli stronzi. Pensa a quei coglioni che ci stanno ascoltando: sono dei morti di fame, non hanno un soldo. Devono stare tutto il giorno ad ascoltare, mentre probabilmente la moglie gli fa le corna. »
  • Circa la questione delle intercettazioni telefoniche, agli inviati del Tg satirico Striscia la Notizia che gli hanno consegnato il famoso premio del Tapiro d'Oro, ha affermato:
« Le intercettazioni sa come le fanno? Si prendono le paroline e poi le si appiccica. »
  • Il 28 settembre 2006, circa le vicende di Campione d'Italia e le intercettazioni telefoniche, dichiarò:
« Tutto ciò è un sistematico attacco ai danni di Casa Savoia. Nel modo subdolo dei poteri occulti. Sono rimasto in silenzio per molte settimane, su consiglio dei miei avvocati, ma ora è il momento di parlare, per fare emergere la verità. Stiamo vedendo ogni giorno che cosa accade nel mio Paese, e cioè intercettazioni telefoniche, fughe di notizie, voglia di protagonismo da parte di alcuni personaggi. Lo scorso inverno, Casa Savoia aveva indici di gradimento molto alti, e in quel momento è partito questo sistematico attacco per far sprofondare la nostra immagine. Non so se ci sia un disegno unico dietro a quanto mi è accaduto, ma io intendo parlarvi di Giustizia, e della mia fiducia nei suoi riguardi. »
  • Il 13 marzo 2007 la Procura della Repubblica di Como, sulla scorta del riesame integrale di tutte le intercettazioni, ha chiesto l’archiviazione delle due inchieste aperte nei confronti di Vittorio Emanuele di Savoia a Potenza e trasferite a Como, e che coinvolgevano anche l’ex sindaco di Campione d’Italia Roberto Salmoiraghi, l'imprenditore Ugo Bonazza, Giuseppe Rizzani e la signora Vesna Tosic: il 27 marzo il GIP del tribunale di Como ha accolto l'istanza di archiviazione.
  • Il 25 giugno 2007 Vittorio Emanuele è stato denunciato dal cugino Amedeo di Savoia Aosta per via delle affermazioni ingiuriose contenute nell'intervista che Vittorio Emanuele stesso aveva rilasciato, pochi giorni prima, al quotidiano "la Repubblica" e al mensile "Point de Vue".
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Vecchio 22-11-07, 16:48   #4 (permalink)
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Fermatelo!!
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Ha vissuto in Svizzera, a Ginevra, fino al 2002 quando venne abolita la norma costituzionale che obbligava gli eredi maschi di Casa Savoia all'esilio.


Durante il periodo dell'esilio suscitò varie polemiche con alcune dichiarazioni infelici:
  • Nel 1994, quando, nel corso di un'intervista televisiva, gli fu chiesto se fosse disposto a giurare fedeltà alla Costituzione repubblicana per tornare in Italia, lui rispose:
« No. No. Non voglio rispondere a questa domanda. È una cazzata! »
  • Il 1 maggio 1997, quando nel corso di un'altra intervista televisiva, rifiutò di scusarsi per la firma di un Savoia alle leggi razziali, precisando:
« No, perché non ero neanche nato. E poi, non sono così terribili. »
  • Il giorno successivo, il 2 maggio 1997, dichiarò in un comunicato:
« Le leggi razziali furono certo un grave errore. »
  • Solo il 15 luglio 2000, in un'intervista televisiva, dichiarò:
« Sono disposto a giurare fedeltà alla Costituzione della Repubblica anche pubblicamente, se proprio lo devo fare. »

Nel 2002, invece, con un comunicato emesso da Ginevra, prese ufficialmente le distanze dalle leggi razziali, per la prima volta nella storia di Casa Savoia.
Sempre nel 2002 furono pubblicate dichiarazioni in cui accettava la fine della monarchia.
Nello stesso anno, dopo l'abolizione dell'esilio, insieme con il figlio giurò per iscritto e senza condizioni fedeltà alla Costituzione Repubblicana ed al presidente della Repubblica, rinunciando in tal modo esplicitamente a qualunque pretesa dinastica sullo stato italiano.

Rinuncia a cui non ha tenuto fede, avendo richiesto allo Stato Italiano 170 milioni di euro come risarcimento per l'esilio (più 90 milioni richiesti dal figlio) oltre alla restituzione dei beni confiscati dallo Stato nel 1948.


Così all'estero:

Le Figaro
titola "Il principe Vittorio Emanuele arrestato per associazione a delinquere"

Le Monde, "Il principe Vittorio Emanuele di Savoia è stato arrestato"

The Independent: "Il figlio dell'ex re d'Italia trattenuto per mafia e prostituzione".

Newsweek titola "Arrestato principe italiano va dal palazzo al carcere"
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Ultima modifica di Andrez : 22-11-07 17:01.
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Vecchio 23-11-07, 03:44   #6 (permalink)
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Vittorio Emanuele è senza dubbio un personaggio meschino, e la cosa non è nota da poco anche nell'ambito familiare e tra i i monarchici stessi, per questioni d'immagine (vedi l'elenco delle malefatte sopra indicate) ma sopratutto per questioni di legittimità.

Infatti, è privo di diritti dinastici in base alle leggi stesse di Casa Savoia, leggi che naturalmente non hanno valore per noi ma che per loro (proprio se vogliono continuare a dire di essere legittimi re ecc.) sì.

E anche qui si è comportato in modo meschino.

Nel 1960 il padre Umberto II (ultimo re d'Italia), sapendo che è fidanzato con una ragazza "non sua pari" gli ricorda che in base alle leggi di Casa Savoia, se la sposa perde il diritto a trono e i diritti connessi. Glie lo ricorda per scritto, con una lettera che gli fa firmare "per presa conoscenza"

Prima Vittorio Emanuele risponde in modo nobile
Quote:
Per quanto riguarda la successione al Trono, la cosa ha perso ... ogni valore e prega S. Maestà di disporre dei suoi diritti come meglio crede.
Più tardi si ricrede e cede al padre (o meglio, finge di cedere al padre) scrivendo una lettera dai meno nobili sentimenti:
Quote:
Carissimo Papà,
da tempo tutti mi consigliano quello che dovrei o non dovrei fare richiamandomi ai miei doveri di principe ereditario. Mi si chiede di lasciare Marina Doria, alla quale sono legato da affetto profondo.
Sono entrato nella determinazione di interrompere la relazione e trovare una moglie di vostro gradimento nella speranza che serva a rialzare il prestigio della famiglia.
Ti chiedo di ricevere direttamente da te ordini e direttive
Insomma, sembra rassegnato al fatto che se sposa una non-nobile non può per legge diventare re...

Ma nel più verace stile italiota, il furbetto trova l'inghippo!

Nel 1969 si reca da un notaio firmando due documenti.

Nel primo documento destituisce Umberto II e si proclama re d'Italia(se l'Italia fosse ancora regno, questo sarebbe alto tradimento ???)

Nel secondo conferisce a Marina Doria il titolo di duchessa di S. Anna di Valdieri.

Ovvero, la legge dice che se il principe ereditario sposa una non pari perde il diritto al trono? non c'è problema, doppio inghippo: prima divento re addirittura, (così non sono più principe ereditario) poi nomino la fanciulla duchessa (tiè) quindi il problema è doppiamente risolto.

Adempiute queste formalità, in stile davvero regale se ne vola a Las Vegas dove sposa Marina Doria.

Tanta è la fiducia Umberto II nutre nel figlio che - con una simbologia chiarissima - chiede che il sigillo reale sia seppellito con lui.

Tutto questo naturalmente non ha alcun interesse - se non quello folcloristico di una Dinasty da regno di provincia - ma serve a chiarire la levatura del personaggio.
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etimo non in linea   Rispondi citando
Vecchio 23-11-07, 04:27   #7 (permalink)
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Sui Savoia attuali e le leggi razziali.

Vittorio Emanuele III

Il firmatario delle leggi razziali.

Vuole la tradizione che in una udienza in concomitanza con la promlgazione delle leggi razziali si sia svolta uno scambio di battute tra Mussolini e il re che sarebbe andata più o meno così:

M: Ci sono ventimila italiani con la schiena debole, Maestà, che si commuovono per la sorte degli ebrei

VEIII: Fra quei ventimila italiani con la schiena debole ci sono anche io.

Questo episodio viene di solito portato a dimostrazione di quanto il "nobile" Vittorio Emanuele III fosse contrario alle leggi razziali.

Sarà anche stato contrario, ma da vera "schiena debole" poi quelle stesse leggi razziali le ha firmate lui, mancandogli il coraggio di rifiutarsi di privare qualche migliaio dei suoi sudditi di buona parte dei diritti civili.

Umberto II

Non ho mai letto una sua dichiarazione al riguardo.

Vittorio Emanuele (sedicente IV)

In generale, sembra aver completamente rimosso la questione e la sua gravità. Lo dimostrano lle sue famose dichiarazioni del 1997 "non erano così terribili" ... "non ero neanche nato".

Tanto trascurabile la questione doveva sembragli, da ignorare anche che le leggi razziali sono del 1938 ed essendo lui nato nel 1937 è falso che "non era neanche nato".

Non che voglia addossare la repsonsabilità delle leggi razziali al principini di un anno, ma gli addosso la responsabilità - appunto - di aver evidentemente badato più alla successione ed ai beni della sua dinastia alle responsabilità storiche della sua dinastia.

Emanuele Filiberto

Povero ragazzo, mi verrebbe da dire... E invece no, persiste la paterna rimozione della questione, se ancora pochi giorni fa (l'11 novembre 2007) parlava così di VEIII:

Quote:
Durante il ventennio, certamente non accettò di buon grado la coabitazione con il fascismo: è doveroso ricordare infatti che proprio in quel complesso periodo Egli ebbe il grande merito di mantenere il controllo della Patria evitando le indicibili derive che il Nazismo disgraziatamente ebbe in Germania.
Giovanotto, ripassati la storia patria, quel tuo nobile bisnonno ha portato l'Italia alle leggi razziali e alla guerra. non ha "evitato le indicibili derive", le ha promulgate e controfirmate.
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Vecchio 23-11-07, 07:14   #8 (permalink)
 
L'avatar di Vampiretta
 
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Secondo me avere il coraggio di chiedere i danni è una cosa aberrante. Ci vuole un coraggio e pelo sullo stomaco incredibile!!

Però una cosa mi chiedevo, ma giuro a mero titolo di domanda non per polemizzare.

Da cosa parte la decisione che il figlio non è potuto rientrare in Italia per anni mentre per dirie per i figli di Mussolini non c'è mai stato questo problema?

Non sarebbe la stessa cosa? Che le colpe non ricadano sui figli...

Mi aiutate a capire?
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Vampiretta non in linea   Rispondi citando
Vecchio 23-11-07, 13:07   #9 (permalink)
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L'avatar di i2m4y
 
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Personalmente valuto la questione nell'ottica di proprietà privata Savoia sottratta ai Savoia e dunque reputo da restituire.

Mi chiedo cosa farei io se mi fossero state tolte mie proprietà.... penso le rivendicherei.

Poi se ci saranno dei danni da rifondere da parte dei Savoia che i Savoia rifondino.

Non entro nel merito invece di buon gusto, vicende giudiziarie e neppure di aspetti di simpatia che reputo non centrino con la sanvaguardia della proprietà privata e con il concetto di risarcimento del danno.

Paolo
i2m4y non in linea   Rispondi citando
Vecchio 23-11-07, 13:16   #10 (permalink)
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Quote:
Vampiretta Visualizza il messaggio
Non sarebbe la stessa cosa? Che le colpe non ricadano sui figli...

Mi aiutate a capire?
Calati nella situazione dell'Italia alla fine della guerra:

I figli di Mussolini erano privati cittadini, figli di Mussolini dotati magari di "influenza" ma senza alcuno potere.

I discendenti del Re erano per legge indicati come successori al trono, con un legittimo diritto a prendere e pretendere il potere (legittimo nel senso di "sancito dalla legge")

Nell'Italia dell'immediato dopoguerra la "pericolosità sociale" (uso questo termine in senso altamente improprio) degli uni e degli era completamente diversa.

Anche perché devi considerare gli antefatti.

Nel 1944 ha inizio la luogotenenza: in cui formalmente il re era sempre Vittorio Emanuele III, ma Umberto II faceva da "luogotenente", cioè quasi da "presidente di una ancora inesistente repubblica"

Questo naturalmente fu un compromesso, cui si arrivò con non poca fatica e che prevedeva di congelare così la situazione piuttosto tesa, e che a guerra finita ci fosse una costituente e un referendum sulla forma di governo.

Fin qui, tutto andò abbastanza bene. Dopo circa due anni di luogotenenza, nel 1946 si avvicinava il referendum Monarchia/Repubblica e Vittorio Emanuele abdicò, rinunciando al titolo un mese prima del referendum.

Questa fu una mossa per favorire nel referendum la monarchia, dato che automaticamente Umberto II, che nel frattempo si era fatto apprezzare, diventava re, e quindi per lgi elettori la scelta non era più tra Repubblica e Vittorio Emanuele III, ma tra Repubblica e Umberto II.

D'altro canto, questa mossa fu denunciata (a ragione) come una violazione del "congelamento": il luogotentente adesso era anche re. Nota bene che in quel momento il re era ancora re, con tutte le sue prerogative, e tanto per dirne una il giuramento delle forze armate passava adesso a lui.


In questa situazione di tensione il 2-3 giugno si va al voto. il 10 giugno la corte di cassazione dà lettura dei risultati del referendum (12 milioni a 10 a favre della repubblica) ma correttamente si riserva di deliberare dopo aver esaminato le numerose contestazioni, fissando la data del 18 giugno per i risultati definitivi.

In questi giorni scoppia il caos. Napoli (monarchica per l'80%) ne è l'epicentro. Per metterla nelle parole di G. Bartolone, (uno che di solito descrive gli avvenimenti di quei giorni favorevolmente per casa Savoia):

Quote:
La mattina del 7 giugno, a Napoli si diffonde la notizia dell'arrivo
d'Umberto. Il Re ha deciso di battersi per il suo buon diritto e ha scelto
la città come suo quartiere generale.
Disordini dappertutto, una dozzina di morti, il rischio della guerra civile torna vicinissimo

Tra il 12 e 13 giugno il Consiglio dei Ministri decide di non aspettare i risultati definitivi e che Capo dello Stato diventa il Presidente del consiglio.

Il 13 giugno stesso Umberto II (non esiliato, nota bene!) parte e va all'estero con un proclama in cui se da un lato scioglie il giuramento delle forze armate ("Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che lo hanno prestato") dall'altro lato definisce "rivoluzionario" il decreto della notte precedente, e quindi in pratica dice "sono ancora io il Re, voi siete dei rivoluzionari".

Anche quando il 18 la Cassazione proclamo ì risultati definitivi Umberto II non tornò, e contrariamente agli accordi presi non riconobbe la Repubblica.

Ecco perché in buona sostanza, quando due anni più tardi nasce la costituzione italiana, ci si trova a - e qui lo dico senza tema di far polemica - doverlo necessariamente esiliare, dato che il suo non riconoscimento della Repubblica assumeva ora una connotazione eversiva, ovvero capace di spingere l'Italia alla querra civile.

In questo suo non-riconoscimento è rmasto fermo fino alla morte.

Se ancora nel 2002 Vittorio Emanuele considerava una "cazzata" il giuramento di fedeltà ala Repubblica, questo ti (assieme agli antefatti) ti fa capire perché furono esiliati anche i discendenti maschi del Re (ovvero i pretendenti al trono).

Una nota sulle polemiche sui risultati del Referendum del 1946 (i monarchici sostengono che avrebbe vinto la monarchia e che è tutto un broglio): se anche per ipotesi questo fosse vero, se davvero la repubblica fosse frutto di un broglio invece che della volontà popolare, allora ringrazio il broglio che mi ha liberato da un re assassino, dato che se non fosse passata la Repubblica l'assassino Vittorio Emanuele di Savoia adesso sarebbe il nostro re.
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Ultima modifica di etimo : 23-11-07 13:19.
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Vecchio 23-11-07, 16:39   #11 (permalink)
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Personalmente valuto la questione nell'ottica di proprietà privata Savoia sottratta ai Savoia e dunque reputo da restituire.
Diritto quindi da estendere a favore dei Borboni e dello Stato Pontificio ai quali a loro volta i Savoia hanno sottratto?
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Vecchio 23-11-07, 16:49   #12 (permalink)
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Diritto da estendere a tutti i coloro cui la proprietà privata è stata sottratta.

Se non erro, poi la medesima questione è già stata risolta per gli ex regnanti Greci e di altre nazioni.... si dovrebbe forse prendere spunto da lì.

Paolo
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Vecchio 24-11-07, 10:30   #13 (permalink)
 
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Calati nella situazione dell'Italia alla fine della guerra:

I figli di Mussolini erano privati cittadini, figli di Mussolini dotati magari di "influenza" ma senza alcuno potere.

I discendenti del Re erano per legge indicati come successori al trono, con un legittimo diritto a prendere e pretendere il potere (legittimo nel senso di "sancito dalla legge").
Etimo, grazie davvero. Credo di aver capito decisamente meglio la situazione!
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Vecchio 26-11-07, 04:02   #14 (permalink)
 
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Oggi a Domenica In il buo (ironicamente) Giletti ha pensato bene di spendere 10 minuti per parlare della cosa. E al telefono c'era Emanuele Filiberto che diceva che chiedeva i danni morali per non essere potuto venire in Italia fino a qualche hanno fa, ne lui ne il padre.

Bhe mi chiedo, ma lo sa che il padre non ha riconosciuto la Repubblica Italiana fino appunto a qualche anno fa?

Continua a dire che le colpe non devono ricadere sui padri, e come dicevo mi sta anche bene, ci mancherebbe. Ma a patto che i figli rinneghino e condannino ciò che i padri hanno fatto. E Vittorio Emenauele lo ha fatto dopo decenni da quegli eventi e Emanuele Filiberto, li rinnega si, ma continua a farsi chiamare Principe.

Secondo me gli ha risposto bene Cecchipaone dicendogli che in Italia lui non è principe di niente, e se continua a farsi chiamare principe vuol dire che continua a rappresentare quella famiglia che tanto dolore ha portate all'Italia e agli Italiani.

Eh ma daltronde lui quei soldi non li vuole per se, ma per aprire una fondazione per gli italiani meno abbienti. Mentre qualche giorno fa doveva aprirci scuole e ospedali.

Hanno sbagliato i tempi, devono almeno aspettare che tutti i "nonni" che hanno fatto la seconda guerra mondiale siano crepati... così come già succede la nostra memoria storica andrà a farsi benedire. Il Re diventerà un mito da fiaba disneyana e Mussolini uno che mandava la gente solo in vacanza al confine e allora magari qualcuno gli darà anche le cose che rivendicano.
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Vecchio 27-11-07, 11:45   #15 (permalink)
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ti ho mandato un pvt
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