San Giovanni Persiceto/Cenni storici
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| San Giovanni Persiceto | |||
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Stato: (http://www.giorgiotave.it/wikigt/os/Italia) Italia
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Regione: (http://www.giorgiotave.it/wikigt/os/Italia) Emilia Romagna
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| Estensione: 114,41 km² | |||
| Frazioni: Amola (L'Âmla), Castagnolo (Castagnôl), Le Budrie (Al Bûdri), Lorenzatico (Lorenzâtic), San Matteo della Decima (La Cisanôva), Tivoli (Taîval), Zenerigolo (Żindrîgual) | |||
| Quartieri: Sasso, Via cretini, Tigrai, Rocca, Borgo Rotondo, Borletto, Braglia, Zoia, Peep, Carbonara, Artigianale, Galvani-Massarenti | |||
| Abitanti: 26.000 | |||
| Nome Abitanti: Persicetani | |||
| Santo Patrono: San Giovanni | |||
| gt directory: Persiceto (http://www.giorgiotave.it/directory/mondo/europa/italia/emilia-romagna/provincia-di-bologna/localita/san-giovanni-in-persiceto/) | |||
| Sito del Comune (http://www.comunepersiceto.it/) | |||
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San Giovanni Persiceto (in bolognese San Żvân) è un comune dell'Emilia Romagna in Provincia di Bologna che conta circa 26.000 abitanti.
Cenni Storici
Il territorio del Comune di San Giovanni in Persiceto, nella parte alta (a sud, verso l'Appennino) fu abitato fin dalla preistoria. Sono difatti presenti resti della civiltà del bronzo e della prima età del ferro, e basandosi sulla toponomastica e sulla tradizione classica appare certa la presenza di comunità galliche. Tracce superstiti della centuriazione (II sec. a. C.) dimostrano l'occupazione del territorio da parte dei Romani; non esistendo nessuna traccia di un centro abitato non è possibile ipotizzare la presenza di un oppidum, ma solo di un vicus.
Le fonti storiche non ci consegnano nessuna informazione sull'area Persiceta nell'epoca tardoromana; probabilmente le popolazioni e le nostre terre subirono le invasioni barbariche, senza dubbio le annuali alluvioni che hanno lasciato evidenti conseguenze nella zona a levante della città. Le terre furono dunque abbandonate e tornarono paludose e boscose come erano precedentemente la centuriazione romana, finchè durante il dominio dell'Esarcato di Ravenna ripresero le opere di contenimento delle acque. In epoca bizantina il territorio persicetano fu attraversato da una linea difensiva eretta contro i Longobardi, che tuttavia fu sfondata da Liutprando verso il 727, che occupò il "Castrum Persiceta". E' la prima documentazione ufficiale del toponimo. Probabilmente la caratteristica forma urbis del "Borgo Rotondo", l'antico nucleo della città, risale ad epoca longobarda.
Nel 774 cade il regno longobardo ed il distretto altomedioevale di Persiceto diviene parte del Contado di Modena che allora si estendeva fino al Samoggia; fu l'Abbazia di Nonantola che esercitò la propria supremazia sul territorio persicetano, ma si ritene che già nel IX secolo Persiceto passò al Contado bolognese, difatti verso la metà di quel secolo sorse la pieve di San Giovanni ad opera dei vescovi di Bologna. E' a quell'epoca che si ritiene risalgano le prime concessioni di vaste estensioni di terreni incolti e paludosi ai persicetani "ad meliorandum" concessi dagli abati di Nonantola per la parte a ponente, e dai vescovi bolognesi per la parte a levante; questi terreni costituirono i beni concessi ai "fumanti" persicetani (i capifamiglia, o possessori di un focolare fumante, appunto) della futura Partecipanza Agraria.
Il Comune di San Giovanni in Persiceto vive un breve periodo di autonomia tra il sec. XI e il sec. XII, quindi passò sotto il dominio politico di Bologna e successivamente ne seguì le sorti. Fu quindi soggetto alla signoria dei Pepoli e dei Visconti, poi dei Bentivoglio, e verso l'inizio del sec. XVI fu definitivamente assoggettato al dominio pontificio. La "terra" o il 'castello' di S. Giovanni in Persiceto si ampliò nei secoli XIII e XIV con l'innalzamento di una seconda cerchia di mura fuori dal Borgo Rotondo e con la formazione di altri borghi esterni che apparivano circondati da fosse come il castello, con palancati e porte. I persicetani mal tollerarono il dominio dei bolognesi e a causa della loro ripetuta ribellione, fin dal secondo decennio del Quattrocento il maggior Consiglio di Bologna ordinò la distruzione dei borghi esterni e dei relativi palancati, l'abbattimento delle rocche ed il riempimento delle fosse, oltre la distruzione di tutte le costruzioni da fortilizio. I borghi furono difatti distrutti nel 1481 durante la signoria di Giovanni Il Bentivoglio, successivamente il castello fu armato con nuovi bastioni e terrapieni ed assunse la forma rimasta invariata per quattro secoli. I Bentivoglio verso la fine del sec. XV, su disegno di Gaspare Nadi, ordinano la costruzione di un vasto palazzo; nel 1612 fu acquistato dalla comunità e, più volte modificato, è ancora oggi adibito a residenza municipale.
Verso la fine del loro dominio, i Bentivoglio avviarono la scavazione del Cavamento, un canale di scolo delle acque paludose dei terreni bassi di S. Agata, Crevalcore e S. Giovanni in Persiceto; con esso vaste aree del territorio persicetano settentrionale divennero coltivabili e abitabili da valli malsane che erano, e in quell'area alla fine del cinquecento fu costruita una nuova chiesa "Cìsa Nòva" e istituita la parrocchia di San Matteo della Decima. In cambio i Persicetani donarono a Giovanni Il Bentivoglio una pezza di terreno dove sorse la villacastello "La Giovannina".
Dal '500 al '700 si ebbe nel castello un notevole sviluppo edilizio contrastato da un'inetta amministrazione dei Legati pontifici che condizionarono negativamente lo sviluppo dell'economia agraria.
Dalla fine del '700 all'800 Persiceto visse momenti tumultuosi. Dopo i disordini ed i saccheggi del 1789 sotto ai francesi e cisalpini, subì l'invasione degli austrorussi poi sostituiti dalle truppe napoleoniche.
In quel periodo ci fu l'abolizione delle decime e dei privilegi feudali e poi la confisca e la vendita delle terre ecclesiastiche. Questo portò all'accumulazione del patrimonio fondiario estendendo la coltura del riso che provocò la crisi del sistema mezzadrile e la successiva formazione del bracciantato.
Alcuni persicetani parteciparono alle guerre d'indipendenza prima dell'annessione della nostra regione al Regno d'Italia (1860); ma S. Giovanni in Persiceto fu teatro di una memorabile ribellione dei contadini (7 gennaio 1869) quando fu reintrodotta dal governo nazionale l'odiosa tassa sul macinato; sulle porte dei signorotti dell'epoca sono tutt'oggi visibili profondi solchi dei colpi di scure lasciati dai disordini.
A fine Ottocento crebbe l'istruzione pubblica con la costruzione di una scuola tecnica; sorse la Società di Mutuo Soccorso tra operai ed artigiani; nel 1874 avvenne il primo Carnevale con corsi mascherati; nel 1876 si costituì la Società Ginnastica Persicetana; nel 1877 fu aperta la Cassa di Risparmio; nel 1887 fu inaugurato il tronco Bologna/Persiceto della linea ferroviaria Bologna/Verona.
Negli ultimi cento anni la storia persicetana è caratterizzata da dure lotte agrarie. Il proletariato passò dalla ribellione all'organizzazione e dopo la Comune di Parigi (1871) l'ex garibaldino Teobaldo Buggini costituì una sezione del Fascio Operaio; nel 1873 si ebbe il primo sciopero di operai; nel 1874 alcuni internazionalisti persicetani parteciparono ai moti bakuniniani di Bologna; si costituì nel 1889 la Società di Sostentamento tra gli operai, il primo nucleo socialista, e nel 1891 la Cooperativa Braccianti, che operò fino al 1970; nel 1892 si festeggiò il 1° Maggio con un comizio, nel 1893 fu fondata la sezione socialista e nel 1898 i socialisti conquistarono la gestione della Cooperativa Braccianti strappandola ai liberali.
Si organizzarono quindi i moderni partiti politici, particolarmente vivaci e battaglieri; nel 1904 nel collegio elettorale di S. Giovanni in Persiceto fu eletto un deputato socialista (Giacomo Ferri) e fu inaugurata la prima Casa del popolo; nel 1907 passò ai socialisti anche il governo del Comune e per spirito anticlericale dal 1912 al 1927 fu denominato solo Persiceto.
Dopo la Grande Guerra a Persiceto scoppiò violenta la lotta agraria; nelle battaglie politiche si ricorse alla violenza in particolare dai fascisti contro i socialisti; molti Persicetani antifascisti dovettero lasciare il paese o subirono il carcere o il confino.
Durante la seconda guerra mondiale, anche nel Persicetano si organizzò la resistenza (http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Partigiano_D'Artagnan) contro i nazifascisti; partigiani persicetani operarono nella 63a Brigata Garibaldi effettuando azioni di sabotaggio alla linea ferroviaria Bologna/Brennero e sulle strade; tra il 20 e il 21 aprile 1945 battaglioni partigiani impedirono con le armi la distruzione di magazzini e fabbriche da parte dei tedeschi.
Dopo la Liberazione nelle elezioni vinsero i partiti di sinistra, comunista e socialista, che fino al 1980 governarono insieme il Comune; le lotte agrarie portarono ancora azioni di violenza e si creano nel paese forti contrapposizioni ideologiche.
Dopo gli anni Cinquanta S. Giovanni in Persiceto subisce profonde trasformazioni: da un'economia prevalentemente agricola si passa ad una commerciale e industriale; si riducono fortemente gli addetti ai lavori agricoli e si raddoppiano gli addetti al settore industriale e terziario; si espande la città e si spopola la campagna; si costruiscono istituti scolastici superiori; rinasce finalmente la biblioteca comunale dopo decenni di oblio; sorge un importante centro sportivo; viene costruito con l'aiuto di tanti operai ed artigiani un modernissimo osservatorio astronomico (http://gapers.astrofili.org/).
In questi ultimi anni con l'arrivo dei centri commerciali è stata ultimata la tangenziale di Persiceto.
--Andrez 14:21, Lug 9, 2009 (CEST)
Comune di San Giovanni Persiceto





