Il 16 luglio scorso è venuto a mancare Ivo Laghi, uomo libero e grande sindacalista.
Nei difficili anni settanta ricopre la carica di direttore generale dell'Enas e riesce ad organizzare l'ente con grande intelligenza e managerialità, conducendo il patronato verso la sua stagione di maggiore successo ed espansione territoriale sia in Italia che all'estero.
Arriva alla guida della Cisnal nel 1977, succedendo a Gianni Roberti, ed è confermato segretario generale del sindacato nei congressi del 1980 e del 1987. Rimane in carica fino al 1990, quando decide di farsi da parte per dare spazio ai giovani e il sindacato lo nomina suo presidente.
Sono i periodi bui del terrorismo, ma sono anche gli anni del pericolo comunista e quindi del consociativismo. Le stringenti pressioni di forze opposte sia nel campo politico che sindacale schiacciano la Cisnal e le impediscono di proporsi ad armi pari nei confronti dei lavoratori e dei mass-media e sui tavoli ove si dibatte una delle questioni epocali del momento: la crisi industriale e l'avvio delle ristrutturazioni aziendali.
"Ricordiamo uno degli uomini che, in momenti particolarmente critici per la nostra organizzazione - dichiara Renata Polverini, attuale segretario generale dell'Ugl (ex Cisnal), - ha saputo infondere un crescente attaccamento al nostro sindacato, difendendo in ogni occasione i diritti e le ragioni dei lavoratori. Con la sapiente energia che tutti gli riconoscevano - aggiunge la Polverini, - Laghi ha governato il sindacato rafforzando la struttura confederale e consentendo il definitivo radicamento della Cisnal nel mondo del lavoro italiano".
Ivo Laghi, in effetti, riesce nell'impresa di trasformare quello che era un modesto sindacato di un partito politico fortemente discriminato (era l'emanazione sociale del Msi) in una libera organizzazione nazionale radicata e popolare che riesce a conquistare sul campo il ruolo di terza forza sindacale del paese, anzi di unica forza sindacale alternativa al consociativismo Triplice-Confindustria, facendo per questo preoccupare perfino il partito comunista e i suoi organi di informazione, conquistando l'attenzione dei mass-media non con agganci politici o atteggiamenti flessibili, ma col contatto diretto con i lavoratori ed una serie interminabile di assemblee nelle fabbriche, con affollate manifestazioni pubbliche nazionali e locali, con importanti convegni e aggiornamenti dei quadri, con la notevole crescita delle strutture e degli iscritti, con una sapiente controffensiva culturale che si sviluppa attraverso la creazione di periodici di informazione da parte di ogni categoria del sindacato, del settimanale della confederazione "La meta sociale" e soprattutto del mensile culturale "Pagine libere", diretto dallo stesso Laghi, che diventa presto il principale organo nazionale di cultura sindacale.
Insomma gli anni più difficili del sindacato alternativo diventano, grazie alla "sapiente energia" di Ivo Laghi, gli anni meravigliosi della Cisnal, un sindacato di popolo, un sindacato rivoluzionario, un sindacato finalmente libero, come il suo leader.

Domenico Riccio