sociologia [so-cio-lo-gì-a] s.f.

La sociologia è la scienza che studia i fenomeni sociali.

"La Sociologia mira come ogni altra scienza, a ricondurre la varietà degli eventi particolari a un numero limitato di leggi o proposizioni generali collegate tra loro per mezzo di schemi esplicativi e teorie di vario raggio." (Dizionario di Sociologia, L. Gallino )


Il termine deriva dal latino socius, `socio,compagno´ e dal greco logos `discorso, studio´; letteralmente significa "discorso sull´uomo che si rapporta agli altri".


Orientamenti della Sociologia moderna

La sociologia moderna è la scienza che studia con propri metodi di indagine e tecniche di ricerca, i fenomeni essenziali, le manifestazioni tipiche e ricorrenti della vita associativa e le loro trasformazioni, i condizionamenti che i rapporti e le relazioni sociali esercitano sulla formazione e sull'azione degli individui e che gli individui esercitano su di loro, quali si trovano globalmente nella società e in ogni tipo di collettività, seppure di minor scala; mirando, come ogni altra scienza, a ricondurre la varietà degli eventi particolari ad un numero limitato di leggi o proposizioni generali collegate tra loro per mezzo di schemi esplicativi e teorie di vario raggio.

La sociologia moderna, comunque, non si riduce solo allo studio di ciò che è storicamente invariante, come i fatti biologici della vita sociale o le basi sociali della comunicazione, ma abbraccia pure tutti i fenomeni, quali la famiglia, il lavoro, le istituzioni, che si evolvono e mutano con tempi più lenti di quelli della storiografia, inclusa la storia di lunga durata.


Evoluzione storica della Sociologia

La sociologia nasce storicamente dalla Filosofia.

Gli antesignani della sociologia furono quei filosofi che, attraverso il dibattito sul contratto sociale, posero al centro della loro attenzione il problema della società: Ferguson, Smith, Millar, Locke, Montesquieu e Rousseau.


Nel prima metà del XIX secolo la sociologia diventa scienza quando Comte supera la questione filosofica del contratto sociale interessandosi a quella empirica dell'ordinamento sociale: in quel particolare momento storico l'insieme della rivoluzione industriale e della rivoluzione francese aveva prodotto un cambiamento della società di proporzioni mai viste; il vecchio ordine sociale era improvvisamente crollato e diveniva necessario comprendere quale tipo di società stava prendendo il posto di quella tradizionale (da una parte la visione scientifico progressista dei positivisti come Comte e Spencer, dall´altra la visione economico critica di Ferguson e Marx).


Tra il XIX ed il XX secolo i "classici della sociologia" quali Weber e Durkheim danno alla nuova scienza una struttura stabile, un oggetto definito: i fatti sociali, una metodologia.


Nella prima metà del XX secolo la sociologia assume un atteggiamento meno teorico e più pragmatico, sistematizza i metodi includendo la Statistica come fondamento di ricerca.


Nella seconda metà del XX secolo l´attenzione dei sociologi si volge dalle teorie "macro" a quelle "micro": esse non studiano più il rapporto tra l'individuo e la società nel suo complesso, ma le interazioni tra individuo e individuo nei gruppi, (esponenti principali sono Garfinkel e Mead).


Attualmente la tendenza è, rispetto ai contrasti dualistici presenti in passato, a considerare che: "non è più solo la società che influenza e determina le azioni dei singoli, ma i singoli hanno la possibilità concreta, nelle attuali società, di determinare una parte dei loro destini".



Articolo a cura di Marlomb 11:01, Ott 26, 2009 (CET)


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