Una figura retorica - a volte, se non c'è rischio di confusione, semplicemente figura - è un artificio della composizione poetica o prosastica mediante il quale si organizza un testo scritto (o una sua parte) per conferire maggiore risalto e rilievo ad un pensiero in esso espresso.

Casi tipici di figure retoriche sono i cosiddetti tropi o traslati, accorgimenti che si fondano su una deviazione dal significato primario delle parole, le quali dunque si elevano - singolarmente o a gruppi - dal loro campo semantico di origine e stabiliscono ponti, connessioni e collegamenti tra aree di significato diverso.

La moderna classificazione delle figure retoriche, ad opera di Dubois ed altri nel 1970, vede una suddivisione in quattro grandi categorie:

  1. F. morfologiche: tutte quelle che riguardano le singole parole e le loro parti (sillabe, lettere).
  2. F. sintattiche: riguardano i rapporti tra le diverse parole di una stessa frase o verso.
  3. F. semantiche: alterano, modificano o trasformano i significati delle parole o di gruppi di queste.
  4. F. logiche: riguardano il significato di un intero enunciato (frase, periodo, paragrafo d ogni unità più grande, fino ad abbracciare l'intera opera).

Nel seguito presentiamo un sommario di figure retoriche, con particolare riferimento a quelle sintattiche, semantiche e logiche.


Repertorio di figure retoriche

Accumulazione: consiste nel porre in sequenza - ordinata o casuale - un numero variabile di termini (aggettivi, verbi, sostantivi) o di strutture (proposizioni). Ad es.: Datemi armi, frecce, spade, scudi, mazze e forconi.


Adinato: espressione attraverso la quale il verificarsi di un evento è vincolato ad un altro, pure impossibile; paradosso. Ad es.: Se fossi vecchio, guarderei il mondo con altri occhi.


Allegoria: forma di metafora continuata il cui significato può essere chiarito solo mediante l'interpretazione di tutto il testo, non di una sua singola parte. Una favola o una parabola religiosa sono esempi di allegorie.


Allitterazione: ripetizione di vocali, consonanti o sillabe omofone a breve distanza le une dalle altre. Ad es.: Il troppo stroppia.


Allusione: affermazione di un concetto con l'intento di riferirsi ad un altro, che nasconde il vero obiettivo del discorso.


Amplificazione: figura che consente un effetto di graduale aumento descrittivo o narrativo. Ad es.: Mi sei sempre più vicina, sempre più cara, sempre più essenziale...


Anacoluto: rottura dell'andamento regolare di una frase, che si chiude con una costruzione diversa da quella iniziale.


Anadiplosi: ripresa nell'inizio di una frase della parola che chiude la frase precedente. Ad es.: Visitai una casa, casa che avrei più avanti acquistato.


Anafora: ripetizione insistita della medesima espressione in un testo. Ad es.: Dammi da bere, oste, per dimenticare. Dammi da bere, oste, per ricordare. Dammi da bere, oste, per bere soltanto.


Anastrofe: inversione dell'ordine abituale di due parole. Ad es.: l'espressione italiana eccezion fatta.


Anfibologia: frase ambigua che ammette almeno due interpretazioni. Ad es.: Il terrore di Antonio (è Antonio che ha paura, o si ha paura di Antonio?)


Annominazione: ripresa di un termine in forma grammaticalmente variata. Ad es.: Amor, ch'a nullo amato amar perdona... (Dante)


Antanaclasi: ripetizione di una parola con significato assai diverso nei due casi. Ad es.: Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce... (Pascal)


Anticlimax: gradazione discendente, emotiva e logica, di parole. Ad es.: Un palazzo diroccato, instabile, danneggiato.


Antifrasi: uso di una frase con senso opposto a quello letterale. Ad es.: Quando si dice Che bello!, intendendo non un evento piacevole, ma qualcosa di funesto.


Antitesi: accostamento di due parole o frasi di senso contrario. Ad es.: Non una strada affollata, ma un vicoletto deserto.


Antonomasia: sostituzione di un nome proprio con una caratteristica della persona rappresentata, ad es. la città di provenienza (lo Stagirita per Aristotele, nato appunto a Stagira).


Apostrofe: chiamare con enfasi dei concetti personificati. Ad es.: Oh, Russia, madre spumeggiante ma torbida!


Arcaismo: uso di una forma antica per una parola, al posto della sua forma corrente. Ad es. alma per anima, dimora per casa.


Asindeto: abolizione di congiunzioni o interpunzioni tra parole o frasi. Ad es.: Rorido florido gravido colle.


Assonanza e Consonanza: disposizione delle parole tale da creare un effetto sonoro affine alla rima ma senza omofonia completa; l'assonanza prevede due parole con vocali uguali e consonanti diverse; la consonanza il viceversa. Ad es.: core / mode o rise / rosa.


Barbarismo o Forestierismo: parola importata da altra lingua. Ad es. computer, mouse, banner, ...


Bisticcio: gioco di parole ottenuto accostando termini vagamente omofoni ma di diverso significato. Ad es. scordare / scornare


Brachilogia: eliminazione di termini ripetuti in una frase. Ad es.: Le oche smisero di starnazzare, le capre di belare, le asine di ragliare.


Catacresi: metafora ormai entrata nell'uso comune e non più avvertita come tale. Ad es. Il bandolo della matassa.


Chiasmo: costruzione ottenuta incrociando termini secondo uno schema sintattico ABBA. Ad es. Camminata gradevole, ottima compagnia.


Circonlocuzione e Perifrasi: tecnica mediante la quale si designa una cosa usando un'espressione correlata. Ad es.: Il principe delle tenebre per il diavolo.


Climax: effetto di progressione ascendente, emotiva e logica, di parole. Ad es.: cattivo, davvero malvagio, pessimo.


Comparazione: figura mediante la quale si stabilisce correlazione completa tra due termini. Ad es.: Così come un naufrago scivola alla deriva, così mi sentii io durante il colloquio.


Diafora: ripetizione di una parola già usata con una sfumatura di significato leggermente diversa. Ad es.: Questo piccolo rifugio sarà il rifugio del nostro amore (il primo rifugio è un ente fisico, il secondo un ente simbolico).


Dialettalismo o Regionalismo: prestito linguistico da area limitata che finisce col trasformarsi in una parola di uso comune. Ad es.: il napoletano babà, il milanese barbone etc.


Ellissi: soppressione di parole o parti di frasi senza che ciò produca una qualche perdita di comprensibilità del testo; può essere situazionale o grammaticale. Ad es.: Finalmente solo! (è assente Io sono) o Quando torni? Mai più (è omesso Non torno).


Enallage: uso a fini stilistici di forme verbali scorrette. Ad es.: Domani parto invece di Domani partirò.


Endiadi: sostituzione di una coppia nome + aggettivo (o complemento o proposizione relativa) con il costrutto nome + e + altro nome. Ad es.: Vestirsi di stoffe e colori invece di Vestirsi con stoffe colorate.


Enfasi: messa in evidenza di una parola o di una frase in un contesto. Ad es.: Elena, lei sì che è incantevole!


Enjambement [leggi anjamb'man]: figura retorica tipica della poesia; con essa il verso finisce, ma non la frase, che prosegue nel verso successivo. Ad es.: E intanto fugge / questo reo tempo (Foscolo).


Enumerazione: accumulazione di parole a scopo descrittivo o rappresentativo. Ad es.: Vi si potevano trovare sassi, rocce, lapilli, massi.


Epanadiplosi: ripetizione della stessa parole ad inizio e fine di frase. Ad es.: Sto sulla cima di un monte / sulla punta più alta sto.


Epanafora: ripetizione della stessa parola alla fine di una frase ed inizio della frase successiva. Ad es.: Mi spetta una sola parte, parte che divido volentieri con i miei compagni.


Epanalessi: ripetizione enfatica della stessa parola ad inizio frase. Ad es.: Pareggiare, pareggiare dobbiamo, ragazzi miei.


Epanodo: ripetizione di parole già presentate, con successiva specifica di aggettivi o connotazioni più specifiche. Ad es.: Consiglio le uova e la carne. Le uova sono freschissime, la carne ci arriva da un fornitore di fiducia.


Epanortosi: figura che consiste nella parziale ritrattazione di quanto appena affermato. Ad es.: Ho detto che era un idiota? No, volevo solo dire che non mi sembrava adatto al ruolo...


Epifonema: conclusione sentenziosa di un discorso con motti o proverbi. Ad es.: E insomma, meglio così. Mogli e buoi dei paesi tuoi.


Epifora: ripetizione insistita delle medesime parole alla fine di vari versi o frasi.


Epifrasi: accentuazione o correzione di un concetto appena espresso. Ad es.: Portate pure il bimbo a casa mai, sempre che non lo vogliate evere con voi quel giorno.


Epizeusi: ripetizione di una o più parole senza interruzione tra esse, in un punto qualsiasi della frase o del verso. Ad es.: Corri corri, piccolo stupido...


Eufemismo: espressione usata per attenuare un significato ritenuto troppo forte o sconveniente. Ad es.: Passare a miglior vita invece di morire.


Gnome: si chiamano così le massime, i proverbi e i motti sentenziosi, specie se esprimono una forma di saggezza. Ad es.: Siamo tutti sotto il cielo.


Hysteron proteron [leggi hiùsteron pròteron]: rovesciamento dell'ordine temporale costituito degli elementi di una frase. Ad es.: Lo vedrai se parti subito.


Ipallage: attribuzione ad una parola di ciò che si riferirebbe ad un'altra. Ad es.: Gli occhi avidi della donna invece di Gli occhi della donna avida.


Iperbato: inversione della normale successione delle parole in un verso. Ad es.: Bella d'erbe famiglia e d'animali (Foscolo).


Iperbole: accentuazione di un concetto oltre i limiti del verosimile, fino a toccare il paradosso. Ad es. nell'espressione grazie mille (non si ringrazia poi davvero mille volte).


Ipotiposi: rappresentazione di una scena con particolare risalto descrittivo e potenza delle parole scelte.


Litote: affermazione di un concetto ottenuta negando il suo opposto. Ad es.: Una persona non sgradevole per dire una persona gradevole.


Metafora: trasferimento del significato di una parola su un'altra che con la prima ha un rapporto di somiglianza, ma non di relazione diretta. Ad es.: Labbra di miele per intendere voce melodiosa o parlantina deliziosa.


Metonimia: sostituzione di una parola con un'altra di significato simile e proveniente dalla medesima area semantica. Ad es.: Un riso contagioso invece di un'allegria contagiosa.


Omoteleuto: si ha quando vengono accostati due termini che si chiudono con suono identico. Ad es.: Funzione di correlazione.


Onomatopea: parola che evoca un suono. Ad es.: rombo, sussurro, sibilo, ma anche le espressioni "da fumetto" come bum, crash, sbam etc.


Ossimoro: accostamento di due termini di significato opposto. Ad es.: Ghiaccio bollente, morto vivente.


Parallelismo: costruzione di espressioni successive nelle quali si ripete il medesimo schema, con sequenza ABAB; idealmente opposto al chiasmo (vedi sopra). Ad es.: occhi castani, capelli corvini, unghie vermiglie.


Paronomasia: accostamento di parole dal suono simile ma dal significato diverso. Ad es.: àncora / ancòra.


Pastiche [leggi pastìsc']: accostamento di termini provenienti da registri espressivi molto diversi, con finalità satiriche. Ad es.: Quell'indolente, apatico figlio di buona donna...


Pleonasmo: elemento linguistico superfluo presente in una frase. Ad es.: Sollevo la mia gamba per slacciare la mia scarpa (il secondo aggettivo possessivo è del tutto inessenziale).


Poliptoto: affine all'annominazione (vedi sopra), consiste in una ripetizione di una stessa parola con cambio di caso, numero o genere, che ne modifica la funzione. Ad es.: Di voi canto la storia, e potrei cantare a lungo.


Polisindeto: frequente ripetizione coordinante della congiunzione che sta tra parole o frasi. Ad es.: Sei bella e docile e saggia e perfetta...


Preterizione: finta reticenza (vedi più avanti) che si risolve in una dichiarazione o in una confessione. Ad es.: Non voglio dir nulla sul processo, se non che sono innocente.


Prolessi: anticipazione di termini e parole poi ripresi nel seguito del testo. Ad es.: Questo solo posso anticiparti, che sarà una grande impresa.


Prosopopea o Personificazione: figura che consiste nel far parlare, in un testo, oggetti ed animali come fossero creature umane, o nel dare voce a persone celebri o defunte. Ad es. il lupo della favola di Cappuccetto Rosso.


Reticenza o Aposiopesi: interruzione più o meno brusca di un pensiero o di una frase, di cui però si lascia intendere il seguito. Ad es.: Non ditemi che avete parlato...


Sillessi: costruzione "a senso" di concordanze non perfette ma logicamente correlate. Ad es.: Quanti violenti c'è in questa città!


Similitudine: accostamento di termini sulla base di rapporti di somiglianza; i due termini del paragone sono generalmente legati dalla particella come. Ad es.: Sei per me come il sole abbagliante del meriggio.


Sineddoche: trasferimento di significato da una parola ad un'altra secondo il principio "il tutto per la parte". Ad es.: Novanta primavere per dire novant'anni o Scarpe di camoscio per scarpe di pelle di camoscio.


Sinestesia: accostamento di termini correlati a sfere sensoriali diverse. Ad es.: Soffi di lampi, pigolio di stelle (Pascoli).


Tmesi: consiste nella divisione tra due versi di una parola composta; rappresenta una forma estrema di enjambement (vedi sopra). Ad es.: Ecco alfin la bene-/detta mano.


Topos o Simbolo: concetto diffuso fino a divenire luogo comune. Ad es.: La cucina italiana è la migliore del mondo.


Zeugma: dipendenza da un solo verbo di più termini che chiederebbero ciascuno il relativo predicato. Ad es.: Assaporavo la tenera consistenza e il colore vivace del frutto (il colore avrebbe richiesto un verbo esprimente il senso della vista, non quello del gusto).


--Leonov 12:16, Nov 29, 2008 (CET)


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