Il manager della cultura Salvo Nugnes, presidente di Spoleto Arte, ha organizzato la mostra “Spoleto Arte” che è stata prorogata fino al 27 agosto 2015. Curata da Vittorio Sgarbi e allestita a Spoleto all’interno di Palazzo Leti Sansi, tra gli artisti partecipanti è presente il pittore Giuseppe Oliva che, intervistato in occasione della prestigiosa mostra, ci parla delle sue opere, delle tematiche affrontate, dei progetti per il futuro, del valore e dell’importanza propri della città di Spoleto e dell’Expo.
Di seguito l’intervista:
1) Abbiamo avuto notizia della sua presenza alla grande mostra di "Spoleto Arte" curata da Vittorio Sgarbi, allestita presso Palazzo Leti Sansi a Spoleto; come nasce l'occasione di partecipare a questa importante iniziativa? È la prima volta che espone a Spoleto?
L’occasione nasce sicuramente dall’interesse che, da qualche anno, la Milano Art Gallery ha manifestato nei confronti della mia produzione artistica ed, in particolare, dal suo titolare Salvo Nugnes, che ha avuto -e continua ad avere- fiducia in me, attratto dai miei azzurri e dalle mie geometrie cromatiche. Proprio grazie a lui ho esposto le mie opere a Padova all’interno della Fiera internazionale dell’arte contemporanea, a Venezia, a Possagno e a Milano presso la sua Galleria; per cui non posso che ringraziarlo pubblicamente.
Per me è il secondo anno a Spoleto Arte: ho già esposto nel 2014 ed è stata un’esperienza esaltante poter partecipare ad una mostra allestita in un bellissimo Palazzo nel pieno centro della Spoleto storica, per cui meta di tanti visitatori. Mi sono trovato molto bene, anche per il riscontro che hanno avuto le mie opere, viste ed apprezzate da molte persone.
2) Quali opere ha esposto in mostra? Con quali tecniche sono realizzate e a quali tematiche si ispirano?
Le opere esposte sono 7 e cioè:
Mare: oltre i riflessi; Bagliori nel verde; Percezioni d’autunno; Danza di riflessi; Trasparenze: percezione di riflessi; Cromatismi materici; Luci ed ombre del mattino.
Sono tutte opere realizzate a spatola, in cui fondamentale è la presenza del colore, ma soprattutto la materia ed il movimento con cui viene stesa sulla tela. Si tratta di una tecnica che è in grado di dare risalto al particolare che, di volta in volta, voglio mettere a fuoco.
Infatti in tutte le opere, come del resto in tutta la mia produzione, è sempre presente la ricerca del particolare e cioè il tentativo di focalizzare soltanto una parte del tutto, non tanto per estraniarmi dal mondo e dalla realtà circostante, ma anzi per addentrarmi ed avvicinarmi alla realtà stessa in modo sempre più forte ed incisivo. Si tratta di scorci di mare, del mio mare di Sicilia, che rievocano ricordi e praticamente “pezzi” della mia vita, emozioni di un tramonto, di un riflesso o semplicemente del suo inconfondibile azzurro. Non un paesaggio, assente qualsiasi ipotesi di forma, ma un sovrapporsi di colori stesi in modo denso semplicemente con una spatola che, in diverse occasioni, ho definito come il sismografo delle mie emozioni e cioè l’appendice meccanica che riesce a trasferirle ed impressionarle sulla tela. In poche parole il particolare che allo spettatore deve dare la sensazione dell’immenso e cioè dell’intera realtà che lo circonda.
Nell’ultima mostra di Venezia uno dei visitatori, una persona anziana, ad un certo punto mi si è avvicinato presentandosi come un ex critico d’arte e, scusandosi per il disturbo, mi ha fatto i complimenti dicendomi: “Bravo, in tutte le sue opere esposte ho visto l’infinito anche se non c’è”. Una frase che difficilmente potrò dimenticare perché, con una sintesi straordinaria, riesce a focalizzare la tematica con un’incredibile profondità e precisione.
Opere che fanno parte di un informalismo astratto che cerca, non tanto di trasferire allo spettatore delle emozioni, le mie, ma semplicemente di creare in lui i presupposti per sollecitare le sue emozioni, rispolverando, all’atto di un’attenta osservazione, attimi e momenti della sua vita.
Ultimamente mi sono dedicato ai riflessi, e cioè a dare vita ad una sorta di realtà distorta, non tanto per evitarla, ma per capirla meglio. In questo modo credo di essere riuscito a riassumere ed incorniciare la capacità di andare oltre, di pensare fantasticando, rimanendo però attaccati alla realtà, al presente, consapevoli che ogni geometria cromatica che la natura ci offre, altro non è che l’espressione poetica della nostra quotidianità, un modo per entrare sempre più prepotentemente dentro la realtà stessa e conoscerla nei suoi meandri più reconditi: una trasfigurazione del reale che esalta la realtà.
3) Una riflessione di commento su Spoleto, come polo nevralgico di secolare tradizione storica, artistica e culturale.
Esporre le proprie opere a Spoleto, per una artista, è sempre una soddisfazione unica, perché è proprio una città in cui, oltre alla storia, si respira arte in ogni suo angolo.
Parlare di Spoleto -inevitabilmente- significa parlare di arte in tutte le sue forme e manifestazioni. La presenza del Festival dei due Mondi e, da qualche anno, l’evento “Spoleto Arte” ne sono una lampante ed inequivocabile testimonianza.
Nel vissuto di tutti, a livello internazionale, Spoleto è stata, è e rimarrà per sempre una città “sinomino di cultura” per cui, per me, è veramente un grande onore esserci e considerarmi una piccolissima gocciolina di questo immenso oceano in cui confluiscono cinema, teatro, scultura, poesia e sicuramente pittura
4) Ci racconta quali sono i suoi progetti futuri e a cosa sta lavorando attualmente?
Sicuramente continuerò a collaborare con la Milano Art Gallery; in vista ho una personale a Varese verso la fine di settembre in cui ho intenzione di riproporre alcune delle opere già esposte a Milano, Venezia e Spoleto, ed altri nuovi lavori in cui sto cercando di affrontare ancora una volta la tematica dei riflessi e cioè rendere sempre di più, attraverso il colore, la materia ed il movimento della spatola, il concetto dell’oltre, per capire meglio se stessi ed il mondo circostante.
Partire cioè, come sopra ho già detto, da una realtà distorta, simboleggiata dal riflesso di qualsiasi genere, per addentrarsi sempre di più nel mondo reale ed indurre, a questo punto, lo spettatore ad interagire costringendolo inevitabilmente a vedere il suo “oltre”, elaborando le sue emozioni, specchio della sua vita e del suo modo di essere.
5) Questo è l'anno dell'Expo; è andato o andrà in visita alla grande esposizione universale? Pensa possa risultare utile e positivo anche per il comparto dell'arte?
Non ancora, ma sicuramente lo farò; è decisamente un evento di grande importanza e rilevanza mondiale, per cui sono pienamente convinto che l’internazionalità dell’evento possa essere un buon viatico a livello mondiale per tutto il comparto dell’arte sia da un punto creativo, ma anche -e soprattutto- per la possibilità che tutte le mostre e le esposizioni, oltre a diffondere tendenze a livello internazionale, daranno agli artisti di far vedere le loro opere e le loro creazioni ad un vastissimo pubblico superando così, idealmente, i limiti dei confini nazionali.